III Forum nazionale Agroecologia Circolare di Legambiente

Agroecologia Circolare: le analisi del Forum di Legambiente

Agroecologia Circolare, numeri e analisi del III Forum Legambiente. Nonostante l’approvazione della Pac e il buon andamento dei prodotti biologici, serve mettere l’agroecologia al centro della transizione ecologica e della lotta alla crisi climatica. Nella giornata internazionale contro la violenza e il femminicidio il Forum si è aperto con un omaggio a Agitu Ideo Gudeta. La pastora uccisa barbaramente nel dicembre 2020.

Si è svolto oggi, 25 novembre, a Roma il III Forum nazionale Agroecologia Circolare. L’associazione ambientalista ha lanciato un appello affinché la transizione ecologica e la lotta alla crisi climatica passino anche attraverso un’agricoltura sostenibile e di qualità. Per questo è fondamentale creare un nuovo modello agricolo ed economico sostenibile e innovativo. Capace di affrontare le sfide attuali e rispondere in maniera adeguata ai consumatori che chiedono sempre di più prodotti più sani e di qualità. L’Italia deve accelerare su questo fronte. Ad oggi è in forte ritardo rispetto agli altri paesi europei nella definizione di un Piano Strategico Nazionale per l’agricoltura.

Intervista a Stefano Ciafani, presidente Legambiente: VIDEO

Intervista a Massimo Fileni, Vicepresidente Fileni Alimentare: VIDEO

Agroecologia Circolare
Intervento di Piero Gattoni – CIB

I temi del Forum

Giunto alla Terza edizione il Forum Agroecologia Circolare ha visto confrontarsi esperti, rappresentanti istituzionali, del terzo settore, di consorzi e associazioni del mondo agricolo. E le aziende protagoniste del cambiamento verso la sostenibilità ecologica. Tanti i temi all’ordine del giorno, oggetto di confronto e analisi. Riduzione delle emissioni climalteranti, incentivi all’economia circolare, diminuzione drastica dei processi di inquinamento di aria, acqua e suolo. Tutela degli ecosistemi, degli habitat e degli impollinatori. Lotta all’agropirateria e all’illegalità, produzione di cibo sano per i consumatori. Contrasto al largo consumo di plastica, a favore di pratiche virtuose sul riciclo di imballaggi e utilizzo di bio-materiali ed eco-packaging.

L’omaggio ad Agitu Ideo Gudeta

Il Forum si è aperto con un omaggio ad Agitu Ideo Gudeta. La pastora uccisa barbaramente in Trentino a fine dicembre 2020 per mano di un suo collaboratore. Agitu, simbolo di un’agricoltura a km zero e di comunità sull’arco alpino, alcuni anni fa aveva recuperato un terreno in abbandono. Decidendo di allevare un gregge di capre Mochena, altrimenti destinate all’estinzione. Qui aveva avviato l’impresa “La capra felice” per produrre formaggi prelibati a Frassilongo, recuperando gli antichi saperi appresi dai nonni. Un’impresa non facile, costata alla donna anche minacce di morte di chiara impronta razziale. A lei e a tutte le donne vittime di violenza, Legambiente ha voluto dedicare un pensiero. Rammentando che attraverso il lavoro, come quello in agricoltura, è possibile emanciparsi ed essere veramente libere.

Premiate tre ambasciatrici del territorio

  • Monica Raspi, che produce vino Biologico ed è la vicepresidente del biodistretto del Chianti. Una rete di viticoltori ed agricoltori che hanno scelto di porre la sostenibilità al centro. Dal 1991 vive a Pomona, una piccola località di Castellina in Chianti, nel cuore più tradizionale del Chianti Classico.
  • Assunta Valente, donna pastora, svolge la sua attività sulla montagna del frusinate, al confine con il Parco d’Abruzzo Lazio e Molise. Oggi, è però in pericolo: bersaglio di minacce e intimidazioni, atti di violenza brutale al suo bestiame e ai terreni.
  • Valentina Capone di Amatrice, frazione di Bagnolo, dove produce un miele di alta qualità. Miele classificato al primo posto per due anni di seguito nel concorso “Grandi mieli millefiori” della provincia di Rieti.

