Piano a induzione: conviene rispetto all’uso del gas metano?
Il Piano a induzione: Conviene davvero rispetto all’uso del gas metano? Articolo a cura di Ettore Greco.
Sono passato da alcuni anni al piano a induzione per la nostra cucina.
Nel tempo ho osservato numerosi vantaggi rispetto all’utilizzo del metano, sia da un punto di vista di impatto sull’ambiente (anche domestico), che dal punto di vista funzionale e di risparmio energetico. Da queste esperienze di cambiamento ho tratto delle mie conclusioni, confermate anche da dati ricavati da mie osservazioni che voglio condividere.
Il passaggio è stato fatto nel periodo in cui è iniziata l’invasione Russa in Ucraina, volevo in qualche modo sentirmi anch’io libero dalla dipendenza dal gas proveniente da quel paese.
Ho sempre pensato che i miei acquisti, la mia spesa, la gestione del denaro fossero un atto politico così come lo è il voto, la partecipazione alla vita democratica. E non volevo che mio denaro venisse utilizzato per usi bellici, per la guerra.
Anche solo il trasporto da luoghi così remoti contribuisce, con le importanti perdite nella rete, alle dispersioni nell’atmosfera di gas serra. Il metano è un potente gas serra, con un potenziale di riscaldamento globale circa 80-86 volte maggiore rispetto all’alla CO2.
Si può facilmente calcolare come per ogni m3 di CH4 fossile combusto si emette 1,8 kg CO2 che prima stava sepolta sotto terra da milioni di anni.
Il metano non è altro che un idrocarburo fossile. Né più né meno che un gas derivante dalla putrefazione di un dinosauro, una felce gigante, o qualsiasi altra organismo biologico esistito milioni di anni fa.
Il metano quando brucia non solo emette gas ad effetto serra ma anche altri inquinanti detti particolato carbonioso.
Con l’utilizzo del metano negli ambienti domestici si rischia di ottenere un’aria simile a quella esterna in inverno e nelle giornate di traffico con produzione di gas serra e particolato.
Con il metano è necessario dover tenere sotto controllo il tubo che va ad alimentare i fornelli. Se in acciaio, va controllato da un tecnico specializzato, se di gomma invece va sostituito ogni 5 anni. Le disattenzioni in questo caso portano a rischio di perdite.
Senza dimenticare l’usura e la pulizia dei fornelli, del piano e delle griglie (in ghisa o in acciaio), e la conseguente perdita di tempo, il consumo di detersivi che diventano inutili con il piano a induzione che si lava molto più facilmente.
Malgrado venga aggiunto un odore artificiale per identificare le fughe di gas, non è sufficiente a permetterci di essere esenti dai pericoli.
Le disattenzioni verso questo pericoloso combustibile in ambienti domestici sono sempre dietro l‘angolo, i dati degli ultimi anni parlano chiaro:
- 2019 | Frattamaggiore (NA) Esplosione in abitazione, causa fuga di gas | 1 morto, 2 feriti;
- 2020 | Portoferraio (LI) Scoppio in casa, distrutta palazzina | 3 morti;
- 2021 | Ravanusa (AG) Grave esplosione in condominio, coinvolti più edifici | 9 morti;
- 2022 | Milano (MI) |Esplosione in appartamento, evacuato intero stabile | 1 morto, 3 feriti;
- 2023 | Catania (CT) Scoppio in cucina, danni strutturali |2 feriti;
- 2024 | Roma (RM) Esplosione in condominio, evacuazione di 40 persone;
- 2025 | Torino (TO) Incendio ed esplosione in villetta, fuga da tubazione | 1 ferito grave;
- 2025 |Meta (NA) Esplosione per fuga di gas |morti due anziani;
- 2025 |Alghero (SS) Fuga di gas in un ristorante | 5 feriti.
