Solarpunk: il futuro che possiamo ancora costruire
Da qualche giorno mi sto interessando al concetto di solarpunk. Mi sono sempre confrontato con il futuro e con il passato.
Ho letto le opere di William Gibson sul cyberpunk: Neuromante, Giù nel cyberspazio e Monna Lisa Cyberpunk. Ho visto film come Johnny Mnemonic, Blade Runner e altri.
Anche i manga e gli anime mi hanno sempre ispirato e affascinato, da Ghost in the Shell ad Akira, fino alla più contemporanea Alita.
Da giovane ho scoperto Jules Verne e i suoi scritti mi piacquero molto, ma una cosa mi colpiva sopra tutte: la lungimiranza del sognatore. La capacità di descrivere qualcosa che sarà, e di beccarci alla grande. Come l’allunaggio, che avverrà molto dopo il sogno del letterato.
Ogni film del maestro Hayao Miyazaki è sempre stato un esempio di denuncia, di avvertimento e di ricchezza narrativa fantastica che parla di un possibile futuro.
Ma anche Tolkien, nel suo fantastico libro, parla di un’era antica del mondo, prima dell’avvento e della vittoria dell’uomo su ogni altra forma di esistenza. Parla dal futuro.
Così come in Conan, la prospettiva è sempre dal futuro che arrivano le storie del passato. In entrambi i narratori il gioco tra passato e futuro che dialogano è fortissimo.
Tale background è comune a molti della mia età. Per tal motivo spesso mi ritrovo a pensare al futuro, a come sarà, ed è a me chiaro che esso dipende dal presente, che appena lo pensi è già diventato passato.
In questo fluire, oggi mi sono riscoperto più prossimo alla visione di un futuro definibile attraverso il filone detto “solarpunk”.
Il solarpunk è l’opposto del cyberpunk. Se il cyberpunk diceva “il futuro sarà high-tech, ma distopico, piovoso e controllato dalle corporation”, il solarpunk risponde: “e se invece il futuro fosse verde, solare, giusto e desiderabile?”
È un movimento culturale, estetico e politico nato intorno al 2008-2014 su Tumblr, Reddit e nella fantascienza indipendente, come risposta diretta alla stanchezza da distopia.
1. L’idea di base
Non è post-apocalittico, è post-crisi. Il solarpunk immagina un mondo dove l’umanità ce l’ha fatta. Abbiamo superato il cambiamento climatico, non perché abbiamo inventato una bacchetta magica, ma perché abbiamo cambiato tecnologia, economia e modo di vivere.
I suoi tre pilastri sono:
- Tecnologia appropriata: non tech per dominare la natura, ma tech che collabora con essa, in una sinergia profonda e radicata, di ogni sorta compresa l’IA, con pannelli solari ovunque, agrivoltaico, eolico offshore e onshore integrato nella città come nel paesaggio, permacultura, bio-materiali, riparazione di ogni cosa, riciclo e recupero dei materiali, open-source, low-tech intelligente. È futuro arcaico che custodisce i valori del passato ma attualizzandoli in pratiche contemporanee. È progressista e conservatore nello stesso istante.
- Decentralizzazione: niente megacorporazioni e megalopoli verticali. Città più piccole, quartieri autogestiti, orti comunitari, cooperative energetiche, reti locali.
- Ottimismo radicale: non è un ottimismo ingenuo. È la scelta politica di immaginare un futuro per cui valga la pena lottare, invece di rassegnarsi al collasso.
2. L’estetica
È la parte più riconoscibile. Basti pensare a:
- Architettura: edifici ricoperti di verde come il Bosco Verticale di Milano, facciate in legno e bambù, balconi pieni di piante, serre integrate nelle case. Molta ispirazione dall’Art Nouveau, da Gaudì e dall’architettura islamica e giapponese, che integra le tecnologie necessarie alla produzione di energia.
- Colori: niente neon e pioggia acida. Verde smeraldo, giallo sole, terracotta, azzurro cielo. Molta luce naturale.
- Moda e oggetti: vestiti riparati e rattoppati in modo visibile, fibre naturali, artigianato, tatuaggi di piante, zaini pieni di attrezzi. Niente usa e getta. Artigiani che nel loro lavoro fanno uso di IA e strumenti tecnologici sbalorditivi tanto quanto di martelli e forbici.
Se il cyberpunk è Blade Runner di notte a Tokyo, il solarpunk è un pomeriggio d’estate in un quartiere di Lisbona dove i tram vanno a energia solare e ogni tetto è un orto sotto i pannelli fotovoltaici.
