Geotermia ovunque? ecco la prima centrale EGS collegata alla rete

 Geotermia ovunque? ecco la prima centrale EGS collegata alla rete

Una centrale geotermica può funzionare anche dove non ci sono vulcani né acque calde naturali? Sì: a Cape Station, nello Utah, Fervo Energy ha collegato alla rete il primo impianto geotermico di tipo EGS (Enhanced Geothermal Systems) costruito da zero su scala industriale. Il 24 settembre 2026 il primo blocco da 33 MW ha immesso elettricità in rete (“First Power”). La tecnologia crea artificialmente le condizioni che la geotermia tradizionale trova solo in natura, ed è per questo che si parla di “geotermia ovunque”.

In sintesi

  • Cosa è successo: Cape Station (contea di Beaver, Utah) ha raggiunto il “First Power” il 24 settembre 2026. Fervo lo definisce il primo sviluppo geotermico avanzato su scala industriale a farlo al mondo.
  • Dimensioni: la Fase 1 prevede circa 100 MW in tre blocchi da 33 MW. Ne è partito uno, gli altri due sono in collaudo (operatività prevista entro il 1° gennaio 2027).
  • Prossimi passi: una Fase 2 da 400 MW è già in costruzione, con entrata in servizio attesa nel 2028.
  • Operatività: produce 24 ore su 24, senza emissioni operative, con tecniche di perforazione prese in prestito dal settore oil & gas.
  • Il limite: il contesto che ha reso possibile il risultato (capitali, permessi rapidi, ricerca pubblica, domanda dei data center) non è facilmente replicabile altrove, Italia compresa.

Cos’è la geotermia EGS e perché cambia le regole del gioco

La geotermia tradizionale ha bisogno di tre ingredienti nello stesso posto: calore vicino alla superficie, acqua e rocce abbastanza permeabili da farla circolare. Succede in poche aree del pianeta, di solito vicino a vulcani o a margini di placche tettoniche. Per questo, a differenza di solare ed eolico, è rimasta una fonte di nicchia.

I sistemi geotermici avanzati (EGS) provano a eliminare il vincolo. Si perfora in profondità fino a rocce calde ma compatte, si stimola la roccia con tecniche di fratturazione idraulica derivate dall’industria degli idrocarburi non convenzionali e si crea una rete di microfratture. L’acqua iniettata da un pozzo si scalda a contatto con la roccia, risale da un secondo pozzo e alimenta un impianto a ciclo binario che produce elettricità, senza combustione.

In teoria, quindi, serve soltanto roccia sufficientemente calda a una profondità raggiungibile.

Cape Station: i numeri del progetto

Secondo il comunicato di Fervo, la Fase 1 è un impianto da circa 100 MW composto da tre “GeoBlock” da 33 MW. Il primo è stato sincronizzato alla rete il 24 settembre 2026. Gli altri due blocchi sono in collaudo.

La Fase 2, da 400 MW, è già in cantiere. Fervo dichiara circa 900 MW di capacità già contrattualizzata, equivalenti ai consumi annui di quasi un milione di abitazioni statunitensi, e un portafoglio di sviluppo che supera i 4 GW.

Pozzi più profondi e più caldi in tempi rapidi

Il dato tecnicamente più interessante è la curva di apprendimento nella perforazione:

  • Versione 1.0 (Project Red, Nevada): circa 3.400 m di profondità misurata, tratto orizzontale di circa 1.000 m, rocce a 177 °C, 70 giorni dalla perforazione al completamento.
  • Versione 2.0 (Cape Station, Fase 1): in media circa 4.400 m, laterali da circa 1.500 m, rocce a 204 °C, 21 giorni per il pozzo più rapido.
  • Versione 3.0 (pozzo Sawtooth 7, Fase 2): quasi 5.930 m, tratto orizzontale di 2.286 m, rocce a 238 °C, ancora 21 giorni.

In altre parole, pozzi più profondi, più caldi e più lunghi senza un aumento proporzionale dei tempi. Per l’azienda, questo porta più megawatt per pozzo e costi più bassi. La stima è di circa 5.500 dollari per kW installato per la Fase 2, con l’obiettivo dichiarato di scendere a 3.000 dollari per kW. Sono stime dell’azienda, non costi verificati da terzi.