Dati aggregati (2019–2022) secondo il Comitato Italiano Gas:
- 983 incidenti totali
- 123 decessi
- 1.512 feriti
- Circa 2 incidenti ogni 3 giorni
Potrebbe sembrare un approccio forse un po’ catastrofista, ma è un dato di fatto che il passaggio ad un uso totalmente elettrico delle apparecchiature domestiche ridurrebbero a zero incidenti come esposti qui sopra.
Vale la pena ricordare a questo punto quanto viene utilizzato questo gas nelle nostre case:
Secondo le analisi del 2023, il settore residenziale ha consumato circa il 34% di gas importato, 20 miliardi circa di metri cubi di gas all’anno. Di questo, circa il 5% è destinato alla sola cottura dei cibi, mentre il resto va a riscaldamento e acqua calda sanitaria. Con questi numeri possiamo concludere che con la cucina a gas si consumano tra 1,0 e 1,5 miliardi di metri cubi di metano all’anno in Italia.
Possiamo andare anche oltre, prendendo in esame l’impatto della combustione del metano sulla nostra salute.
Ogni combustione genera del particolato carbonioso, della polvere ultrafine di piccolissime dimensioni capace di arrivare agli alveoli polmonari e addirittura oltrepassarli raggiungendo il nostro sistema cardiocircolatorio. Il Particolato ultrafine, detto anche PM2.5, PM5 e PM10, si genera anche con la combustione del metano sui fornelli. Si potrebbe stimare che 1 m3 di CH4 possa generare da 0,1 a 1 grammi di particolato. Inoltre ogni combustione che avvenga in aria (21% di ossigeno O2; 78% di azoto N2) produce quindi del biossido di azoto (NO₂). Questo gas risulta irritante per le vie respiratorie ed è associato a asma e bronchiti quando vi si è molto esposti.
Le concentrazioni di PM2.5 in cucine con fornelli a gas possono superare quelle dell’aria esterna nelle città più inquinate. Infine si sprigiona anche un po’ di monossido di carbonio (CO) che è tossico, soprattutto in ambienti poco ventilati. Ragion per cui bisogna capire l’importanza della cappa e della costante aereazione degli ambienti in cui viene utilizzato il metano.
Affrontiamo la cosa dal punto di vista dell’impatto ambientale, dove tutto riguarda tutti, anche noi, così come nel nostro piccolo spazio casalingo.
Ogni gas serra ha un tempo limite di permanenza in atmosfera. Il ciclo del carbonio che ci ha regalato Madre Natura ben 12.000 fa, era tale che la concentrazione di carbonio nell’atmosfera (circa 278 ppm) ci regalava un clima stabile, senza troppi colpi di testa. Oggi quell’equilibrio si è “rotto” (circa 427 ppm a luglio del 2025). Tra le emissioni e la deforestazione siamo riusciti a sbilanciare il ciclo del carbonio a favore della crescita delle temperature, degli eventi climatici estremi e l’aumento della loro frequenza. Le conseguenze della “rottura” dell’equilibrio non avvengono tutte allo stesso modi in tutte le parti del mondo.
La zona in cui si trova il nostro paese viene definito un hotspot climatico, uno di quei luoghi in cui i cambiamenti climatici si sentiranno sempre di più nel tempo. D’altronde, in questi ultimi anni gli abitanti dell’Emilia-Romagna, della Toscana, della Liguria e del Veneto hanno percepito a loro malgrado le conseguenze di far parte di un hotspot climatico.
Passando dal marco ambiente al micro, a quello domestico, ha un senso quindi parlare anche di quanta CO2, che non si vedeva forse dal Cretaceo, si potrebbe evitare di immettere nell’ atmosfera per il nostro caffè. Il consumo medio annuo di metano in vent’anni, dal 2003 al 2023, è stato di circa 70 mld (da 86 mc del 2005 al minimo del 61,4 mld di mc del 2023) di cui circa il 30% arriva nelle nostre case (https://www.qualenergia.it/articoli/consumi-gas-italia-2023-piu-bassi-da-25-anni/).
