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Crisi energetica: 60 GW in 3 anni di rinnovabili! Si può fare!

Crisi energetica. Agostino Re Rebaudengo, Presidente Elettricità Futura, sull’Huffington Post propone una soluzione strutturale. Proposta condivisa alla Conferenza Stampa del 25 febbraio scorso.

Con il rubinetto del gas sempre più a rischio e il petrolio oltre i 100 dollari al barile, il fronte elettrico chiede al governo di reagire con forza alla crisi ucraina. Crisi che rende sempre più precarie le forniture di metano. La richiesta è varare una strategia in grado di far uscire in tre anni il Paese dall’incubo energetico in cui è finito. Come? Spingendo sulle fonti rinnovabili e sul biometano si può sfuggire al ricatto sul gas tagliando un terzo dei consumi di questo combustibile.

La proposta viene da Elettricità Futura l’associazione confindustriale che raggruppa oltre 500 aziende, il 70% del mercato elettrico nazionale. “Quando abbiamo organizzato questa conferenza stampa avevamo un prezzo del gas quadruplicato in un anno. Con la guerra in corso ora è quintuplicato”. Afferma Agostino Re Rebaudengo, presidente di Elettricità Futura. “Siamo di fronte a un’emergenza che si somma a una situazione di crisi strutturale e che richiede misure adeguate. O sblocchiamo le procedure che paralizzano la realizzazione degli impianti di rinnovabili o chiudiamo la luce. L’emergenza energetica ci è già costata quasi 20 miliardi, è arrivato il momento di mettere il Paese in sicurezza”.

I numeri presentati alla conferenza stampa mostrano uno stallo molto netto che strozza la produzione energetica dell’Italia. Il 50% delle proposte di nuovi impianti di rinnovabili è bloccato. L’altro 50% viene realizzato solo dopo 7 anni, a fronte di una norma che prevede la chiusura dell’iter in un anno.

E’ vero che circa il 40% dell’elettricità viene oggi prodotta con le rinnovabili, ma il restante 60% dipende principalmente dal gas. Cioè da un combustibile che la crisi ucraina mette in buona parte a rischio. Per uscire da questa trappola e aumentare i margini di indipendenza energetica del Paese rilanciando le rinnovabili servono cinque condizioni. Ha ricordato Nicola Lanzetta, direttore di Enel Italia. “Le tecnologie, e le abbiamo. I capitali, e ci sono 85 miliardi che le aziende sono pronte a mettere sul piatto in tre anni. Il know-how, e le capacità in Italia non mancano. Una rete capace di assorbire i nuovi flussi di elettricità, e Terna è in grado di farlo. Poi ci vogliono le autorizzazioni e su questo punto il Paese si è arenato”.

La difficoltà non è tecnica. Paradossalmente 10 anni fa, quando i livelli tecnologici erano inferiori a quelli attuali, l’Italia è stata in grado di installare 10 gigawatt all’anno. Oggi, quando tutti concorrenti hanno aumentato il passo e l’Europa ha fissato obiettivi in linea con le nostre prestazioni di 10 anni fa, siamo bloccati a meno di un gigawatt l’anno. Abbiamo diminuito la velocità di 10 volte mentre i nostri competitor acceleravano.

LE NEWS SULLE RINNOVABILI DI ECQUOLOGIA

La richiesta di sbloccare la situazione è avanzata dalle maggiori aziende elettriche italiane che aderiscono a Elettricità Futura, da Erg a Enel ad A2A. Chiedono al governo di autorizzare entro giugno 60 gigawatt di rinnovabili da realizzare in 3 anni, entro il 2024. L’impegno è vendere l’energia così prodotta a prezzo fisso per 20 anni, senza indicizzazione. 65 euro a megawattora rispetto a una quotazione che oggi è arrivata a 280 .

Questo progetto farebbe risparmiare il 20% del gas che importiamo. Cioè darebbe un vantaggio pari a 15 miliardi di metri cubi di gas l’anno. Oltre 7 volte quello che il governo stima di ottenere dall’aumento delle estrazioni del gas nazionale. Inoltre si potrebbe arrivare a 10 miliardi di metri cubi di biogas. Sommando le due cifre si ottiene un taglio di circa un terzo delle importazioni di metano: quando basta a mettere il Paese in sicurezza.

I 60 gigawatt da autorizzare (un terzo delle richieste di allaccio presentate a Terna) – precisa Re Rebaudengo – sono divisi tra eolico, idroelettrico e bioenergia (12 gigawatt) e fotovoltaico (48 gigawatt). Se si ipotizzasse di realizzarli solo sul terreno (ma in parte possono essere ricavati utilizzando tetti) servirebbero 48 mila ettari. Una superficie che corrisponde all’1,3% delle terre agricole abbandonate. E l’investimento porterebbe alla creazione di 80 mila posti di lavoro.

La registrazione video della conferenza stampa di Elettricità Futura sulla crisi energetica

Redazione

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