Ecofuturo Magazine: il digitale che protegge l’analogico

 Ecofuturo Magazine: il digitale che protegge l’analogico

Il digitale che protegge l’analogico – editoriale di Michele Dotti per il nuovo numero de l’Ecofuturo Magazine

Devo confessare, per onestà, che sono ancora un amante dell’analogico. Penso che nessun tablet potrà mai sostituire il profumo delle pagine di un libro e la sensazione del tatto sulla trama della sua carta. Penso che nessuna ottica digitale, per quanto evoluta, potrà mai restituirci i colori e la profondità di un tramonto come il nostro occhio. Soprattutto penso che non dovremmo mai perdere il contatto con la natura attraverso i nostri cinque sensi.

Questo però non mi impedisce di vedere le potenzialità del digitale in molti campi. Anzi, concepisco il digitale come uno strumento che può permetterci di proteggere – per così dire – la bellezza dell’analogico in tanti momenti della nostra giornata.

Un navigatore, per esempio, può farci risparmiare tempo e chilometri: tempo che possiamo restituire a una passeggiata, a una conversazione, alla lettura di un libro. Un sistema digitale che regola il traffico può ridurre code e inquinamento. Significa respirare aria più pulita e poter sentire ancora, passando in un giardino, il profumo di un fiore. Un sensore che misura l’umidità del terreno può far arrivare l’acqua dove e quando serve: meno spreco, ma anche più possibilità che quel campo, quel bosco, quel paesaggio continuino a vivere. Il digitale, insomma, può essere straordinariamente utile quando lavora per restituirci qualcosa che digitale non è. Tempo, silenzio, aria pulita, natura. La possibilità di guardare il mondo invece di uno schermo.

E se parliamo di energia, questa possibilità diventa ancora più interessante. Il sistema energetico del Novecento era pensato per essere grande, centralizzato e prevedibile. Enormi centrali producevano energia e noi, semplicemente, la consumavamo. Le fonti rinnovabili hanno cambiato le regole del gioco: sempre più spesso l’energia viene prodotta vicino a dove è consumata, da milioni di impianti piccoli e diffusi. Per rendere l’idea: Terna nel 2000 gestiva l’immissione in rete da poco più di 800 centrali elettriche; oggi il sistema conta oltre 2,1 milioni di impianti di produzione, la maggior parte alimentati da fonti rinnovabili.

È qui che il digitale può diventare decisivo. Può mettere in comunicazione tutte queste energie, prevedere quando ci sarà più Sole o più vento, aiutare una famiglia a consumare quando l’elettricità costa e inquina meno, far dialogare un impianto fotovoltaico con una batteria o con l’auto elettrica. Può persino permettere a un quartiere di condividere l’energia prodotta sui propri tetti.

Ma la questione non è soltanto tecnologica. È, soprattutto, una questione di potere.
Perché lo stesso strumento che può rendere l’energia più democratica può anche renderla più controllabile. Se pochi soggetti possiedono le piattaforme, i dati e gli algoritmi che governano questo nuovo sistema, rischiamo di costruire un nuovo modello centralizzato, soltanto più sofisticato e invisibile. Una specie di cappio digitale, dopo aver pensato di esserci finalmente liberati da quello delle fonti fossili.

La sfida, dunque, è fare in modo che il digitale resti uno strumento e non diventi il padrone. Che serva le nostre comunità, anziché controllarle o renderle dipendenti. Che renda possibile una gestione sostenibile dell’energia dal basso, trasparente e condivisa, invece di creare nuove forme di concentrazione del potere.

Il miglior digitale è quello che riesce a diventare quasi invisibile. Quello che ci permette di spegnere lo schermo e uscire di casa. Di respirare aria pulita. Di avere tempo per una persona, per un libro, per un paesaggio.

L’energia del futuro sarà sempre più digitale. Ma il suo vero successo si misurerà da quanto saprà lasciarci liberi di tornare all’analogico: alla vita.

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L’ultimo numero di Ecofuturo Magazine ospita, tra i tanti contenuti, un’intervista esclusiva al professor Federico Butera, fra i pionieri dell’ambientalismo scientifico in Italia. E proseguono i due inserti speciali che potrete leggere/vedere/ascoltare: il primo a cura del Coordinamento FREE e il secondo – CooperaFuturo – in collaborazione con Confcooperative Nazionale, col sostegno di Fondo Sviluppo.

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Redazione

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