Le ecotecnologie possono far diventare resilienti le società
Le ecotecnologie possono far diventare resilienti le società. Articolo di Fabio Roggiolani, cofondatore Ecofuturo Festival.
Le ecotecnologie, mentre contribuiscono a salvaguardare il futuro dell’umanità sulla Terra, riescono a migliorare la qualità della vita di chi le adotta —aspetto particolarmente cruciale nell’epoca del riscaldamento globale. La resilienza non è altro che la capacità di convivere con un clima che cambia, limitando disagi, danni e costi legati all’aumento degli eventi estremi. È vero che per alcune zone del Pianeta il surriscaldamento non ha gli stessi dannosi effetti. Per popolazioni, come gli Inuit o per la fauna artica, il cambiamento climatico rappresenta un rischio esistenziale. Ma per altre, la Finlandia o la Norvegia, un clima più mite potrebbe persino portare benefici.
Tuttavia, qui vogliamo parlare dell’Italia e, più in generale, dei Paesi del Mediterraneo, tra i più vulnerabili all’innalzamento delle temperature, alla desertificazione e alla scarsità d’acqua distinguendo chi vive in città o in campagna, chi lavora in agricoltura, nell’industria o nel turismo. Le strategie di adattamento e i benefici delle ecotecnologie cambiano a seconda dei contesti.
Le città invivibili.
La temperatura di 36 °C prevista di giorno sarà in realtà più alta di due o tre gradi nelle strade asfaltate del centro, rispetto alle aree periferiche o di campagna. Di notte questa differenza sarà ancora più marcata: in campagna si registrano anche 5 °C in meno durante le ondate di calore. In città occorreranno scelte coraggiose, come la sostituzione totale degli asfalti bituminosi con pavimentazioni stradali filtranti o realizzate in materiali come cemento o gres, che hanno un effetto albedo molto più alto. L’asfalto, derivato dal petrolio, trattiene il calore del Sole e lo rilascia durante la notte. Mentre la temperatura delle strade in pietra scende quasi ai livelli dell’aria notturna, quella dell’asfalto rimane molto alta, raddoppiando il disagio.
Le città devono diventare verdi, con alberi in tutte le strade, oppure con fioriere, pergolati o coperture — magari fotovoltaiche. Devono essere ombreggiate, altrimenti non riusciremo più a viverci. I turisti scappano dalle nostre città storiche nei mesi estivi e il sistema sanitario è messo a dura prova.
Nel 2003 — ero allora nel governo della Regione Toscana — a fronte della prima persistente ondata di calore avemmo in Italia 13 mila morti in più: non eravamo preparati. Fummo costretti a correre ai ripari, portando gli anziani nei centri commerciali con i pullman. Poi mettemmo a punto un piano di emergenza caldo, che negli anni successivi mi valse anche numerose critiche, perché per quattro anni l’emergenza non si ripresentò con la stessa intensità. Da allora, non esiste più struttura sanitaria, né edificio pubblico, che non abbia il condizionatore. E anche nelle abitazioni, fortunatamente, la climatizzazione si è diffusa in modo significativo. Ma nel Sud del mondo si muore, e la strage globale parla di oltre due milioni di vittime ogni anno per ondate di calore (dati OMS).
I condizionatori tradizionali, se da un lato proteggono chi è all’interno, dall’altro peggiorano la vivibilità all’esterno: per mantenere 23 °C in casa, lo scambiatore esterno emette aria a oltre 70 °C. La notte le nostre città si ritrovano con un vero e proprio “riscaldamento a pavimento” acceso: il bitume delle strade che trattiene il calore ben oltre i 40 °C al suolo e un “riscaldamento a parete” formato dalle migliaia di scambiatori dei climatizzatori rendendo invivibile l’ambiente urbano.
Il caso Cina.
A Pechino e nelle metropoli cinesi, nei primi anni 2000, lo smog da auto era arrivato a coprire il cielo per molti giorni all’anno; d’estate, i 45 °C raggiunti dalla capitale sommati al soffocamento da smog, causarono una silenziosa ecatombe.
In Occidente avevamo già iniziato a ridurre le emissioni più evidenti, ma Pechino ci ha superato in appena due anni perché ha proibito la circolazione dei motori e motorini a due tempi, i più inquinanti, consentendone la conversione libera all’elettrico, anche in forme creative. E il miracolo si è compiuto. Vedere, i primi anni, la gente girare in ape o motorino, magari riutilizzando i motori delle lavatrici o altri componenti domestici, era molto pittoresco. Ma sotto quell’immagine bizzarra si stava consumando una vera rivoluzione: quella delle auto elettriche.
Già dieci anni fa, in Cina, se non si fosse raggiunto una certa quota di veicoli elettrici, non sarebbe stato più possibile acquistare auto endotermiche. Oggi la Cina è il primo produttore e utilizzatore al mondo di auto elettriche.
In Italia, dopo aver insegnato al mondo e prodotto la prima auto elettrica di serie funzionante già nel 1975 (la Panda Elettra), abbiamo esportato l’invenzione in Cina. E ancora oggi lo smog attanaglia le nostre città. È meno visibile, ma altrettanto aggressivo.
È fondamentale rimuovere dalle città le caldaie a gas, gasolio e legna, sostituendole completamente con pompe di calore. Bisogna eliminare l’uso del gas anche in cucina, passando all’induzione. Occorre riaprire gli orti urbani con la tecnica dell’ortobioattivo, che non richiede zappatura. Ogni casa o condominio ha spazi verdi da utilizzare, spesso abbandonati. È scandaloso vedere ancora autobus o taxi a gasolio. Tutti i mezzi commerciali, pubblici, quelli della nettezza urbana e delle forze dell’ordine destinati alle città devono essere elettrici o alimentati a biometano o a biodiesel da olio di frittura riconvertito.
