Nucleare, sì del Senato: finirà come per il Ponte sullo Stretto?

 Nucleare, sì del Senato: finirà come per il Ponte sullo Stretto?

Legge sul nucleare approvata al Senato: le centrali arriveranno come il Ponte sullo Stretto?

Legge sul nucleare: mercoledì 23 settembre 2026 il Senato ha approvato in via definitiva il ddl delega sul cosiddetto «nucleare sostenibile», con 81 voti favorevoli, 51 contrari e 7 astenuti. Il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin parla di giornata storica e promette le prime centrali entro il 2033-34. Ma il testo è una cornice vuota da riempire con decreti che ancora non esistono, e chi ha memoria di grandi opere annunciate e mai viste, come il Ponte sullo Stretto di Messina, nutre molto scetticismo.

Cosa prevede la legge delega sul nucleare

Il provvedimento non autorizza nessuna centrale. Delega il Governo a scrivere, entro dodici mesi, la disciplina completa del settore attraverso uno o più decreti legislativi. Questi dovranno definire:

  • un programma nazionale per il nucleare sostenibile e per la fusione;
  • sperimentazione, localizzazione, costruzione ed esercizio dei nuovi impianti, compresi quelli per il combustibile;
  • disattivazione e smantellamento delle vecchie installazioni;
  • gestione dei rifiuti radioattivi e del combustibile esaurito;
  • sicurezza e vigilanza, con la possibile istituzione di un’autorità dedicata;
  • informazione pubblica, ricerca, formazione e misure per i territori coinvolti.

L’obiettivo dichiarato è la neutralità carbonica al 2050, nel rispetto della tassonomia europea e dei parametri dell’Aiea. Le risorse sono contenute: circa 20 milioni l’anno nel triennio 2027-2029, cioè 60 milioni in tutto, più qualche milione per le campagne informative. Per i nuovi impianti il Governo guarda agli Small Modular Reactor (SMR), reattori di piccola taglia, modulari e trasportabili.

Il voto in Senato: chi ha detto sì e chi no

La maggioranza è rimasta compatta e ha respinto tutti gli emendamenti delle opposizioni, lasciando il testo blindato. Hanno votato a favore anche i senatori di Azione, mentre Italia Viva si è astenuta. Pd, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi Sinistra hanno votato contro.

Giorgia Meloni ha rivendicato una scelta di buon senso che ridurrà la dipendenza dall’estero e l’esposizione alle crisi internazionali. Contro il ritorno dell’atomo si sono espresse Greenpeace Italia, Legambiente, Wwf Italia e Kyoto Club, secondo cui il «nucleare sostenibile» oggi semplicemente non esiste.

Prime centrali nel 2033? Il precedente del Ponte sullo Stretto

Pichetto Fratin stima le prime centrali verso il 2033-34, mentre il Governo parla di completare la prima entro il 2035. Sono date che arrivano da una legge senza siti individuati, senza tecnologia scelta e senza un piano di finanziamento. È lo stesso orizzonte a cui, per ironia della sorte, si guarda quando si parla del passaggio dei primi veicoli sul Ponte sullo Stretto di Messina: un’opera promessa da decenni, sempre a pochi anni dal traguardo. Chissà se il nucleare farà la stessa fine.

Le critiche: costi, siti e deposito dei rifiuti

Il punto più contestato è che tutto ciò che conta viene rinviato ai decreti attuativi: localizzazione, costruzione, sicurezza, gestione delle scorie. Il Parlamento potrà esprimere sui decreti solo un parere non vincolante entro trenta giorni, dopodiché il Governo può procedere comunque.

  • Costi: Angelo Bonelli (Avs) ricorda che per il solo reattore francese di Flamanville la Corte dei conti transalpina ha stimato 23,7 miliardi di euro, e chiede chi finanzierà il piano italiano.
  • Voto al buio: per Nicola Irto (Pd) il Governo presenta una promessa più che una politica energetica; la senatrice di Italia Viva Silvia Fregolent, pur favorevole al nucleare, accusa l’esecutivo di «decidere di non decidere».
  • Eredità del passato: il senatore M5S Luigi Neve sottolinea che lo smantellamento dei vecchi impianti non è concluso e che il Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi non è ancora stato realizzato.

Sul fronte opposto, il leader di Azione Carlo Calenda difende la scelta: con i consumi elettrici destinati a crescere, anche per i data center, il mix rinnovabili più nucleare costerebbe meno di quello con il gas. Il suo confronto sul consumo di suolo trascura però che le rinnovabili possono essere installate su tetti, capannoni e aree dismesse.

Nucleare e rinnovabili: cosa dicono i numeri

Il docente universitario Marco Bella parla di «hype» attorno al nucleare, cioè di una tecnologia esaltata oltre i fatti. Ricorda che l’Italia non riesce dal 2010 a individuare il sito del deposito nazionale dei rifiuti radioattivi, e che gli SMR esistono solo come prototipi. Per lui, in un’emergenza climatica, ha più senso puntare sulle rinnovabili per tagliare rapidamente l’80-90% delle emissioni del sistema elettrico, invece di bloccare capitali per decenni sull’ultimo 10-20%.

A sostegno di questa lettura, Bella cita i dati globali: tra il 2019 e il 2025 la produzione mondiale da nucleare sarebbe passata da 2.657 a 2.702 TWh (+1,7%), l’eolico da 1.420 a 2.715 TWh (+91%) e il fotovoltaico da 720 a 2.778 TWh (+286%).

E adesso? I decreti attuativi

Pichetto Fratin assicura che i decreti arriveranno entro fine anno, e che alcuni riguarderanno il deposito dei rifiuti radioattivi. Sarà lì che si capirà se la legge sul nucleare porterà a reattori veri o resterà, come sostengono le opposizioni, un’operazione di propaganda. Per ora la prima pietra è ancora un’ipotesi.

Domande frequenti sulla legge sul nucleare

La legge approvata al Senato fa tornare il nucleare in Italia?

No, non direttamente. È una legge delega: fissa il quadro entro cui il Governo dovrà scrivere i decreti attuativi che regoleranno impianti, sicurezza e rifiuti.

Quando ci saranno le prime centrali nucleari in Italia?

Il ministro Pichetto Fratin indica il 2033-34, il Governo parla di completare la prima entro il 2035. Sono stime che dipendono da decreti, siti e finanziamenti ancora tutti da definire.

Che tecnologie prevede il testo?

Il Governo punta soprattutto sugli Small Modular Reactor, reattori modulari di piccola taglia, e la legge include anche la ricerca sulla fusione.

Per approfondire

Avvenire, «Sul ritorno dell’Italia al nucleare ci sono poche certezze» – Il Fatto Quotidiano, «Legge sul nucleare approvata al Senato: 81 sì, le reazioni» – Comunicato Seduta Mercoledì 23 settembre 2026, Senato della Repubblica – Nucleare: il Parlamento approva una scatola vuota, Legambiente – Ddl nucleare, via libera definitivo dal Senato. QualEnergia – Mix energetico: il nucleare è davvero utile?, Ecquologia² – Il “nuovo” nucleare è vecchio, anzi quasi morto, Ecquologia²

Redazione

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