La malvagia connessione tra mancanza di cibo e conflitti armati
Si vis pacem, para terram: alimentazione e conflitti sono strettamente collegati. Articolo a cura di Andrea Battiata, agronomo e contadino urbano a Firenze.
L’espressione «Si vis pacem, para terram» è una rielaborazione del più noto detto latino «Si vis pacem, para bellum». Mentre “para bellum” significa “prepara la guerra”, “para terram” invita a rovesciare questa prospettiva bellica in favore di una visione orientata all’umanità. Proponendo un’interpretazione come “prepara la terra” o “prepara cibo per tutti”. L’analisi di questa frase ruota quindi attorno al significato della “preparazione” in rapporto alla terra, al cibo o al territorio, e al valore che assume all’interno della volontà di “pace”.
La mancanza di cibo e i conflitti armati sono strettamente connessi, con la fame che spesso rappresenta sia una causa sia una conseguenza della guerra. I conflitti distruggono infrastrutture, interrompono le catene di approvvigionamento alimentare e provocano spostamenti di popolazione, rendendo difficile l’accesso al cibo per molte persone. Al tempo stesso, la scarsità alimentare e la competizione per le risorse possono alimentare tensioni e innescare nuovi conflitti. Eppure, le contraddizioni di questa realtà sono sotto i nostri occhi.
Siamo di fronte a un mondo in cui si muore sia di fame sia di obesità. Di sovrapproduzione e di desertificazione. Di agricolture senza terra e senza lavoro, di latifondi, di accaparramento delle terre e di sequestro della biodiversità attraverso i brevetti. Di deforestazione al servizio degli allevamenti e di allevamenti senza suolo. Un mondo segnato da fratture e interruzioni in ogni ciclo ambientale e vitale: dalle sostanze ai climi, dall’acqua alla fertilità.
Le implicazioni di questa visione sono molteplici e toccano diversi ambiti. Preparare la terra significa prendersi cura dell’ambiente, promuovere pratiche agricole sostenibili orientate a un’alimentazione rispettosa della natura e delle persone e gestire le risorse naturali in modo responsabile. Questo approccio può essere inteso come una strategia per garantire una pace duratura, prevenendo conflitti legati alla scarsità di risorse, al degrado ambientale e all’inquinamento.
Nel frattempo, mentre si discute di nuovi piani di riarmo, l’Italia assiste impotente alle conseguenze della crisi climatica, come le alluvioni che hanno devastato ampie aree del territorio nazionale. E mentre la popolazione affronta i danni dell’inazione climatica, si riapre il dibattito sul finanziamento del riarmo, con proposte di legge che rischiano di eliminare i vincoli ambientali per la costruzione di nuove basi militari.
Il punto è che la produzione di cibo buono e salutare, insieme a un’alimentazione consapevole, rappresenta una delle realtà più radicalmente in contrasto con l’essenza stessa del riarmo e della globalizzazione finanziaria, basata sulla mercificazione… Continua a leggere gratis l’articolo su L’ECOFUTURO MAGAZINE
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