Le faglie nello Stretto di Messina: servono nuove indagini

 Le faglie nello Stretto di Messina: servono nuove indagini

Le faglie nello Stretto di Messina: servono nuove indagini. Articolo di Stefano Sylos Labini, geologo, ricercatore presso l’Enea, studioso di economia ambientale ed energia.

Dopo aver pubblicato due articoli su Ecquologia per segnalare l’esistenza della faglia di Scilla – Palmi che ha una lunghezza di circa 30 km, e quindi è potenzialmente sismogenetica, ed interseca il Ponte di Messina all’estremità sud-occidentale:

sono intervenuto nella trasmissione Sapiens su Rai 3 condotta da Mario Tozzi sabato 27 settembre 2025 per illustrare la situazione geodinamica nello Stretto di Messina.

Il punto fondamentale dei miei interventi è stato che la faglia di Scilla – Palmi era nota in letteratura, anche se non risulta nella banca dati dell’ISPRA (ex Servizio Geologico), ed è stata ignorata in sede di progettazione del Ponte di Messina.

Al riguardo è interessante segnalare che il 5 ottobre 2025 è stato registrato un piccolo terremoto di magnitudo 3 proprio in corrispondenza della faglia di Scilla – Palmi ad una profondità di 15 km. Non è stato possibile attribuire questo terremoto alla faglia di Scilla – Palmi poiché non ci sono informazioni sul meccanismo focale che dovrebbe essere di tipo estensionale e sull’immersione del piano di faglia.

Pertanto è necessario svolgere ulteriori indagini sottomarine visto che la linea principale di questa faglia è localizzata in mare. Si tratta di fare indagini geomorfologiche, geofisiche e sismiche per caratterizzare l’andamento del piano di faglia in profondità e per monitorare l’attività di questa faglia.

Inoltre è stato dato il massimo rilievo alle deformazioni temporanee / reversibili di natura elastica come quelle prodotte dal passaggio delle onde sismiche, da forti venti e dalle dilatazioni termiche. Il punto è che quando le sollecitazioni si esauriscono la struttura ritorna nella situazione di equilibrio iniziale.

Invece con un forte terremoto come quello che può essere generato dalla faglia di Scilla Palmi si possono avere dislocazioni del terreno dell’ordine del metro che sono permanenti / irreversibili. Una volta che si sono verificate non si torna più indietro. Pertanto il Ponte deve essere in grado di assorbire tali deformazioni mantenendo inalterata la funzionalità e tutte le caratteristiche di progetto.

Alla luce di queste considerazioni, è possibile che il progetto del Ponte di Messina debba essere rivisto e aggiornato. Con un nuovo progetto bisognerebbe fare una gara d’appalto internazionale che per il vecchio progetto non è stata fatta.

Anche per il terremoto de L’Aquila del 2009 fu segnalata la faglia che diede luogo a quel terremoto distruttivo – faglia di Paganica – San Demetrio – ma purtroppo fu ignorata.

Naturalmente, il terremoto del 2009 non poteva essere previsto. Tuttavia, se la faglia in questione fosse stata monitorata con tutti gli strumenti disponibili, si potevano ottenere informazioni più precise che avrebbero consentito di capire ciò che stava succedendo nel bacino aquilano nei primi mesi del 2009.

Non vorrei che si ripetesse quanto accaduto per il terremoto de L’Aquila. Per questo chi è coinvolto nel progetto della costruzione del Ponte di Messina non potrà dire di non essere stato avvertito.

Non possiamo avere margini di incertezza e di rischio nella realizzazione del ponte a campata unica più lungo del mondo dotato di binari ferroviari in una zona ad elevata sismicità.

Immagine articolo: NASA

Redazione

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