Campagna problematica.
La colpa è nostra che abbiamo voluto un sistema agricolo che usa chimica e che impoverisce i terreni di sostanza organica rendendoli meno capaci di trattenere l’acqua piovana, specie in presenza di arature sovvertitrici (l’aratura che rovescia la zolla, raccontata nel libro La Terra che Salva la Terra), e poco capaci di reagire agli stress. Ma quando si riescono a superare le grandinate improvvise, i diluvi e le bombe d’acqua, d’estate si presenta una calura innaturale per le nostre colture e, senza la relativa protezione dai raggi del Sole, il disastro è garantito. Lo sanno bene i produttori di frutta e di uva da tavola che ormai tappezzano le campagne di teli ombreggianti, un costo importante ma assolutamente necessario. Oggi è possibile semi-ombreggiare le colture con i pannelli solari fotovoltaici, che consentono di produrre energia rinnovabile e migliori frutti della terra.
I dati dei primi anni parlano chiaro: quasi tutte le colture traggono beneficio da questa alleanza e, se riusciamo a convincere i neo-paesaggisti anti-rinnovabili (gli “annientalisti”, come li ho ribattezzati), potremmo vedere rifiorire la nostra agricoltura anche nelle aree marginali. Ovviamente la nuova alleanza, che vedrà le campagne organizzate a strisce con fotovoltaico e colture alternate, dovrà fare a meno di pesticidi e veleni e dovrà essere biologica. Questa integrazione del reddito agricolo consentirà di produrre biologico a prezzi vantaggiosi e concorrenziali. Una strategia che ci farà risparmiare molta acqua e farà rinascere la sostanza organica del terreno. Per preservare i pannelli dagli eventi climatici estremi, sarà inoltre necessario far rinascere i canaletti tra i campi e i filari di alberi, per ricostruire una biodiversità che nasce proprio dall’ecotecnologia.
Le riserve d’acqua costruite con un secolo di bacini idroelettrici e laghetti di accumulo sono oggi in grave crisi, a causa dell’aumento dei lunghi periodi siccitosi, ma anche perché quell’enorme patrimonio di bacini che ci rese 100% rinnovabili, insieme alla geotermia, fino al secondo dopoguerra, è ormai quasi completamente occupato dal fango. Si stima che siano accumulati circa 5 miliardi di m3 di fango su una portata totale di circa 12 miliardi di m3. È necessario intervenire con la tecnica dell’ecodragaggio Decomar a circuito chiuso (water loop) per rimuovere i fanghi che, una volta recuperati, rappresentano risorse preziose: sabbie per chiudere definitivamente in Italia le cave di inerti, argille per i ripascimenti dei fiumi oggi in erosione e limi adatti alla ricostituzione della fertilità dei suoli.
I bacini sono perfetti per ospitare il fotovoltaico flottante, che produce circa il 30% in più rispetto a quello installato sui tetti degli edifici (è importante realizzarli entrambi). È indispensabile disporre di un sistema di allerta meteo straordinariamente rapido e preciso per salvare vite umane. È importante chiarire che, anche se tutti adottassimo comportamenti virtuosi, gli eventi climatici estremi sarebbero destinati a peggiorare a causa dell’accumulo di CO2 in atmosfera che rimarrà presente per almeno un secolo. Per questo motivo, è fondamentale evitare di costruire edifici nelle aree a rischio di esondazione e progettare abitazioni resistenti ai tornado, non case fragili come quelle dei tre porcellini, costruite con superficialità e ignoranza, come purtroppo continua a succedere oltreoceano.
L’allerta meteo deve essere specifica e oggi, grazie alla mappatura precisa di tutti i movimenti meteorologici e alla diffusione capillare dei cellulari, l’invio di messaggi mirati su base comunale è possibile. Se Bertolaso, ai tempi del governo dell’Ulivo, non fosse stato a capo della Protezione Civile, oggi potremmo essere i più avanzati al mondo in questo settore. Allora, invece, si preferì dirottare risorse in un fallimentare progetto di geoingegneria per “far piovere le nuvole” — una scienza da burletta, completamente fallita.
Come fare.
Ristruttura la tua casa: installa il fotovoltaico, che oggi costa sette volte meno rispetto a vent’anni fa e produce il doppio dell’energia. Puoi farlo anche all’interno di una comunità energetica. Sostituisci la caldaia con una pompa di calore, con le nuove tecnologie — come quelle ad alta temperatura di TEON — non sarà più necessario cambiare i termosifoni. Passa alla cucina a induzione ed elimina completamente il gas domestico. Sfrutta la bassa entalpia geotermica, presente praticamente ovunque a soli due metri di profondità, scambiando calore con la terra. Accumula l’energia prodotta nelle batterie per essere autonomo anche durante i blackout. Quando la tua vecchia auto sarà a fine vita, prendi un veicolo elettrico usato — ma solo allora, senza rottamare prematuramente.
Coltiva un orto bioattivo, pianta un albero da frutto: non aspettare che gli altri, spesso bloccati da una politica debole e influenzata dai poteri fossili, decidano per te. Cambiare oggi conviene: è possibile, conveniente e ti permette di investire nel tuo futuro, proteggendo la tua famiglia. La resilienza inizia da te… CONTINUA A LEGGERE GRATIS L’ULTIMO NUMERO DE L’ECOFUTURO MAGAZINE


