Da Ipazia all’IA: energia per fermare la crisi climatica

 Da Ipazia all’IA: energia per fermare la crisi climatica

Le donne devono far fronte a numerose disuguaglianze di genere nei campi STEM, ad oggi solo il 30% lavora nel settore dell’intelligenza artificiale. Ne parla Giorgia Burzachechi in questo articolo per l’ultimo numero de l’Ecofuturo Magazine.

«Ipazia rappresentava il simbolo dell’amore per la verità, per la ragione, per la scienza che aveva fatto grande la civiltà ellenica. Con il suo sacrificio, cominciò quel lungo periodo oscuro in cui il fondamentalismo religioso tentò di soffocare la ragione». È così che Margherita Hack, l’astrofisica, la “donna della stelle”, ricorda un’altra grande scienziata, Ipazia d’Alessandria, filosofa e prima donna matematica mai documentata, vissuta tra il IV e il V secolo a. C. divenuta simbolo della libertà di pensiero.

La donna greca fu ricordata anche da Denis Diderot e Jean Baptiste Le Rond d’Alembert ne “L’Encyclopédie”, la prima opera enciclopedica, manifesto dell’Illuminismo, in cui cultura e sapere divengono vettori di progresso e, come per la filosofa antica, elementi di libertà.

Mentre i due filosofi illuministi, insieme a tanti colleghi in tutta Europa, perseguono questa rivoluzione culturale al grido kantiano di «Sapere aude!» (Abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza!), c’è un’altra rivoluzione in corso che cambierà per sempre le sorti europee e del mondo intero.

La rivoluzione industriale

Per la prima volta macchine azionate da energia proveniente non più da uomini o da animali, bensì da fonti fossili, iniziavano a svolgere il lavoro fisico che per millenni era costato fatica ai lavoratori. Ciò che ancora non si sapeva è che quello sarebbe stato il momento esatto in cui avremmo lanciato il sasso nello stagno, che ha generato le increspature che ancora oggi riecheggiano amaramente sulla nostra società. Abbiamo dato il via a quel cambiamento radicale nelle strutture economiche, sociali e tecnologiche dei paesi occidentali, basando l’economia sulle fonti fossili, carbone e petrolio, il cui utilizzo per alimentare le macchine e le fabbriche è stato, ed è ancora oggi, il principale motore dell’emissione di anidride carbonica (CO2) in atmosfera.

Quella stessa CO2 con causa antropica, che per la prima volta nella storia del nostro Pianeta ha causato il surriscaldamento globale che ha portato alla crisi climatica, i cui devastanti effetti stiamo vivendo sempre di più. E siamo solo all’inizio.

Ma perché invocare la scienziata dell’antica Grecia? Perché c’è un sottile filo rosso che oggi vogliamo seguire. La crisi climatica è un problema che riguarda tutte e tutti, donne e uomini. Eppure, ancora oggi, il gender gap nell’ambito di studio delle STEM, della programmazione, dell’ingegneria aerospaziale, della robotica, della biotecnologia, dell’intelligenza artificiale e della data science è ancora importante e stiamo sottovalutando una forza essenziale per risolvere alcune delle sfide più urgenti del nostro tempo, dalle crisi ecologiche a quelle sanitarie, passando per l’evoluzione della tecnologia. Secondo l’UNESCO, a livello globale, ci sono circa 122 milioni di ragazze che non vanno a scuola. Le donne rappresentano ancora quasi i due terzi di tutti gli adulti che non sanno leggere.

Donne e STEM

Delle scolarizzate, secondo il report di OCSE, Education at a Glance 2024, è ferma al 36% la percentuale media di donne che intraprende studi STEM (science, technology, engineering and mathematics) a livello di master e dottorato. Ed è proprio dopo il completamento degli studi che la percentuale si assottiglia ancora di più. Le donne devono far fronte a numerose disuguaglianze di genere nei campi STEM, soprattutto nelle fasi avanzate della carriera. Rappresentano solo un quarto degli studenti di tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ICT), solo una ricercatrice su tre e solo il 10% dei premi Nobel per le scienze naturali (dal 2011). Nei paesi del G20 solo il 22% di loro è impegnato in occupazioni in ambito STEM.

Sono numerosi i fattori che influenzano la partecipazione, i risultati e la progressione nelle carriere STEM delle ragazze e delle donne. Questi fattori sono presenti fin dalla più tenera età, creano e perpetrano pregiudizi (anche inconsci), suscitano aspettative che possono influenzare la motivazione, l’interesse e lo sviluppo delle competenze di bambine, studentesse e professioniste. Fin dall’infanzia, le ragazze sono esposte a messaggi sociali che suggeriscono che le materie STEM sono più adatte ai ragazzi, il che compromette la loro ricerca di un’istruzione superiore e di una carriera in questi campi. La fiducia delle ragazze nella matematica e nelle scienze è influenzata negativamente da coetanei, genitori e insegnanti che mantengono o addirittura diffondono stereotipi e pregiudizi di genere nelle materie STEM.

IA e STEM

I dati sono leggermente più incoraggianti nell’ambito dell’intelligenza artificiale (IA). Secondo l’analisi del World Economic Forum, la disponibilità complessiva di talenti con cromosoma XX è aumentata di sei volte tra il 2016 e il 2022. Siamo comunque molto lontani da un ritmo di progressione adeguato e la percentuale di donne che lavorano nel settore dell’intelligenza artificiale oggi è pari a circa il 30%, (4 punti percentuali in più rispetto al 2016). A livello globale, donne e ragazze hanno il 25% di probabilità in meno rispetto agli uomini di sapere come sfruttare la tecnologia digitale per scopi di base, quattro volte in meno di sapere come programmare i computer e tredici volte in meno di presentare una domanda di brevetto ICT.

Nello sviluppo dell’IA è fondamentale attingere a diversi settori di competenza, compresa quella di genere, in modo che i sistemi di apprendimento automatico possano servirci meglio. In un’industria in rapida evoluzione, la mancanza di prospettive di genere, di dati e di processi decisionali può perpetuare una profonda disuguaglianza per gli anni a venire. Per questo l’Unesco ha realizzato Women4Ethical AI, una piattaforma collaborativa che promuove l’uguaglianza di genere nell’ambito dell’intelligenza artificiale. L’iniziativa mira a supportare governi e aziende nell’assicurare una rappresentanza equa delle donne sia nella progettazione che nell’implementazione dei sistemi di IA, promuovendo al contempo lo sviluppo di tecnologie affidabili, inclusive e sensibili alle questioni di genere.

IA e crisi climatica

L’eliminazione del gap di genere nel settore dell’IA rappresenta una sfida importante da vincere, soprattutto in virtù del ruolo che l’IA sta assumendo nella lotta contro il cambiamento climatico. Grazie alla capacità di analizzare enormi quantità di dati e fornire previsioni accurate, l’IA può supportare strategie per mitigare gli effetti del cambiamento climatico e accelerare la transizione verso un’economia sostenibile.

Un interessante studio firmato da un gruppo di ricercatrici e ricercatori della Cornell University, dal titolo “Intelligenza artificiale per la previsione degli eventi climatici estremi: stato dell’arte, sfide e prospettive future”, ha dimostrato che l’intelligenza artificiale può migliorare la capacità predittiva per fenomeni come ondate di caldo, siccità e tempeste, normalmente difficili da prevedere a causa della loro rarità e complessità, sfruttando tecniche come machine learning e deep learning… CONTINUA A LEGGERE GRATIS SU L’ECOFUTURO MAGAZINE

Redazione

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