Agroecologia, la road map di Legambiente al 2030

Legambiente ha presentato la sua road map sull’agroecologia al 2030. Al centro quattro temi chiave: sostenibilità ambientale delle filiere, innovazione, ricerca, cura del territorio. E dieci azioni su cui occorre accelerare da qui ai prossimi anni. In particolare sarà fondamentale innalzare l’asticella. Potenziando la diffusione della produzione biologica per ridurre l’uso dei pesticidi. Creando dei biodistretti punto di svolta strategico per la transizione ecologica dell’intero comparto agroalimentare. Replicando sul territorio le buone pratiche agronomiche, tutelandola biodiversità e garantendo la fertilità del suolo.

Sarà poi importante tagliare la dipendenza dalle fonti fossili utilizzando le rinnovabili. Dal solare termico, al fotovoltaico, fino alla produzione di biogas e bio-metano. Incentivare l’agrivoltaico come strumento per sviluppare energie rinnovabili abbinandolo in modo sinergico alle tecniche colturali, senza consumare suolo e nell’ottica della multifunzionalità. Contrastare la lotta agli sprechi idrici ed energetici. Sia attraverso buone pratiche colturali e sistemi di microirrigazione che attraverso l’uso di acque reflue civili depurate, sia attraverso gli impianti agrivoltaici integrati con la produzione agricola. Spingere sull’innovazione tecnologica delle attrezzature agricole in chiave sostenibile. E sulla diffusione di presidi territoriali adibiti alla formazione ed informazione degli agricoltori rispetto alle modalità tecniche di attuazione del modello agroecologico.

Il messaggio per Governo e Parlamento

Una road map tracciata dall’associazione ambientalista anche per inviare un messaggio chiaro e diretto al Governo, all’indomani dell’approvazione definitiva della PAC. L’agroalimentare italiano, conosciuto in tutto il mondo, va accompagnato sulla strada dell’agroecologia, rispettando quanto previsto dalla strategia europea Farm to Fork al 2030. Per questo è fondamentale che il nostro Paese dimostri, attraverso azioni e politiche agricole concrete, di voler puntare davvero sull’agroecologia. Un tema per altro dimenticato dal PNRR all’interno del quale manca purtroppo un qualsiasi riferimento puntuale e specifico. A livello territoriale molti agricoltori stanno già percorrendo la strada dell’agricoltura sostenibile e di qualità. E anche gran parte dei consumatori sono orientati su questo percorso e scelta dei prodotti. Ma oltre a questo impegno dal basso è fondamentale un’azione più decisa anche da parte della politica nazionale e comunitaria.

Per questo Legambiente, oltre a tracciare la road map al 2030 sull’agroecologia, torna anche a sottolineare vari punti. L’urgenza di approvare al più presto la legge sul biologico, ancora ferma alla Camera. E il nuovo PAN (Piano Nazionale per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari). Serve poi un maggiore impegno da parte dell’Esecutivo nella definizione del Piano Strategico Nazionale (PSN) per l’agricoltura italiana. Destinando il 30% del budget del primo pilastro agli eco-schemi. Ponendo l’obiettivo del 40% di superficie biologica entro il 2030 e puntando sul sostegno mirato alle scelte agroecologiche che favoriscono la transizione. I PSN, che gli Stati membri devono definire, consentiranno la gestione dell’intero blocco finanziario della PAC. Quindi non più, come ora, la sola gestione dei fondi dello Sviluppo Rurale. I PSN dovranno definire misure, azioni e priorità, attingendo da un ampio menù predisposto dalla Commissione Europea.

Agroecologia al centro del green deal europeo: III Forum Agroecologia Circolare.

Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente

“Il settore agricolo è responsabile di circa il 10% delle emissioni di gas serra dell’Unione europea. La transizione ecologica può e deve passare anche attraverso questo comparto. Intraprendendo con determinazione la strada per ridurre gli input negativi chimici, idrici ed energetici e i metodi intensivi in ambito agricolo e zootecnico. Proprio l’allevamento incide per 2/3 sulle emissioni dell’intero settore. Occorre favorire e incentivare gli esempi e i modelli di buone pratiche sostenibili, che pongono al centro la riduzione dei carichi emissivi, l’indipendenza mangimistica. Puntando sull’approvazione di un’etichetta specifica, che definisca chiaramente il rispetto del benessere animale quale indicatore ombrello per i consumatori”.

“Siamo convinti che dall’agroecologia arrivi la ricetta per garantire la sostenibilità ambientale, sociale ed economica della filiere agoalimentare. Per questo è importante che l’Italia creda e scommetta senza indugi e con coraggio in questo nuovo modello di sviluppo agricolo. Avviando la riconversione ambientale e la transizione ecologica di settori produttivi cruciali. Proprio a partire dal Piano strategico Nazionale sulla PAC, che ad oggi non sta andando nella giusta direzione. Occorre, inoltre, sostenere con forza la diffusione delle produzioni bio e la creazione dei biodistretti e approvare, superando i forti ritardi, la legge sul biologico. Coltivare e produrre alimenti contrassegnati dal marchio bio, rappresenta una grande opportunità per la nostra Penisola. Anche alla luce degli obiettivi del green deal europeo e delle strategie Farm to fork e Biodiversità”.

Numeri dell’agricoltura in Italia

La nostra Penisola è tra i 10 maggiori produttori di cibo biologico a livello mondiale. In Europa si colloca al primo posto per numero di occupati nel settore. Con i suoi 80.000 operatori biologici e con gli attuali 2 milioni di ettari, che rappresentano il 15,8% della superficie agricola. Circa il doppio della media europea che si attesta all’8,1%. Non solo. Dal 2010, la superficie coltivata ad agricoltura biologica nel nostro Paese è aumentata di oltre il 79%. Il numero degli operatori del settore di oltre il 69%. E nel 2020 il mercato del biologico ha raggiunto i 6,9 miliardi. Di cui 4,3 miliardi relativi al mercato interno, più che raddoppiato negli ultimi 10 anni.

Angelo Gentili, responsabile agricoltura di Legambiente

“I numeri parlano chiaro e ci stimolano ad alzare ancora di più l’asticella. Sollecitando i decisori politici nazionali e comunitari a mettere in atto politiche incentivanti. In particolare a livello europeo, le strategie europee Farm to Fork e Biodiversità chiariscono in modo evidente gli obiettivi da raggiungere entro il 2030. Dalla riduzione del 50% dei pesticidi, del 20% dei fertilizzanti, del 50% degli antibiotici, al raggiungimento del 10% delle aree agricole destinate ai corridoi ecologici per tutelare la biodiversità”.

“Occorre anche una sempre maggiore attenzione ai reati che l’agromafia continua a perpetrare in alcune zone del nostro Paese. Infine per mettere in atto una vera transizione occorre sanare due criticità. Il fenomeno dell’abbandono delle terre coltivate (5,4 milioni di ettari perduti negli ultimi 20 anni, pari alle superfici di Liguria, Piemonte e Lombardia messe insieme) e la mancanza di giovani agricoltura (in Europa, il 56% degli agricoltori ha più di 55 anni, mentre solo il 6% ne ha meno di 35). L’agricoltura è un settore strategico per la Penisola e per l’intera Unione, da qua passa il nostro futuro e quello delle generazioni che verranno. Serve che ciascuno faccia la propria parte, tenendo sempre presente che le nostre scelte alimentari sono responsabili del 37% delle emissioni globali di gas serra”.

articolo tratto LA NUOVA ECOLOGIA

Chi era Agitu, la pastora delle capre felici
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Redazione

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