Pace e rinnovabili: la proposta di Ecofuturo

 Pace e rinnovabili: la proposta di Ecofuturo

Lo scorso 20 agosto, nello storico Monastero di Camaldoli (Poppi, AR), si sono svolti gli Stati Generali della Cultura della Pace della Regione Toscana. Promosso dalla Regione, l’incontro ha riunito istituzioni, la comunità monastica camaldolese, il terzo settore, il mondo accademico e la cittadinanza attiva. Per Ecofuturo era presente Elena Pagliai, di seguito il suo intervento.

La pace si fa anche con le pompe di calore: il piano di Ecofuturo per un clima senza disuguaglianze

Quest’anno ricorrono i trent’anni dalla firma della Carta della Pace di Camaldoli, il documento siglato nel 1996 da movimenti politici e associativi del territorio aretino — con un ruolo decisivo delle Acli di Arezzo — per affermare valori di convivenza tra i popoli, dignità della persona e giustizia sociale.

Trent’anni dopo, quella stessa idea di pace torna a interrogarci da un punto di vista che allora era meno centrale nel dibattito pubblico: la crisi climatica. Ecofuturo — che a questo appuntamento avrebbe dovuto partecipare con il proprio cofondatore Fabio Roggiolani, tra i promotori originari della Carta insieme a Carlo Umberto Salvicchi e Giuseppe Giorgi — porta in questa sede una riflessione che lega ambiente, tecnologia e giustizia sociale come un unico terreno di lavoro per la pace.

Parlare di clima oggi significa spesso parlare di allarme, di soglie superate, di tempo che manca. È tutto vero. Ma la speranza non è il contrario della lucidità: è la scelta di continuare ad agire anche quando i numeri fanno paura. Le rinnovabili, l’agrivoltaico, il biometano, la geotermia non sono solo soluzioni tecniche — sono la prova che un’altra strada è già possibile, oggi, con progetti che nascono e crescono ogni anno anche in questo territorio.

C’è però un rischio da nominare con onestà: se la tecnologia resta appannaggio di pochi, non risolve la crisi climatica — la sposta. La sposta su chi non può permettersi un impianto fotovoltaico, su chi vive in territori più fragili, su chi non ha voce nei tavoli dove si decide il futuro energetico del pianeta.

È qui che il filo con la pace diventa evidente. La storia insegna che le disuguaglianze nell’accesso alle risorse — acqua, energia, terra — sono tra le cause più profonde dei conflitti. Se le tecnologie ambientali restano un privilegio, costruiamo un mondo più verde ma non più giusto. E un mondo ingiusto, prima o poi, torna a essere un mondo in conflitto.

Per tradurre questo principio in pratica, Ecofuturo mette sul tavolo due proposte concrete, pensate per rendere la transizione energetica accessibile davvero a tutti.

La prima è un prestito a tasso zero per le pompe di calore: un finanziamento garantito da Stato o Regione, per permettere alle famiglie di acquistarle, da restituire in 10 anni. Grazie al risparmio energetico generato — stimato attorno al 30% sui costi in bolletta — la rata si autofinanzia in larga parte con il risparmio stesso, abbattendo la barriera economica che oggi esclude molte famiglie dall’elettrificazione dei consumi domestici.

La seconda è un’energia a 5 centesimi al kWh per i territori ospitanti: ai cittadini residenti nei territori che accolgono impianti di energia rinnovabile su scala utility, Ecofuturo propone di riconoscere un prezzo agevolato dell’energia, trasformando chi oggi “subisce” la presenza di un impianto sul proprio territorio in un beneficiario diretto della transizione, e restituendo valore economico e sociale a chi mette a disposizione il proprio paesaggio per la produzione di energia pulita.

Due proposte diverse ma coerenti nello stesso principio: la transizione ecologica non può reggersi sulla buona volontà dei singoli, ha bisogno di strumenti che la rendano economicamente accessibile e socialmente equa.

C’è infine un terzo filo, forse il più profondo. Le tecnologie ci daranno strumenti sempre più potenti, ma da sole non basteranno se non ricostruiamo qualcosa che abbiamo smarrito: il senso di appartenenza alla natura, non di dominio su di essa. Riscoprire questo legame non è un esercizio romantico, ma la base culturale senza la quale nessuna tecnologia, per quanto avanzata, potrà davvero durare nel tempo.

Ambiente, giustizia sociale e pace non sono tre battaglie parallele: sono la stessa battaglia, guardata da tre finestre diverse. La Carta della Pace di Camaldoli, trent’anni fa, ha aperto una di quelle finestre in questo territorio. Il compito di chi, come Ecofuturo, lavora ogni giorno sulla transizione ecologica, è tenerla aperta — e provare ad aprirne altre, con proposte concrete che rendano la sostenibilità una possibilità per tutti, non un privilegio per pochi.

Video dell’intervento di Elena Pagliai – Guarda il Reel

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Leggi anche: Camaldoli: l’urgenza di far rete / Guerra: disastro climatico ed ecologico – Ecquologia² / immagine copertina: Comunità di Camaldoli

Redazione

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