Thermal energy storage industriale: Magaldi nel report IEA
C’è anche un progetto italiano tra le tecnologie di riferimento indicate dall’International Energy Agency (IEA) per accelerare la decarbonizzazione dell’industria. L’impianto Magaldi Green Thermal Energy Storage (MGTES), realizzato a Buccino (Salerno) in partnership con Enel X, è stato citato dall’IEA nel report “Renewables for Industry. Electrification of low-temperature heat and steam” come caso di eccellenza europeo per l’elettrificazione del calore e del vapore industriale.
Tra sette tecnologie benchmark analizzate a livello internazionale, Magaldi Green Energy è l’unico operatore italiano menzionato. Un riconoscimento che colloca l’innovazione sviluppata in Italia al centro di uno dei nodi più critici della transizione ecologica: quello del calore industriale, ancora oggi fortemente dipendente dai combustibili fossili.
Il report dell’IEA evidenzia come l’accumulo di energia termica rappresenti una delle soluzioni più mature e immediatamente disponibili per sostituire il gas metano nei processi industriali a bassa e media temperatura, in particolare nei settori alimentare, chimico, tessile e cartario.
Un messaggio che arriva in un momento cruciale. Se la produzione elettrica da fonti rinnovabili è in forte crescita, il calore resta il grande assente del dibattito pubblico. In Europa, oltre il 70% del calore utilizzato dall’industria è ancora generato da gas e altri combustibili fossili, rendendo questo comparto responsabile di una quota rilevante delle emissioni climalteranti.
Il grande nodo del calore nella transizione ecologica
Nel racconto pubblico della transizione energetica l’attenzione si concentra quasi esclusivamente sull’elettricità: fotovoltaico, eolico, batterie, reti. Molto meno visibile, ma altrettanto decisivo, è il tema del calore industriale, che rappresenta la principale esigenza energetica di numerosi comparti produttivi.
Settori come alimentare, chimica, tessile, carta, ceramica e materiali da costruzione richiedono calore continuo, affidabile e spesso a temperature medio-alte. Proprio queste caratteristiche rendono più complessa l’elettrificazione diretta e spiegano la persistente dipendenza dal gas naturale.
Secondo l’IEA, senza una strategia specifica per il calore industriale, gli obiettivi climatici rischiano di restare fuori portata. Ed è in questo contesto che si inseriscono soluzioni come l’accumulo di energia termica (Thermal Energy Storage, TES).
MGTES – Magaldi Green Thermal Energy Storage

Si tratta di una tecnologia Power-to-Heat (P2H) progettata per applicazioni industriali, basata su un letto di sabbia fluidizzata.
La sabbia silicea viene utilizzata come mezzo di accumulo per le sue caratteristiche: è economica, abbondante, non infiammabile, stabile alle alte temperature e indipendente da filiere critiche. Un aspetto tutt’altro che marginale in un contesto globale segnato da tensioni geopolitiche e scarsità di materie prime strategiche.
Il funzionamento del sistema si articola in tre fasi:
- Carica: l’energia elettrica, idealmente da fonti rinnovabili, viene convertita in calore tramite resistenze elettriche. Un flusso d’aria fluidizza la sabbia, consentendo un riscaldamento rapido e uniforme.
- Accumulo: la sabbia conserva il calore all’interno di un sistema altamente isolato, con perdite energetiche contenute anche su lunghi periodi.
- Scarica: il calore viene trasferito a un fluido termovettore, producendo vapore fino a circa 550 °C, direttamente utilizzabile nei processi industriali.
Il risultato è la possibilità di trasformare elettricità rinnovabile in calore continuo, programmabile e disponibile su richiesta, superando il limite dell’intermittenza.
Per approfondire: MGTES | Magaldi
Dalla sperimentazione alla fabbrica: l’impianto di Buccino
La tecnologia è già operativa. A Buccino (Salerno) è in funzione il primo impianto MGTES su scala industriale, installato presso lo stabilimento della I.Gi. S.p.A., attiva nella raffinazione di oli vegetali.
la batteria di sabbia installata ha una capacità di 7,5 MWh di accumulo termico ed è alimentata da un impianto fotovoltaico da 2 MW. Fornisce vapore a circa 190 °C, garantendo continuità produttiva 24 ore su 24 e coprendo circa il 15% del fabbisogno di energia termica dell’azienda. Grazie a questo sistema è stato ridotto in modo significativo il consumo di gas naturale, evitando l’emissione di oltre 500 tonnellate di CO₂ all’anno.
Un elemento chiave è l’integrazione dell’impianto in un processo produttivo esistente, senza riconversioni radicali. Un aspetto che rafforza la replicabilità della soluzione in altri contesti industriali.
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Una transizione meno visibile, ma decisiva
Se la decarbonizzazione dell’elettricità è ormai avviata, quella del calore industriale rappresenta la prossima grande frontiera. L’accumulo termico è uno degli strumenti più efficaci per colmare questo divario.
Che una tecnologia basata su un materiale semplice come la sabbia sia oggi riconosciuta dall’IEA come best practice europea dimostra che la transizione ecologica può partire da soluzioni concrete, già operative, capaci di ridurre in modo sostanziale l’impatto climatico dell’industria.
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