Dalla Terra Preta all’orto bioattivo e nutraceutico

 Dalla Terra Preta all’orto bioattivo e nutraceutico

Dalla Terra Preta all’orto bioattivo e nutraceutico. L’archeologia riscrive la storia dell’umanità, la Terra di Tara riscrive la storia dell’agricoltura. Articolo di Luigi Cozzolino, Ceo Eiseniatech.

Per decenni, l’antropologia e la geografia accademica si sono basate su un dogma apparentemente incrollabile: l’Amazzonia era un “paradiso contraffatto”. La massima teorica di questo approccio fu l’archeologa statunitense Betty Meggers. Nel suo celebre saggio del 1971 definì il bacino amazzonico come un ecosistema intrinsecamente ostile allo sviluppo umano intensivo. vd. Amazonia: Man and Culture in a Counterfeit Paradise.

Secondo la Meggers, la spiccata acidità e l’estrema infertilità di quei suoli tropicali lavati dalle piogge imponevano un limite invalicabile alla densità di popolazione: la non fertilità impediva l’agricoltura stanziale, la mancanza di stanzialità precludeva lo sviluppo di grandi civiltà. Per questa ragione, la scienza ufficiale ha evitato per generazioni di cercare tracce di grandi insediamenti urbani nel cuore della foresta. Fino ad oggi.

Come documentato recentemente nei canali di divulgazione d’avanguardia, la tecnologia LiDAR (Light Detection and Range) sta letteralmente spazzando via un secolo di errori accademici.

Attraverso impulsi laser capaci di penetrare la fittissima volta vegetale, il LiDAR ha mappato la foresta rivelando l’invisibile: una ragnatela sterminata di piazze, strade sopraelevate, canali di irrigazione e insediamenti geometrici complessi.

L’Amazzonia non era una giungla vergine e inospitale, ma un paesaggio interamente antropizzato e plasmato millenni fa da una civiltà perduta che contava decine di milioni di persone. vd. A new lidar survey of dense Amazonian rainforest has revealed hundreds of earthworks made by a mysterious civilization two millennia ago. | Live Science.

Ma come facevano milioni di persone a nutrirsi in un suolo sterile? La risposta è il più straordinario segreto agronomico della storia: la Terra Preta de Indio. vd. Ancient Amazonians created mysterious ‘dark earth’ on purpose | Science | AAAS.

Quelle antiche civiltà non subirono l’infertilità del suolo; la ingegnerizzarono. Crearono artificialmente un suolo nerissimo, iper-fertile e stabile nel tempo, unendo carbone vegetale (l’odierno biochar), sottoprodotti organici, lische di pesce e ossa animali.

Già nel XVI secolo, il conquistador spagnolo Francisco de Orellana (il primo europeo a navigare interamente il Rio delle Amazzoni) descrisse nei suoi diari cronache incredibili di città enormi e villaggi che si susseguivano a perdita d’occhio lungo le sponde del fiume. vd. The 1541 Spanish Expedition Down the Amazon to Find the Imaginary “El Dorado” and Valley of Cinnamon – History

Al suo ritorno, non fu creduto; le sue storie vennero liquidate come allucinazioni o bugie di un uomo in cerca di gloria.

Oggi sappiamo che Orellana diceva la verità. Aveva visto la civiltà della Terra Preta prima che le malattie europee la decimassero, lasciando che la giungla inghiottisse ogni cosa.

Se l’archeologia moderna sta riscrivendo la storia dell’umanità, noi, con il connubio tecnologico tra Eiseniatech e Agricolistica, stiamo riscrivendo la storia dell’agricoltura.

La Terra di Tara: l’evoluzione geologica e biologica della Terra Preta

La nostra Terra di Tara è il perfetto equivalente contemporaneo e ingegnerizzato di quel miracolo amazzonico.

La sua spina dorsale è il biochar, un carbone vegetale ottenuto da pirolisi lenta controllata, che funge da vera e propria “cassaforte” biologica e geologica.

Nel nostro impianto, attraverso la pirolisi lenta, non distruggiamo le matrici complesse ma le proteggiamo, intrappolando diversi elementi in questa struttura carboniosa solida, porosa e permanente.

A questo sistema applichiamo l’impulso biologico supremo: la lombricoltura.