Il ruolo della ricerca pubblica: Utah FORGE

Cape Station è stata selezionata nell’ambito del programma EGS Pilot Demonstrations del Dipartimento dell’Energia statunitense (DOE) e sorge accanto a Utah FORGE, il laboratorio di ricerca sulla geotermia avanzata finanziato dal DOE e gestito dall’Università dello Utah. FORGE ha ricevuto oltre 90 milioni di dollari di fondi pubblici e ha condiviso più di 133 terabyte di dati tecnici. Il CEO di Fervo, Tim Latimer, ha riconosciuto che quei dati hanno accelerato lo sviluppo dell’area. È un caso raro di trasferimento tecnologico diretto tra ricerca pubblica e impresa privata.

Energia 24/7 e data center: perché il mercato guarda alla geotermia

Un impianto geotermico, EGS compreso, produce in continuo, di giorno e di notte, con qualsiasi meteo. È una caratteristica che il solare e l’eolico, da soli, non hanno senza accumulo, e che interessa molto ai data center per l’intelligenza artificiale. Non a caso il 1° settembre 2026 Fervo e Google hanno firmato un contratto di acquisto di energia (PPA) da 396 MW legato a Cape Station, con un’opzione per ulteriori 600 MW entro giugno 2030.

Inoltre la utility PacifiCorp considera la geotermia EGS competitiva con il gas naturale con i crediti d’imposta federali, e potenzialmente anche senza. Segnala però una questione aperta: la gran parte della capacità contrattualizzata è destinata a Google e a utility californiane, mentre gli abitanti dello Utah non hanno ancora un contratto di fornitura diretta dall’impianto.

E in Italia? Un’opportunità, non una scorciatoia

In Italia la geotermia è concentrata quasi tutta in Toscana, su risorse idrotermali note da decenni. Con l’EGS lo scenario cambia: non conta più “dove c’è il vulcano”, ma dove si riesce a perforare in profondità a costi sostenibili. In teoria si allargano le aree utilizzabili, comprese zone del Centro e del Sud con gradienti geotermici favorevoli finora non sfruttate.

La distanza dal caso americano resta però ampia. Negli Stati Uniti ci sono capitali di rischio abbondanti (l’IPO di Fervo del maggio 2026 ha raccolto oltre 1,9 miliardi di dollari), permessi rapidi, un sito di ricerca pubblico a pochi chilometri e una domanda industriale enorme. In Italia autorizzazioni, finanziamento della ricerca sulla geotermia profonda e domanda strutturata di energia “firm” a basse emissioni sono più deboli o assenti. Il giudizio è quindi di interesse concreto, ma non di replicabilità immediata.

Domande frequenti sulla geotermia EGS

Cos’è la geotermia EGS?

È una geotermia “potenziata” o “avanzata”: invece di sfruttare giacimenti naturali di acqua calda, crea artificialmente una rete di fratture in rocce calde e compatte, a grande profondità, per far circolare l’acqua e prelevarne il calore.

Cape Station è davvero la prima centrale EGS al mondo?

Secondo Fervo è il primo sviluppo geotermico avanzato di scala industriale, costruito da zero (greenfield), a raggiungere il First Power. Prima di Cape Station, la stessa azienda forniva già energia alla rete dal 2023 con il progetto pilota Project Red, in Nevada, di dimensioni minori.

Quanta energia produrrà Cape Station?

La Fase 1 è da circa 100 MW (tre blocchi da 33 MW), la Fase 2 aggiunge 400 MW dal 2028. Fervo parla di circa 900 MW già contrattualizzati e di oltre 4 GW di potenziale nel portafoglio complessivo.

La geotermia EGS emette CO₂?

Secondo Fervo non produce emissioni operative dirette. Un bilancio completo dovrebbe considerare anche costruzione e perforazione, su cui il comunicato non fornisce dati.

Si può fare anche in Italia?

In linea teorica sì: l’EGS non richiede vulcani. Mancano però, per ora, il quadro autorizzativo, i finanziamenti e la domanda industriale che hanno aiutato Fervo negli Stati Uniti.

Fonti

Immagine articolo: impianto geotermico di Cape Station, nella contea di Beaver, Utah

Leggi anche: Un pozzo al sole – le potenzialità della geotermia italiana – Ecquologia²

Redazione

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