Per cui se si considera che nel 2023 l’importazione di metano è stato di 61,5 mld di mc di cui il 34,3 % è arrivato nelle nostre case, possiamo stimare che il 5%, utilizzato per uso domestico, ammonti a circa 1 mld di mc di gas per la sola cottura dei cibi.
Abbiamo dedotto che la cucina a gas consuma tra 1 mld di mc di metano all’anno in Italia, quindi:
- CO₂ | 1.800.000 t | 1,8 mln di tonnellate di CO2 fossile;
- NO₂ | dalle 100 alle 300 t;
- PM10 | dalle 10 alle 100 t | Dipende da ventilazione e tipo di fornello.
- PM2.5 | dai 5 alle 50 t | Dipende da ventilazione e tipo di fornello.
Per confutare tale primo approccio numerico mi sono avventurato in un calcolo per la cottura di alcuni alimenti in modo da dare un’idea concreta.
Per fare tali considerazioni bisogna tenere conto di un piano cottura di una cucina a gas normalmente composto da quattro fornelli, uno grande, due medi e uno piccolo, potendo definire che:
- il fornello più grande consuma circa 3 Kilowatt – 0,18 metri cubi l’ora di gas metano;
- i due fornelli medi circa 1,7 Kilowatt – 0,10 metri cubi l’ora di gas metano l’uno.
- il fornello più piccolo 1 Kilowatt – 0,06 metri cubi l’ora di gas metano.
Utilizzando un fornello medio per portare ad ebollizione 2 litri di acqua utili a cuocere ad esempio della pasta, il tempo necessario è stato 24 minuti più 10 per la cottura a “meta fiamma” quindi media potenza. Come si traduce in costi?
Fornello medio per 24 minuti a piena potenza, cioè a 1700 W termici –> 0,1 [Smc/h] x 24/60 [h] + 0,05 [Smc/h] x 10/60 [h] = 0,041 mc di gas = 0,735 kgCO2
Dunque, in totale per un piatto di pasta di consumano 0,041 mc.
Se cuciniamo pasta una volta al giorno, tutti i giorni dell’anno, consumeremo 0,041 mc/gg x 365 gg/anno= 14,97 mc = 27 kgCO2/anno per un piatto di pasta.
Quanta pasta consumano gli abitanti italiani?
Gli italiani consumano 26 kg a testa di pasta l’anno, ovvero una media di 77 g di pasta al giorno. I cittadini italiani sono 59 mln circa, quindi:
- 59.000.000 x 27 kgCO2/anno = 1.593.000 kgCO2/anno = 1, 1.593 tCO2/anno ovvero 1,59 MtCO2/anno.
- Su 418 MtCO2 prodotte nel 2019 lo 0,4 % dipendeva dal gas della cucina x gli spaghetti.
Ma affrontiamo il problema, cottura della pasta, da altro punto di vista con l’osservazione diretta. Preciso che in ogni caso l’acqua utilizzata per la cottura è sempre stata quella del rubinetto, a temperatura ambiente e pressione atmosferica. Quindi l’energia necessaria è sempre la stessa (a parità di condizioni iniziali). Per riscaldare 1 litro di acqua ci vogliono circa 335 kJ (considerando l’acqua a 15 °C) per 2 litri ci vorrà il doppio 670 kJ.
Partiamo quindi da un’analisi energetica rilevando alcuni dati necessari. Per far bollire 2 litri di acqua, a temperatura ambiente, ho impiegato 13 minuti con il piano a induzione settato ad una potenza di 1 kW, mentre 7:00 minuti con l’induzione a 2 kW. Sempre con 2 litri, e sempre la stessa pentola ma con fornello da 7 cm (credo sia quello medio da 1,7 kW) ho portato ad ebollizione l’acqua in 24 minuti, mentre con fornello da 10 cm (grande da 3 kW) ci sono voluti 13:00 minuti. Quindi il fornello grande impiega circa quanto il piano ad induzione a metà potenza.
