La pompa di calore restituisce terreno alla natura
Calore domestico: le pompe di calore possono restituire spazio alla biodiversità. Articolo per l’Ecofuturo Magazine di Samuele Trento, ingegnere e fondatore della rete di installatori Sigillo Sicuro.
La transizione energetica, fatta bene, restituisce spazio alla natura invece di sottrarglielo. Ogni chilometro di gasdotto che non serve più costruire è territorio che torna a respirare, e ogni caldaia spenta è aria più pulita per le api che lavorano nel nostro giardino
Il prezzo nascosto della rete del gas
Quando accendiamo la caldaia, quasi mai pensiamo a cosa c’è dietro quella fiamma. Per portare il metano fino a casa nostra, l’Italia ha costruito una rete che supera i 32 mila chilometri di gasdotti, gestita in gran parte da Snam. Con la distribuzione locale, il tracciato attraversa boschi, campagne e corsi d’acqua, proprio nei territori che vorremmo proteggere. Ogni scavo e ogni stazione di compressione interrompe corridoi ecologici, frammenta habitat, impone servitù che restano per decenni: è il costo fisico di portare un combustibile fin dentro le nostre case.
Restituire terreno alla natura
Qui entra in gioco la pompa di calore. Non ha bisogno di allacciamenti al metano né di nuovi tracciati: preleva calore dall’aria, dall’acqua o dal terreno intorno a casa e lo trasforma in riscaldamento con la sola elettricità. Su scala nazionale significa meno pressione a costruire infrastrutture che tagliano boschi e campagne, e un Paese con meno tubi interrati nel paesaggio, decennio dopo decennio.
L’aria che respirano api e farfalle
Un secondo beneficio, meno visibile, riguarda quello che succede intorno a casa nostra. Secondo i dati ISPRA, il riscaldamento domestico è responsabile del 53% delle emissioni di PM10 e del 64% di PM2,5 in Italia: una combustione che avviene a livello del suolo, vicino a giardini, orti e siepi, proprio dove vivono gli insetti impollinatori.
Uno studio dell’Università di Reading, pubblicato nel 2024 su “Nature Communications”, ha analizzato 120 ricerche su 40 specie di insetti in 19 paesi: api, falene e farfalle esposte a forte inquinamento perdono il 39% della capacità di trovare cibo e il solo ozono abbatte del 35% il loro ruolo nell’ecosistema. I parassiti delle piante, al contrario, ne risentono appena: si indeboliscono gli insetti che ci aiutano, mentre chi danneggia le colture resta indisturbato. Il motivo è quasi poetico: ozono e ossidi di azoto alterano l’odore con cui i fiori si fanno riconoscere, disorientando chi dovrebbe trovarli.
La pompa di calore, invece, non brucia nulla in loco: le api sulla lavanda, le farfalle sull’orto, i fiori del melo continuano a lavorare senza inquinamento prodotto a pochi metri da loro.
Restano due obiezioni. Senza gasdotti servono comunque le linee elettriche: vero, ma l’elettricità in casa è indispensabile in ogni caso, a differenza del gas, e a parità di impatto una rete elettrica trasporta molta più energia di un gasdotto. C’è poi il tema delle centrali a gas che alimentano parte della rete elettrica: anche qui, per la biodiversità pesa, comunque, molto meno un’unica grande centrale lontana dai centri abitati che migliaia di piccole caldaie sparse nelle nostre città.
Un equilibrio che si costruisce casa per casa
La biodiversità rinnovabile non riguarda soltanto i grandi impianti eolici o fotovoltaici pensati per convivere con parchi e lagune. Riguarda anche le scelte più piccole, dentro il perimetro di casa nostra. Ogni pompa di calore installata è un pezzo di rete gas che non serve costruire e un giardino in cui api e farfalle continuano a lavorare indisturbate. Una scelta tecnica alla portata di ogni famiglia che, sommata a quella dei vicini, del quartiere, della regione, disegna nel tempo un territorio meno tagliato da infrastrutture fossili e più libero di ospitare la vita che lo abita da sempre.
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