La speranza è l’ultima a morire
La speranza è l’ultima a morire. Una riflessione di Mariangela Semeraro, Responsabile Servizio Sostenibilità e Progetti Speciali della Direzione Pianificazione e Controllo del Banca di Credito Cooperativo di Roma.
Mentre scrivo questo articolo il Giubileo 2025 è iniziato da qualche mese e il tema scelto da Papa Francesco “Pellegrini di Speranza” mi fa venire in mente il motto “La Speranza è l’ultima a morire”, che proviene dalla mitologia greca, in particolare dalla leggenda del Vaso di Pandora.
Secondo il mito, Pandora ricevette un vaso con l’ordine di non aprirlo. Tuttavia, curiosa, lo aprì e così rilasciò nel mondo tutti i mali: la malattia, il dolore, la vecchiaia, la povertà e molte altre sofferenze. Quando Pandora richiuse il vaso, solo la speranza era rimasta dentro, rappresentando l’ultima cosa a disposizione degli esseri umani per affrontare tutte le avversità liberate.
Il concetto di speranza ci consente di riflettere sulle sfide sociali, politiche e globali, ma il Papa ha anche auspicato che il Giubileo 2025 abbia una forte componente ecologica e di attenzione ai temi ambientali, invitandoci a riflettere sulla speranza come responsabilità verso le generazioni future.
A tal proposito, mi ha colpito il titolo dell’ultimo rapporto della Caritas sulla povertà: “Fili d’erba nelle crepe”, immagine metaforica potente che rappresenta la capacità della vita di trovare spazio anche nelle condizioni più avverse, come piccole piante che crescono ostinate tra le crepe dell’asfalto o dei muri, ricordandoci che la speranza può germogliare ovunque, anche nei luoghi più inaspettati.
Infatti, come i fili d’erba che sfidano il cemento, anche noi, persone e comunità, possiamo trovare la forza per contribuire a superare le avversità sociali e ambientali. L’erba che cresce lentamente tra le crepe ci ricorda che il cambiamento non deve essere necessariamente rapido o eclatante per essere significativo. Anche piccoli gesti e azioni quotidiane, se portati avanti con costanza, possono alla lunga contribuire a un futuro migliore e più sostenibile.
La capacità di vedere oltre le difficoltà e creare un mondo migliore è simbolo di speranza per tutti. Ma spesso la povertà, che è un tema complesso e composto da mille fattori e sfaccettature, nega alle persone il diritto di vedere oltre, di progettare il futuro. Su questo aspetto è importante soffermarci a riflettere come spesso la povertà diventi un fattore ereditario: bambini e ragazzi che crescono in contesti segnati da problemi e che pertanto entrano in una spirale negativa dalla quale abbiamo la responsabilità di tirarli fuori, offrendo l’opportunità di avere idee, forza e visione.
E allora, affinché la speranza non sia solo un concetto o il desiderio passivo di un futuro migliore è necessario sognare e impegnarsi a costruire un mondo senza indifferenza, pregiudizi e discriminazioni, facendoci coinvolgere in prima persona e diventando tanti fili d’erba che creano “un grande prato verde, dove nascono speranze, che si chiamano ragazzi”.
Mariangela Semeraro, Responsabile Sostenibilità e Progetti Speciali BANCA DI CREDITO COOPERATIVO DI ROMA
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