Ponte sullo Stretto: tra costi fuori controllo e decisioni surreali

 Ponte sullo Stretto: tra costi fuori controllo e decisioni surreali

E’ in arrivo al Consiglio dei ministri il testo del decreto Infrastrutture contenente una serie di misure tra cui il Ponte sullo Stretto di Messina. Da notare come Il costo del Ponte, inizialmente stimato in 8,5 miliardi di euro nella Nadef 2012, è oggi salito a circa 13,5 miliardi. Anche i contratti sui servizi accessori, cancellati dal governo Monti nel 2012, saranno adeguati al nuovo valore dell’opera, fermo restando il divieto di superare un incremento del 50% sul costo originale.

La Società Stretto di Messina, che ha commesso l’opera, assumerà lo status di stazione appaltante qualificata. Inoltre, sarà istituito un Collegio consultivo tecnico con il compito di risolvere extra giudizialmente eventuali controversie relative ai lavori pubblici in corso, ivi compresi quelli del ponte. Ai componenti di questo organismo verrà riconosciuta un’indennità pari al 50% di quella prevista dal decreto legislativo 36/2023.

In questo quadro va inoltre ricordato come a inizio aprile, non sapendo più cosa inventarsi per giustificare il Ponte sullo Stretto, l’opera pubblica più costosa e rischiosa mai realizzata, il governo l’ha dichiarata necessaria per “Imperative Reasons of Overriding Pubblic interest” (IROPI, cioè per motivi imperativi di rilevante interesse pubblico). Trai i motivi ci sarebbe anche la tesi della necessità strategica del Ponte per “motivi inerenti alla difesa del territorio nazionale ed europeo”.

Il Ponte della Discordia: la risibile farsa del ponte sullo Stretto trasformato in opera militare per drenare fondi europei. Analisi di Giuliano Gabbani – comitato scientifico Ecofuturo.

C’è un confine sottile tra la furbizia e la truffa politica. E sembra che il Governo italiano abbia deciso di calcarlo con passo deciso e spavaldo. Lo scenario è surreale, ma tristemente reale. Per rientrare nei fondi europei destinati al riarmo e alla sicurezza, l’esecutivo ha ben pensato di trasformare il Ponte sullo Stretto di Messina in un’infrastruttura strategica militare. Sì, avete letto bene! Un’opera civile costosissima, priva di qualsivoglia utilità economica o sociale immediata, viene oggi spacchettata come se fosse un pezzo essenziale nella difesa militare del nostro Paese.

Un’opera inutile che diventa strategica.

Il Ponte sullo Stretto, da decenni cavallo di battaglia di campagne elettorali di ogni colore, è sempre stato più un miraggio che un progetto realistico. Parliamo di un’opera che costerà almeno 14 miliardi di euro, da costruire in un’area ad altissima sismicità, con gravi difficoltà ingegneristiche e impatti ambientali devastanti. Ma oggi il problema non è solo tecnico, è morale e politico. Per superare i vincoli ambientali imposti dall’Unione Europea e accedere a fondi destinati alla difesa, il Governo ha avuto l’ardire di classificare il ponte come “opera strategica militare”.

La logica, a dir poco capziosa, è la seguente. In caso di guerra o minaccia, il ponte potrà permettere un rapido spostamento di truppe tra la penisola e la Sicilia. Un’affermazione che suona come un insulto all’intelligenza collettiva. In qualunque scenario bellico, uno dei primi obiettivi a essere distrutti è proprio un’infrastruttura del genere. E non c’è generale, stratega o analista al mondo che immaginerebbe di spostare truppe su un viadotto di 3,3 km sospeso nel nulla, bersaglio perfetto per qualunque attacco. Le truppe, in caso di reale emergenza, si muovono via mare e via cielo — lo sanno anche i bambini.

La grande sottrazione: 14 miliardi che spariscono dai bisogni reali del Paese.

Ciò che rende l’operazione ancora più cinica è la provenienza dei fondi. Non si tratta di un bilancio separato, di un tesoretto dimenticato. Questi miliardi vengono sottratti a capitoli vitali: scuola, sanità, trasporto pubblico locale, riqualificazione urbana, manutenzione delle infrastrutture esistenti. In un Paese in cui gli ospedali cadono a pezzi, dove le scuole crollano e le linee ferroviarie regionali sembrano appartenere al secolo scorso, il Governo decide che la priorità è un ponte a uso (presunto) militare.

La favola della sovranità e le “volpi del deserto”

C’è chi ha parlato di visione strategica, chi di “ritorno alla grandezza nazionale”, evocando la sovranità, la libertà dai vincoli europei, e una vaga idea di potenza mediterranea. La realtà è molto più grottesca. Siamo davanti a un uso strumentale e disperato delle risorse comuni, camuffato da patriottismo da operetta. Un’operazione di maquillage retorico che puzza di propaganda e che mostra tutta la debolezza — e la furbizia — di un governo che assomiglia sempre più alle Volpi del Deserto. Non tanto quelle leggendarie di Rommel, ma quelle tragicomiche che rincorrono gli aerei per cercare l’ombra.

Un governo che rincorre l’immagine, l’illusione, il miraggio di una grande opera, pur di nascondere la propria incapacità di occuparsi delle piccole — ma fondamentali — cose. Come sistemare un ospedale, garantire un trasporto pubblico decente o far funzionare una scuola.

Diciamo la verità: un ponte verso il nulla.

Alla fine dei conti, il ponte sullo Stretto rischia di diventare ciò che è sempre stato. Un monumento allo spreco, alla propaganda e all’arte tutta italiana del “trucco di bilancio”. Ma oggi ha anche un’aggravante! Serve da cavallo di Troia per sottrarre miliardi ai bisogni reali della popolazione, in nome di una fantomatica “difesa strategica” che esiste solo nei comunicati stampa.

E mentre si costruisce un ponte tra due coste, si abbattono ponti ben più reali tra politica e società, tra bisogni e priorità, tra verità e narrazione. E intanto, le volpi continuano a rincorrere l’ombra degli aerei, mentre il Paese resta sotto il sole cocente dell’abbandono.

Sullo stesso tema leggi anche: La faglia di Scilla – Palmi: un rischio per il Ponte di Messina | A Villa San Giovanni un convegno sul dibattito surreale sul Ponte di Messina

Redazione

Related post