INDUZIONE
Il fornello ad induzione pagato 35 euro, con sconto, ma già oggi ha raggiunto i 60 euro. Quindi con il piano ad induzione settato al massimo consumo circa: 2 kW × 7/60 = 0,23 kWh (quindi 828 kJ quindi rendimento 81%). Invece con il piano settato a meta potenza cioè 1 kW, a parità di tempo, l’energia investita sarà: 1 kW × 13/60 = 0,216 kWh.
Facciamo quindi un piccolo conto economico finale, considerando il costo dell’energia attuale e la mia bolletta con il costo finale, che lordo equivale a 0,23 €/kWh (ma voi potete adattare la vostra tariffa): 0,216 kWh × 0,23 €/kWh = 0,05 € quindi 5 centesimi.
PIANO COTTURA
Consideriamo quindi la cottura con il fornello grande da 3 kW. Ci abbiamo impiegato 13 minuti che corrispondono a 13[min]/60[min/h] = 0,22 h, per cui:
0,18 mc/h × 0,22 h = 0,04 mc.
I due calcoli sono coerenti poiché si possono sovrapporre se si considera che circa il 50% di energia ricavata dal gas si disperda. Quindi considerando che io pago 1,95 €/mc il gas posso definire come costo il seguente valore:
0,04 [mc] x 1,95 [€/mc] = 0,078 € = circa 8 centesimi di €
Questi costi possono rapportare al litro, cioè quando cuciniamo un alimento liquido. E per ogni litro spenderò 4 centesimi di gas metano rispetto a 2,5 centesimi per un fornello ad induzione. Insomma il gas mi costa il doppio ad oggi con le mie tariffe.
Ma dobbiamo tener presente un altro aspetto fondamentale. Le infrastrutture di rete gas costruite nel 1941 e tuttora gestite da un’azienda privata controllata da AGIP, la SNAM, che attraverso guadagni derivanti dalle nostre “bollette gas” ridistribuiscono dividendi agli azionisti e si occupano della manutenzione della rete di gasdotti. In pratica la privatizzazione ci ha ripagato dell’investimento iniziale e del valore del business relativo? Oppure ci abbiamo perso qualche cosa come collettività?
Altro costo è quello ambientale, legato agli espropri, all’impatto sul territorio, ma ancor più per le perdite, quindi l’inquinamento dovuto dalla dispersione nell’atmosfera. Il gas viene trasportato da lontano, Siberia, Kazakistan, Algeria, e ciò comporta una grande perdita nell’atmosfera anche in queste fasi. Purtroppo tale dato delle perdite non è ufficiale, non viene indicato dalle compagnie che gestiscono i metanodotti, a livello europeo si stima che le perdite siano tra 0,2% e 1,5 %, perciò che esiste certamente una minima fuga che si sommerà a quanto stimato precedentemente delle emissioni serra.
Per concludere
Possiamo dire di aver calcolato vengono emessi 1,59 MtCO2/anno per la pasta cucinata. Ci sarebbe da pensare anche ai diversi tipi di liquidi, sughi, ai brodi, ai bolliti, alle cucine industriali, alle aziende di catering, alle mense, ai ristoranti… Praticamente ovunque utilizziamo un piano di cottura a gas metano e sono tanti. Per cui penso che potremmo risparmiare da un punto di vista economico, in bolletta del gas, ma anche da un punto di vista ambientale con un bel po’ di tonnellate di CO2 e altri gas serra emessi in meno.
Costi ambientali che possiamo concretizzare ahimè solo nei casi più estremi, quando la popolazione è colpita come lo è stata in Emilia-Romagna 2024. E come ogni qual volta un evento meteorologico estremo arreca danni a beni privati di cittadini come me, te che leggi.
Da queste osservazioni penso che sia chiaro dove sta il guadagno e tutti i vantaggi di fare un cambiamento così semplice quanto efficace, senza nemmeno dover spendere chissà quanti soldi migliorando anche la qualità di vita del singolo… Alla fine, tutto sta nella presa di coscienza per il compiere il passo senza timori.
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