Piantare alberi? Sì, se non è una scusa

Una riflessione di Mauro Romanelli, Presidente di Ecolobby

Le strategie per rallentare la transizione energetica del sistema economico, verso un modello 100% rinnovabile, diventano sempre più raffinate. Se prima erano grezze e abborracciate (scetticismo sul climate change, o sulla causa umana), adesso che il problema è innegabile ed evidente, si passa a meccanismi più astuti, idee suggestive sussurrate nell’orecchio, fatte circolare e fatte entrare in testa alle persone, e ai decisori politici.

Una delle lusinghe più raffinate è quella del piantare miliardi di alberi. Sacrosanto, bellissimo, riconciliante con la natura e con la coscienza, rigenerante. Chi può essere contro?

Nessuno, infatti è una cosa giusta, a cui mai ci si deve opporre, se sarà una strategia aggiuntiva, a quella della conversione del sistema produttivo in senso rinnovabile. Diventa sbagliata se si pensa che debba essere la prima strategia, sostitutiva, o comunque pretesto dilatorio per la conversione energetica, o se ci si illude che possa essere controllabile o affidabile per salvarci da un disastro che invece è certo, già iniziato, esiziale, e che quindi abbisogna di soluzioni altrettanto certe: rigorosamente e assolutamente certe.

Più alberi si pianta e meglio è, quindi, ma la strategia certa e affidabile per salvarci non è questa.

Piantare alberi intanto ha un ritorno pieno di sottrazione di Co2 dall’atmosfera in venti anni: troppo, per l’emergenza che abbiamo. Inoltre non siamo in grado di controllare la stabilità, il mantenimento, di quanto piantato Gli alberi possono essere distrutti da fenomeni estremi, perdere la capacità di assorbire Co2 causa siccità, se muoiono e diventano massa che viene respirata o fermentata da altri organismi, diventano emettitori di Co2, da sequestratori che erano da vivi.
No, non ci si può basare sul piantare alberi. Si deve fare comunque, ma non possiamo “contarci”, in buona sintesi.

Bisogna chiudere pozzi e raffinerie, e non aprirne altri, questo invece si deve fare, e subito. Petrolio, gas e carbone residui nei giacimenti GIA’ APERTI, sono in grado di portarci molto oltre i limiti dell’Accordo di Parigi. Non ne vanno aperti altri, dunque, e vanno chiusi in venti anni tutti quelli che esistono, senza nemmeno esaurirli, perché non possiamo permettercelo.

E si deve riempire il mondo di energie pulite. Subito, adesso, alla velocità della luce. Pale e pannelli, pannelli e pale. Pale, pannelli, e batterie. Pale, pannelli, batterie, e boicottare il consumismo evitando la carne, la plastica e le cavolate inutili. Pale, pannelli, batterie, e chiudere raffinerie e pozzi: questa è l’unica via certa, solida, affidabile, improcrastinabile. Chi racconta altro, non sa di cosa parla.

Mauro Romanelli, Presidente di Ecolobby

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Redazione

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