Il rimorchiatore Pietro Micca e le evoluzioni tecnologiche

 Il rimorchiatore Pietro Micca e le evoluzioni tecnologiche

Dal vapore all’elettrone: l’efficienza guida l’evoluzione delle tecnologie. Questa è la storia del Pietro Micca: quello di Napoli. Articolo a cura di Nicolò Tacconi, Ecofuturo.

Non pensate subito male: non è ‘nu pacc, ve l’assicuro!

Questo è altrettanto mitico ed eroico di quello di Torino, anche perché è sopravvissuto ad oltre 130 anni di avventure, guerra, salvando vite e bastimenti, costruendo porti, pontili e frangiflutto.

Si tratta di un piro-rimorchiatore, costruito nel 1895 in Inghilterra, arrivato in Italia all’inizio del ‘900. All’epoca del Titanic, già parecchia acqua gli era scorsa sotto lo scafo.

E’ dotato di una macchina a vapore a triplice espansione di 450hp, alimentata da una caldaia prima a carbone, poi convertita a olio combustibile.

Perché ci interessa?

Questa è la prima macchina che ha sollevato l’umano dal lavoro fisico dai tempi delle galere. La prima che ci ha permesso di spostarci, trasportare, scavare, sollevare, pompare senza lo sforzo umano o animale. La prima macchina che ha proiettato l’umanità nell’era della meccanica motorizzata, fornendogli una leva di forza sul mondo circostante mai vista nella storia.

Guardate i video, guardatela bene, perché è la macchina che ha trasportato l’umanità intera in una nuova dimensione, nel bene e nel male.

Ho avuto la fortuna di navigare sul Micca: lo scafo ha un fascino pazzesco ed il suo cuore pulsante, la macchina a vapore, è semplice, silenziosa, potente e affidabile, e dopo 130 anni, gira come un orologio! Sembra viva nel suo movimento.

Tuttavia, ci sono altri aspetti da considerare: è stata la prima macchina a necessitare di grandi volumi di materie fossili ed ha un’efficienza intorno al 15%. Per ogni 100 Litri di carburante imbarcati e pagati, solo 15 diventano propulsione, il resto calore che va su per il fumaiolo.

Questo è il Motivo per cui la macchina a vapore è stata scalzata dal motore endotermico. Non perché non funzionasse, non fosse affidabile o meccanicamente ingegnosa. E’ energeticamente inefficiente. Con lei sono spariti cantieri, ingegneri, tecnici, operatori, maestranze e lavori che vi ruotavano attorno.

Praticamente tutti i mezzi a vapore: navi, treni, trattore, camion, macchine da lavoro sono spariti nel giro di pochi anni a favore di una tecnologia più efficiente: il motore endotermico. Tutta una filiera industriale, produttiva e lavorativa che accompagnava questa tecnologia è stata spazzata via, per un motivo principale: l’Efficienza.

Oggi assistiamo a un cambiamento simile. In quanto tecnologia più efficiente, l’elettrico sta rimpiazzando il motore a scoppio, che per quanto ci sforziamo di migliorarlo (e di sovra-complicarlo), non supera mediamente il 35% di rendimento.

L’endotermico ha dato tutto quello poteva.

Se al ristorante prendessimo antipasto e primo, ma ci facessero pagare un pasto a cinque portate, urleremmo alla truffa. È quello che succede con ogni pieno di carburante, i due terzi dell’energia partono in calore. Se il sistema di raffreddamento va in difetto, il motore fonde.

Aldilà di tutte le tifoserie, rombi, affetti, passioni, momenti di gloria per i motori a scoppio, l’attuale trasformazione è inevitabile: semplicemente perché l’elettrico è molto più efficiente e continua a migliorarsi anno dopo anno. Basta vedere come si sono evolute le potenze, l’autonomia e le tecnologie legate all’elettrico solamente negli ultimi 5 anni.

Infine, con un pianeta sempre più popolato e tecnologie sempre più accessibili a miliardi di persone che giustamente le vogliono utilizzare, non abbiamo altra scelta se non di utilizzare al meglio l’energia disponibile.

Il resto fa parte di una storia da ricordare, da conoscere e di cui essere grati. E’ bello che ci siano testimoni come il valoroso Pietro Micca a ricordarcelo.

Per chi volesse approfondire la sua affascinante storia, vi lascio questi link: La straordinaria storia del “Pietro Micca” 1895 // Il Pietro Micca, 1895: antica nave a vapore ancora in funzione

Recentemente, è stato ricomprato da un armatore turco, continua così il suo periplo nel Mediterraneo. Ci ha salutati con la sua linea elegante ed un lungo sbuffo di vapore dal suo fischio: si c’è nostalgia, ma il futuro guarda altrove.

Buon vento, Pietro Micca!

Redazione

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