Civitavecchia, quando la transizione nasce dal territorio

 Civitavecchia, quando la transizione nasce dal territorio

Le riflessioni di Roberta Lombardi a seguito della buona notizia del via libera definitivo alla VIA per il progetto del parco eolico offshore galleggiante al largo di Civitavecchia.

Civitavecchia, quando la transizione nasce dal territorio

Il via libera alla Valutazione di Impatto Ambientale del parco eolico offshore di Civitavecchia chiude una fase durata anni. Ora si apre quella più complicata: trasformare una storica servitù energetica in una politica industriale per il territorio, non limitarsi a portare 28 turbine in mare.

Ci sono notizie che, per chi ha avuto responsabilità istituzionali, hanno un sapore particolare.

Il parere favorevole alla Valutazione di Impatto Ambientale del Tyrrhenian Wind Energy, il grande parco eolico galleggiante previsto al largo di Civitavecchia, per me è una di queste.

Non solo per i numeri: 28 turbine galleggianti da 18 MW, per una potenza complessiva di 504 MW e una produzione prevista di circa 1,7 miliardi di kWh all’anno (per capirci, la copertura del fabbisogno annuo medio di più di mezzo milione di famiglie).

Ma perché dietro quei numeri c’è una storia che comincia molto prima dell’iter autorizzativo.

E comincia dal territorio.

Ricordo ancora un pomeriggio nella mia sala riunioni in Regione Lazio, quando ero Assessora alla Transizione Ecologica. C’erano alcuni rappresentanti dei comitati e del territorio di Civitavecchia e il progettista di quello che allora era ancora poco più di un progetto abbozzato.

Mi colpì il progetto. Ma ancora di più mi colpirono la passione, la competenza e la voglia di riscatto che c’erano intorno a quell’idea.

Civitavecchia aveva alle spalle decenni di servitù energetica. Aveva prodotto energia per Roma e per il Paese, sopportando sul proprio territorio una parte consistente dei costi ambientali e sociali di quel modello.

Dietro c’era una domanda più grande di quante pale mettere in mare: è possibile trasformare la fine del carbone nell’inizio di una nuova storia industriale per Civitavecchia?

Fu questa idea a convincermi.

Non sostituire una centrale con un impianto

Da quel momento il lavoro della Regione andò oltre il sostegno a un progetto eolico.

La questione che ponemmo era evitare che la transizione si riducesse alla sostituzione di una fonte energetica con un’altra.

Perché chiudere una centrale a carbone e installare qualche centinaio di megawatt di rinnovabili non significa automaticamente realizzare una transizione giusta.

Occorre costruire intorno alla nuova produzione energetica filiere industriali, infrastrutture, competenze, ricerca, occupazione e capacità produttiva locale.

Nell’ottobre 2021 organizzammo quindi a Civitavecchia una giornata interamente dedicata all’eolico offshore, coinvolgendo istituzioni, Autorità portuale, imprese energetiche, sindacati, associazioni datoriali, comitati cittadini, ambientalisti, ricerca e operatori del settore.

L’obiettivo era già allora più ampio del singolo parco: verificare se intorno all’eolico offshore potesse nascere il primo Distretto delle Energie Rinnovabili del Lazio.

Pochi giorni dopo, nella pianificazione dello spazio marittimo regionale, inserimmo al largo di Civitavecchia una zona di interesse strategico per il settore energetico. Proponemmo inoltre di destinare risorse europee all’installazione di una boa anemometrica per la misurazione del vento.

In parallelo avviai contatti con realtà istituzionali e manifatturiere nazionali, per verificare la possibilità di portare un polo manifatturiero sulla banchina dell’Autorità portuale. Ne parlai più volte con l’Autorità portuale stessa, verificando cosa prevedesse il piano regolatore del porto, e mettemmo sul tavolo, come Regione Lazio, una dotazione da 50 milioni di euro sulle risorse della programmazione europea 2021-2027.

Dal carbone a una nuova politica industriale

Quando divenne chiaro che la centrale di Torrevaldaliga Nord non sarebbe stata riconvertita a gas (anche perché avevo portato la Regione ad esprimere pubblicamente una posizione di contrarietà), la domanda diventò ancora più urgente: cosa sarebbe venuto dopo?

