Leaders Summit on Climate: il commento di Jeremy Rifkin

Si è aperto ieri, 22 aprile 2021, Giornata Mondiale della Terra, il vertice internazionale sul clima convocato dalla Casa Bianca con la presenza di 40 leader mondiali. Jeremy Rifkin spiega su Repubblica che ormai è il mercato a spingere verso la transizione verde: «Le fonti rinnovabili stanno per diventare più economiche di quelle tradizionali», dice. E i grandi fondi come BlackRock, Fidelity, Goldman Sachs investiranno i risparmi solo in aziende impegnate nella decarbonizzazione.

«Gli incontri al vertice contengono un’inevitabile dose di retorica. Però sono importanti perché danno la misura di come i risultati sul fronte del cambiamento climatico siano raggiungibili e contribuiscono a creare nell’opinione pubblica di tutto il pianeta la consapevolezza che i problemi di cui si parla sono reali e non più demandabili. Questo messaggio viene inteso meglio in Europa che in America». Jeremy Rifkin, punto di riferimento degli economisti e degli attivisti ambientali, commenta in un’intervista a Repubblica il summit mondiale sul clima voluto dal presidente degli Stati Uniti Joe Biden.

«Una sfilata di leader così non si vedeva da tempo. L’impatto c’è. E non siamo più solo alla teoria», dice. «Ormai è il mercato a spingere verso la transizione. Le fonti rinnovabili stanno per diventare più economiche di quelle tradizionali. Già è successo per gas, carbone, nucleare, sta per succedere per il petrolio. E per fortuna è stato messo a tacere chi sosteneva che l’uranio è una fonte ecologica».

L’economista parla di un «passaggio storico e inevitabile». Negli Stati Uniti, spiega, «c’è già un’immensa quantità di infrastrutture abbandonate. Oleodotti, piattaforme oceaniche, impianti di stoccaggio, stabilimenti di produzione di energia, gruppi elettrogeni d’emergenza, impianti di trasformazione petrolchimica. Tutti dismessi, lasciati ad arrugginire al sole, per un valore di 100mila miliardi. E investimenti già programmati per 11 miliardi sono stati fermati per riorientarli in modo più realistico. Ma dove il mercato esercita più fortemente il suo potere è nella finanza: i grandi fondi come BlackRock, Fidelity, Goldman Sachs, le grandi compagnie assicurative, gente che gestisce patrimoni che si calcolano con i trilioni, uno dopo l’altro dicono: investiremo i risparmi che ci vengono affidati solo in aziende impegnate nella decarbonizzazione. Capisce che fa la differenza?».

La finanza sostenibile, insomma, potrebbe dare una grossa spinta alla transizione. Ma Rifkin si fida più dell’Europa che degli Stati Uniti. «Perché sta guidando la transizione, l’America segue», dice. «State recuperando grazie all’impegno nella sostenibilità il sogno di integrazione che risale ad Altiero Spinelli. C’è la storia, la cultura, la profondità, la coscienza per capire che indietro non si torna. Ho collaborato con la commissione von der Leyen, così come con le tre precedenti, per il Green New Deal, e ho viaggiato in tutto il continente, soprattutto in Italia. Ovunque ho trovato una crescente consapevolezza, una genuina volontà di cambiamento. In Italia avete qualcosa che vale molto più del petrolio: la straordinaria disponibilità di energia solare ed eolica. Vorrei che convocaste a livello locale, come in Francia, delle consultazioni popolari estese alle forze intellettuali, politiche, professionali del territorio. Sarebbe utile per valutare gli investimenti».

E in America? «C’è la pressione della lobby del petrolio e dell’industria pesante. Ma l’impegno di Biden e del suo valido staff guidato da Kerry è sincero, e i quattro anni del negazionismo di Trump sono sepolti. Anche gli Usa hanno varato un Green New Deal, il piano di investimenti da 2,3 trilioni di dollari. Le infrastrutture che propone sono environmental-friendly come l’utilizzo delle tecnologie di rete per rendere le città intelligenti e più razionali. C’è perfino la trasformazione del parco auto in elettrico e idrogeno entro il 2035. Certo, il progetto dovrà resistere agli attacchi, però la classe ora al vertice è ben munita per farlo».

Fonte articolo Linkiesta – Foto di copertina Valentina Lovato/Il Post

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Redazione

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