Persino il Vaticano, nel suo recente e storico documento sull’Ecologia Integrale, ha invitato esplicitamente all’allevamento dei lombrichi per la rigenerazione e la cura della Terra, esortando a imitarne l’umiltà e la capacità silenziosa di trasformare lo scarto in vita. Ed è esattamente ciò che facciamo, unendo alla struttura del biochar un vermicompost premium ricco di humus stabile e carico di microrganismi vivi.

La rivoluzione Nutraceutica: se non è nel suolo, non è nel piatto

Il vero punto di svolta della Terra di Tara non risiede solo nella resa agricola, ma nel valore nutrizionale e nutraceutico senza precedenti delle orticole e dei frutti che vi crescono.

Il principio scientifico di partenza è tanto elementare quanto drammaticamente ignorato dall’agricoltura intensiva. Se un elemento minerale non è presente nel suolo, è matematicamente impossibile ritrovarlo a tavola. L’impoverimento sistematico dei terreni causato dalla chimica di sintesi ha privato i nostri cibi di oligoelementi rari, riducendo frutta e verdura a contenitori d’acqua e fibre, carenti di densità minerale.

Per risolvere questa carenza, all’interno della Terra di Tara abbiamo inserito il progetto Orme di Mare. Si tratta di un estratto di micro-cluster multi-minerali preziosissimi ricavati direttamente dall’acqua di mare. La validità scientifica di questo approccio poggia su pilastri storici e contemporanei formidabili.

Gli studi di René Quinton

All’inizio del 900, lo scienziato francese dimostrò la perfetta identità tra il plasma sanguigno umano, la linfa delle piante e l’acqua di mare opportunamente filtrata e diluita. vd. L’eau de mer milieu organique; constance du milieu originel, comme milieu vital des cellules, a travers la série animale: Quinton, René, 1866-1925.

La grande intuizione di René Quinton si specchia oggi nell’agricoltura bioattiva. L’acqua di mare è il plasma primordiale del pianeta, capace di scorrere nella linfa delle piante con la stessa naturalezza con cui nutre il sangue umano, rigenerando quella densità minerale che l’agricoltura intensiva ha cancellato.

Le ricerche del Dott. Domenico Prisa – CREA

La scienza agronomica ufficiale e più avanzata ha ampiamente convalidato questo principio. Gli autorevoli studi del Dr. Domenico Prisa presso il centro di ricerca CREA sull’utilizzo di miscele e formulati minerali innovativi derivati dal mare (come i protocolli gemelli di estrazione marina mirata) certificano come l’apporto di questi microcluster generi un incremento straordinario della biostimolazione vegetale, raddoppiando il numero di fiori, aumentando la tolleranza agli stress climatici e — cosa più importante — elevando drasticamente la densità minerale e il profilo nutraceutico del cibo che consumiamo. vd. minerali del mare – TECNICHE INNOVATIVE PER LA COLTIVAZIONE E DIFESA DELLE PIANTE, L’APICOLTURA, LA ZOOTECNIA E IL RISANAMENTO AMBIENTALE.

Verso l’Orto Bioattivo Urbano

Ispirandoci al metodo dell’Orto Bioattivo e alle validazioni scientifiche universitarie, abbiamo tradotto la lezione degli antichi indios in un protocollo industriale costante, misurabile e pronto per essere scalato nelle città. vd. Alla scoperta dell’orto per tutti, per mangiare sano senza lavorare la terra – Regione Toscana

Ogni Orto Urbano Bioattivo alimentato con la nostra Terra di Tara diventa un’infrastruttura di salute pubblica. Non vendiamo semplicemente terra: vendiamo salute certificata. Permettiamo alle piante di assorbire una sinfonia completa di nutrienti microbiologici e marini stabili, che non si dilavano con le piogge.

Il risultato sono ortaggi strutturalmente superiori, capaci di nutrire profondamente l’organismo umano e restituire ai cittadini la vera sovranità alimentare e medica.

Gli antichi abitanti dell’Amazzonia hanno dimostrato che l’uomo può rigenerare la Terra anziché distruggerla. Con Eiseniatech e Agricolistica, quel futuro è già tornato.

immagine articolo dii lubasi – Catedral Verde – Floresta Amazonica, CC BY-SA 2.0

leggi anche: Suolo vivo: la nuova sfida dell’agricoltura rigenerativa – Ecquologia²

Redazione

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