3. Alcuni esempi
- Letteratura: Lo stato solare di Andrew Dana Hudson, l’antologia Sunvault curata da Phoebe Wagner e Brontë Wieland, A Psalm for the Wild-Built di Becky Chambers.
- Videogiochi e film: Terra Nil, dove devi ricostruire un ecosistema; Nausicaä della Valle del Vento di Miyazaki, considerato proto-solarpunk; anche WALL-E nella seconda parte e l’ultimo lavoro DreamWorks Il Robot Selvaggio.
- Nella vita reale: gli eco-villages, i progetti di riforestazione urbana a Bologna e Firenze, le comunità energetiche in Sardegna, i FabLab che stampano pezzi di ricambio per non buttare via nulla. È molto DIY.
In pratica il solarpunk non ti chiede “hai paura del futuro?”. Ti chiede “che futuro vuoi abitare e cosa stai facendo per costruirlo?”
Spesso mi chiedevo come sarebbe stata l’esistenza senza più il petrolio. D’altronde finirà, prima o poi. Siamo cresciuti con l’idea che quel futuro senza combustibili fossili sarebbe stato sicuramente diverso dal nostro. Solo che oggi la dimensione del problema è ben più grande. Sappiamo per certo che il futuro potrebbe essere un film distopico se non faremo nulla per fermare la crisi climatico-ambientale. Il futuro sarà fatto di piogge acide, mari acidi, caldo torrido per molta parte del globo e città sovraffollate. Mentre l’altra opzione è quella che a me ispira di più. Quella che ritrovo nella definizione di Terzo Paradiso di Michelangelo Pistoletto.
La visione di Michelangelo Pistoletto nell’idea del “Terzo Paradiso” è la sintesi tra la natura e tecnologia. Nel Manifesto si parla di Homo Artisticus, un uomo con una gamba Sapiens e una gamba Tecno. Due gambe che devono trovare un equilibrio per percorrere la strada verso il futuro. Mettere insieme due elementi per dare vita ad un terzo elemento che non esisteva, un terzo paradiso cioè una terza fase dell’umanità. Bilanciare la libertà con la responsabilità trovare un equilibrio tra la natura e la tecnologia, mettere l’arte a servizio della ricerca del Terzo Paradiso. L’artista che trova come simbolo del “Terzo Paradiso” una evoluzione dell’infinito. Nelle due parti canoniche di aggiungere una terza, centrale, che deriva dalla presenza delle due parti, nel loro fluire da un mondo all’altro in un continuo flusso, che si sostiene l’uno con l’altro attraverso l’arte e ciò che essa rappresenta.
Tratto dal libro di R. MEZZALAMA, “Il Clima che Cambia l’Italia” – Viaggio in un paese sconvolto dall’emergenza climatica
Il simbolo di Pistoletto è: ∞ con un cerchio in più al centro. Il primo cerchio è la natura, il secondo è l’artificio, il terzo, al centro, è il Terzo Paradiso, dove i due trovano equilibrio.
Il solarpunk è esattamente questo: l’Homo Sapiens con la gamba tech. Non è luddista, non vuole tornare alle caverne. Vuole mettere l’IA a contare le api, non a sostituirle. Vuole usare i droni per piantare alberi, non per sorvegliare.
Citando R. Mezzalama ne “Il Clima che Cambia l’Italia”, sappiamo che l’emergenza non è più alle porte, è in casa. La CO2 è a 432 ppm e il superamento del grado e mezzo sembra consolidarsi ogni giorno di più.
L’urgenza di agire è impellente
Secondo John Rockstrom il limite di concentrazione atmosferica di CO2 da non superare è di 450 ppm. Il climate clock segna 2 anni e 11 mesi per raggiungere il carbone budget che ci dà una percentuale del 50% di essere oltre il grado e mezzo. Il clima inizia ad essere così carico di energia da poter scatenare decenni di eventi meteo come mai visti. Eppure per molti di noi non sta succedendo nulla e nessuno ci crede fino al cambiamento.
In un momento di passaggio credo sia fondamentale dare fiducia in un possibile futuro. Il cambiamento del futuro climatico è già avvenuto, lo possiamo già intuire, possiamo ancora fare molto per non peggiorarlo.
Il solarpunk non ci restituisce solo speranza, ci restituisce un compito. È la visione di un futuro che assomiglia ancora a quello che amiamo del nostro presente, perché avremo avuto il coraggio di collaborare, come cittadinanze e come nazioni, per evitare il collasso. Per evitare che l’effetto serra ci faccia cadere in una realtà distopica, lontana da quella che ispirò la conquista della Luna.
Ettore Greco
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