Minerali critici dal mare: Decomar e la rivoluzione Blue-loop
Mentre sul fondo dell’Oceano Pacifico, a profondità tra i 4.000 e i 6.000 metri, si cela un tesoro minerale dal valore stimato in 16 trilioni di dollari, un’innovazione italiana sta per cambiare le regole del gioco. La società di Massa, Decomar, leader nell’escavazione marina, ha sviluppato la tecnologia Blue-loop, una soluzione a prelievo in circuito chiuso che promette di estrarre i noduli polimetallici senza il pesante impatto ambientale tipico dei metodi tradizionali. Ne dà conto oggi il giornalista Marco Gasparetti per l’inserto “L’Economia” de Il Corriere della Sera, di cui riportiamo una sintesi.
Un Nuovo Approccio
I noduli polimetallici, concrezioni minerali simili a ciottoli, nascondono metalli critici come cobalto, nickel, rame e terre rare, indispensabili per la transizione energetica e lo sviluppo di tecnologie moderne. Le tecniche tradizionali di estrazione, infatti, sollevano sedimenti che creano “piume” di particelle capaci di diffondersi per centinaia di chilometri, danneggiando i filtri naturali e compromettendo le comunità microbiche fondamentali per la salute degli ecosistemi marini.
La Tecnologia Blue-loop: Un Salto di Qualità
Decomar ha brevettato la propria innovazione in 31 Paesi, tra cui Cina, USA, Russia e Canada. La tecnologia Blue-loop sfrutta un fluido specifico che scava il fondale per non più di 30 centimetri, garantendo un intervento localizzato e privo di sostanze inquinanti. Come sottolinea Davide Benedetti, presidente e amministratore delegato della Decomar:
“Le operazioni tradizionali per estrarre i noduli polimetallici hanno un impatto sul fondale che può essere devastante. La nostra tecnologia, a prelievo in circuito chiuso, evita di sollevare sedimenti contaminati, permettendo di operare in una zona ristretta e controllata, con la possibilità di separare e dividere le terre rare presenti nei noduli.”
La nuova tecnologia sarà presentata il 19 marzo al Parlamento europeo (vd. Ecofuturo: in mostra a Bruxelles le ecotecnologie per tutti) e discussa dal 7 al 10 maggio a Roma durante Ecofuturo, il Festival dedicato alla conversione eco-tecnologica. Il crescente interesse da parte di numerose industrie testimonia il potenziale della soluzione italiana di Decomar per garantire forniture di terre rare all’Europa, riducendo la dipendenza da monopoli esteri e da pratiche estrattive dannose.
La Voce degli Ambientalisti: Fabio Roggiolani
L’innovazione di Decomar ha riscosso l’approvazione degli ambientalisti e degli imprenditori ecologicamente responsabili. Fabio Roggiolani, fondatore di Ecofuturo, ha dichiarato:
“Ci siamo opposti insieme con Greenpeace all’estrazione dei noduli polimetallici di terre rare con tecniche basate sul dragaggio perché sarebbe stato un disastro ecologico. La scoperta della nuova tecnologia di Decomar adesso apre una nuova prospettiva per il pianeta. Non solo si potranno garantire le forniture di terre rare all’Europa senza i monopoli cinesi o ricatti Usa all’Ucraina, ma potremo anche risparmiare al pianeta gran parte delle violenze inflitte con le miniere a cielo aperto per litio e altri minerali.”
Prospettive e Sfide Normative
Non mancano, tuttavia, le sfide di natura giuridica e normativa. Il professor Sergio Rocchi, docente all’università di Pisa e esperto di geo-risorse, evidenzia come, se da un lato i noduli siano più facili da estrarre, dall’altro le clausole legislative complesse e la regolamentazione dei giacimenti in acque internazionali rappresentino un nodo critico. Le normative internazionali devono infatti fare i conti con situazioni in cui zone marine, situate oltre 360 chilometri dalla costa, potrebbero essere rivendicate da diverse nazioni.
Sull’innovazione di Decomar leggi anche Ecco le terre rare dal mare! Con eco tecnologia italiana
Immagine di copertina: Manganese nodules on the seafloor in the Clarion-Clipperton zone, Geomar Bilddatenbank



