I lombrichi e Darwin
La Rivoluzione dell’Orto. Esistono creature “nascoste” che hanno ruoli fondamentali, come per esempio i lombrichi. Articolo a cura di Andrea Battiata, agronomo e contadino urbano a Firenze
Charles Robert Darwin non se ne faceva una ragione. Eppure vedeva e osservava nel suo orto materiali terrosi che si disponevano in maniera dinamica sotto e sopra la superficie visibile del terreno. E pensò che la risposta potesse essere nei vermi, i lombrichi (comprendenti circa 700 specie di anellidi terrestri della sottoclasse oligochaeta), e costruì un allevamento di lombrichi per studiarli. In realtà li studiò per cinquanta anni circa con varie fasi di attenzioni, alcune anche maniacali, e pubblicò le sue idee nel 1882 in un libro sui lombrichi “La formazione della terra vegetale per l’azione dei lombrichi” dove affermava: «[…] Arrivai alla conclusione, che ogni suolo vegetale che ricopre l’intero Paese è stato passato molte volte e passerà molte altre volte attraverso, i canali intestinali dei vermi».
Al di là del merito universale dell’azione dei lombrichi, il lascito più profondo dell’esperienza darwiniana è l’idea che un’azione infinitesimale ma costante nel tempo possa generare, nel lungo periodo, cambiamenti di portata planetaria. I lombrichi, con il loro agire silenzioso e nascosto, trasformano lentamente il paesaggio, rendendo fertili e coltivabili terreni altrimenti incolti. Questo concetto porta a una riflessione che si articola in due considerazioni principali:
- La forza delle azioni ricorrenti nel tempo. Gli effetti di una causa apparentemente insignificante, ma ripetuta con costanza, possono rivelarsi sorprendenti, portando a risultati di grande portata. Come scrive Darwin: «I lombrichi sono animali molto umili, ma accumulando tante piccole azioni apparentemente insignificanti, cambiano il mondo». In questo senso, l’evoluzione non si basa su singole azioni eroiche, ma sul sommarsi di molteplici azioni quotidiane. I lombrichi, digerendo la terra e creando humus, favoriscono la crescita delle piante e, così facendo, contribuiscono a trasformare il mondo;
- Il metodo scientifico di Darwin. Elogiato da Michele Lessona, zoologo e rettore dell’Università di Torino a fine Ottocento, il quale nella prefazione alla traduzione del libro sui lombrichi di Darwin scrive: «L’arte dell’osservare, la ricerca del vero al di fuori di ogni idea preconcetta, il modo di disporre le cose per la osservazione e per gli esperimenti, la diligenza nel condurre minutissimamente le osservazioni e la potenza della mente nel dedurre le conclusioni, tutti questi meriti che si trovano in ogni lavoro di Charles Darwin, brillano naturalmente anche in questo».Un riconoscimento che sottolinea l’importanza del metodo scientifico: raccogliere dati, osservare cause ed effetti e annotare accuratamente ogni dettaglio per arrivare a conclusioni rigorose e affidabili… Continua a leggere gratis l’articolo su L’ECOFUTURO MAGAZINE
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Immagine articolo di sippakorn yamkasikorn


