La faglia di Scilla – Palmi: un rischio per il Ponte di Messina
La faglia di Scilla – Palmi: un rischio per il Ponte di Messina. Articolo a cura di Stefano Sylos Labini, geologo, ricercatore presso l’Enea – studioso di economia ambientale ed energia.
1.Premessa
Pietro Ciucci, amministratore delegato della Società Stretto di Messina, prevede di avviare i cantieri per la costruzione del Ponte di Messina nella seconda metà del 2025.
La Società Stretto di Messina ha effettuato dettagliate campagne di indagini geologiche, geotecniche, geofisiche e sismiche che hanno permesso di giungere alla redazione del Progetto Definitivo e ai successivi aggiornamenti progettuali.
La Società afferma che il posizionamento delle Fondazioni della torre lato Calabria su sistemi di faglie attive non è supportato da alcuna evidenza scientifica. In particolare, la faglia di Cannitello non viene considerata come sismogenetica. E cioè non in grado di produrre alcuno scuotimento sismico del suolo, poiché ha una lunghezza limitata pari a circa 2 km, manca di un’espressione superficiale e non presenta indizi di dislocazioni avvenute in tempi recenti.
In questa nota si intende sottolineare che la faglia di Cannitello rappresenta un segmento minore del sistema di faglia di Scilla – Palmi, la quale ha tutte le caratteristiche per essere considerata come una faglia sismogenetica.
2.La faglia di Scilla – Palmi
La faglia di Scilla – Palmi era stata cartografata nel 1994 dal sottoscritto e dal geomorfologo giapponese Taka Miyauchi con Giuseppe Dai Pra un geologo ENEA. Successivamente, sulla base di analisi geomorfologiche, la faglia principale è stata localizzata in mare per un’estensione pari a circa 30 km, al piede di una struttura a gradinata (Figura 1). Si tratta di una faglia che nel corso del Pleistocene ha prodotto dislocazioni dell’ordine delle centinaia di metri, di natura estensionale/gravitativa, che molto probabilmente ha dato luogo al terremoto distruttivo di Gioia Tauro del 1783, sebbene non ci siano dati strumentali che lo possano confermare.

Guardando l’andamento delle isobate (Figura 2) si può notare che esiste una struttura a gradinata e al fondo c’è una fossa tettonica, che può essere denominata Fossa di Scilla (Scilla Valley, Figura 3).


Il Ponte di Messina è situato all’estremità meridionale di questa faglia principale potenzialmente sismogenetica ed è perpendicolare ad essa.
Pertanto si consiglia di eseguire profili geomorfologici sottomarini e analisi geofisiche per tracciare l’andamento delle superfici di scorrimento in profondità.
Per quanto riguarda i movimenti lenti asismici di sollevamento differenziale e di allontanamento delle sponde, i dati da satellite sembrano evidenziare che siano trascurabili e non costituiscano un problema, anche se l’assenza di questi movimenti potrebbe indicare che le faglie si stiano ricaricando verso un nuovo terremoto.
3.Conclusioni
Alla luce di quanto esposto, il Ponte di Messina dovrà essere in grado di assorbire dislocazioni dell’ordine del metro che possono essere associate a terremoti di magnitudo 7.
Si tratta di deformazioni permanenti/irreversibili ben diverse da quelle di natura termica o da quelle causate dal vento, oppure da quelle relative al passaggio dei treni di onde sismiche, le quali sono temporanee/reversibili di natura elastica.
Non possiamo avere margini di incertezza nella realizzazione del ponte a campata unica più lungo del mondo dotato di binari ferroviari in una zona ad elevata sismicità.
Bibliografia
- Miyauchi T., Dai Pra G. & Sylos Labini S. (1994) – Geochronology of Pleistocene marine terraces and regional tectonics in the Tyrrhenian coast of South Calabria, Italy. Il Quaternario 7, 17-34.
- Antonioli, F., Dai Pra G., Segre A. G., and Sylos Labini S. (2004) – New data on late Holocene uplift rate in Calabria and Messina Straits area, Italy, Quaternaria Nova, 8, 71– 84.
- Ferranti L., Monaco C., Morelli D., Antonioli F., Maschio L. (2008) – Holocene activity of the Scilla Fault, Southern Calabria: Insights from coastal morphological and structural investigations. Tectonophysics 453, 74–93.
immagine articolo: NASA
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