La risposta che provammo a costruire fu il Piano per la Transizione Ecologica di Civitavecchia 2022-2026, elaborato dalla Regione Lazio insieme a Sapienza Innovazione e successivamente aperto a un percorso partecipativo con cittadini, imprese, amministrazione locale e Autorità portuale.

Ricordo anche discussioni piuttosto accese durante la sua elaborazione: erano con chi era stato incaricato di trasformare la mia visione e la speranza del territorio in numeri e dati, e ragionava ancora secondo vecchi schemi.

Perché su un punto insistevo molto: il piano doveva progettare l’economia che sarebbe venuta dopo il carbone, non limitarsi a gestirne ordinatamente la fine.

Nel Piano quella visione prese la forma di un sistema nel quale eolico offshore, fotovoltaico, idrogeno, sistemi di accumulo, porto, infrastrutture e nuove attività produttive potessero diventare parti della stessa strategia territoriale.

Scrissi anche ai ministri della Transizione Ecologica e delle Infrastrutture chiedendo che il progetto eolico fosse considerato un’opera strategica nazionale.

La vera posta in gioco riguardava cosa sarebbe nato intorno alle turbine: evitare che Civitavecchia, dopo decenni in cui aveva prodotto energia per altri, diventasse semplicemente il luogo dove produrre energia rinnovabile per altri.

La transizione avrebbe avuto senso soltanto se una parte concreta del valore generato fosse rimasta sul territorio.

Dopo la VIA: cosa resta da fare

A distanza di anni, il parere favorevole alla VIA dice che quella possibilità è diventata molto più concreta.

Naturalmente una VIA favorevole non significa che domani mattina vedremo le turbine al largo di Civitavecchia. Restano passaggi autorizzativi, industriali, finanziari e infrastrutturali, e resta da verificare come il progetto arriverà effettivamente alla fase realizzativa.

Per questo, oggi conviene tornare al senso originario di quel percorso.

Non basta un parco eolico davanti a Civitavecchia: la sfida è fare dell’eolico offshore il punto di partenza di un sistema industriale delle rinnovabili sul territorio.

Significa chiedersi dove saranno costruiti e assemblati i componenti, quali attività potranno essere svolte nel porto, quali competenze saranno necessarie, quali imprese locali potranno entrare nella filiera, quali attività di manutenzione resteranno sul territorio e quali investimenti potranno nascere intorno alla disponibilità di energia rinnovabile.

È qui che la transizione energetica diventa politica industriale.

Una lezione che va oltre Civitavecchia

C’è infine una cosa che questa storia mi ha insegnato e che porto ancora oggi nel mio lavoro sulla sostenibilità.

Le transizioni funzionano difficilmente quando qualcuno arriva su un territorio con una soluzione già confezionata e chiede semplicemente alle comunità di accettarla.

A Civitavecchia il percorso è nato al contrario.

Un’idea è arrivata dal territorio. Le istituzioni l’hanno ascoltata. Intorno a quell’idea si sono incontrati cittadini, imprese, ricerca, associazioni, sindacati e amministrazioni. E progressivamente un progetto energetico è diventato parte di una visione territoriale più ampia.

La politica ha spesso tempi molto più lunghi di quelli di una legislatura.

Si semina qualcosa quando si ha la responsabilità di decidere e, qualche volta, lo si vede germogliare quando quella responsabilità non la si ha più.

Per questo guardo al via libera della VIA con soddisfazione, e con una domanda aperta: quanto di quei 504 MW diventerà impresa, competenza, lavoro sul territorio. È lì che si vedrà se Civitavecchia, dopo decenni passati a produrre energia per altri, sarà riuscita a cambiare mestiere.

Roberta Lombardi, Sustainability Manager & ESG Strategy Advisor / Director ESG Business Unit per ISA Digital Consulting

Leggi anche: Civitavecchia, via libera all’eolico offshore: una svolta per l’Italia – link articolo Ecquologia² / “Eolico offshore sia l’inizio di una filiera industriale green” – Tusciaweb.eu

Foto di Rogue Li su Unsplash

Redazione

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