Il Nucleare in Italia? Non si farà mai!
Lo scorso 28 febbraio, su proposta del Ministro Gilberto Pichetto, il Consiglio dei Ministri ha approvato un disegno di legge per conferire una delega all’Esecutivo sul nuovo nucleare “sostenibile” (qui il comunicato). Una decisone che sa tanto di propaganda, piena di incognite e che non affronta tutta una serie di problematiche economiche, tecnologiche e democratiche. Di seguito alcune reazioni di esperti ed organizzazioni.
Le dichiarazioni di Francesco Starace, ex amministratore delegato di Enel
“Io sono un ingegnere nucleare e vi dico che non si faranno centrali nucleari in Italia. Il nucleare di nuova generazione? Si tratta di tecnologie che esistevano quando mi sono laureato. Se ci sono cose nuove? Sì. Ma tutto il resto è rumore di fondo o discorsi interessati. Ci sono talmente dentro questa cosa che non ha senso quello che si legge sui giornali, che si sente dire da certi politici. Poi studiare il nucleare futuro è un altro discorso, ma si tratta di studiare”.
Il comunicato della Cgil Nazionale
Il nucleare non è la soluzione per la decarbonizzazione in Italia. L’opzione nucleare presenta costi e rischi molto elevati, ha tempi di realizzazione incompatibili con quelli dell’azione climatica, enormi problemi di localizzazione e di accettazione sociale, di dipendenza e quindi insicurezza energetica nazionale e non rispetta l’esito dei due referendum in materia. C’è un grave problema democratico.
Non è vero, come dice la Presidente del Consiglio che garantirà energia sicura, pulita, a basso costo capace di assicurare sicurezza energetica al paese. L’energia nucleare ha costi molto più elevati di quella prodotta dalle fonti rinnovabili, come attestano l’agenzia internazionale per l’energia e molti altri studi: 170 $ al MWH contro 50 del fotovoltaico e 60 dell’eolico onshore. Inoltre, non è un’energia pulita e non garantisce sicurezza energetica perché l’Italia non ha l’uranio che sarebbe costretta ad importare.
Le tecnologie nucleari di cui parla il Governo non sono ancora disponibili e non lo saranno nei tempi necessari per garantire una efficace azione climatica. Il Paese ha bisogno di ridurre i costi energetici adesso non fra 20-30 anni, e entro il 2040 dovremmo aver quasi completato la decarbonizzazione. Solo la transizione a un sistema 100% rinnovabili può garantire sicurezza energetica, energia a prezzi accessibili e rilancio della competitività delle imprese.
Il Governo convochi subito un confronto con le parti sociali e la società civile per definire modalità di governance partecipata, piano, misure e risorse per una giusta transizione.
L’audizione alla Camera sul nucleare del Premio Nobel per la Fisica, Professor Giorgio Parisi
Bisogna certamente investire in ricerca per il nucleare di quarta generazione e avere un occhio puntato sul futuro, ma pensare di poter fare investimenti adesso mi pare azzardato. La quarta generazione potrebbe essere importante ma non ha ancora un prototipo funzionante su larga scala. Meglio investire su solare, geotermico e risparmio energetico.
La tecnologia solare oggi costa sempre meno, il costo cala del 10% l’anno, e in Italia abbiamo molto sole e superfici da utilizzare in città e in campagna. Anche l’eccesso di produzione di giorno e il crollo di notte delle rinnovabili si possono affrontare con sistemi di accumulo o di power-to-gas usando l’elettricità per produrre idrogeno. Da ultimo, l’Italia ha una grandissima risorsa geotermica che potremmo usare. In Italia abbiamo anche problemi che non sappiamo risolvere: sono tantissimi anni che si parla di un deposito nazionale per le scorie nucleari ma non siamo riusciti neanche a stabilire dove realizzarlo. Un paese come il nostro deve puntare sul solare, perché in Italia è molto più produttivo e competitivo di altri.
Il commento della coalizione 100% Rinnovabili Network
Le centrali nucleari a fissione, anche se aggiornate e meno grandi, sono vecchie e in declino perché molto costose e perché generano rifiuti altamente radioattivi e pericolosi per molte migliaia di anni. È possibile, più ecologico ed economicamente conveniente decarbonizzare l’elettricità puntando solo sulle rinnovabili, come sta facendo la maggioranza dei Paesi europei.
Mentre il 13 dicembre scorso il Consiglio regionale del Veneto, con voto unanime, ha respinto l’ipotesi di localizzare un reattore nucleare SMR a Marghera, mentre dopo 13 anni di procedure non è ancora stato localizzato un deposito per rifiuti radioattivi, mentre cittadini e imprese sono preoccupati per le bollette, il Governo Meloni propone un DDL che, in modo antistorico e ideologico, avvia la normativa per tornare a costruire in Italia centrali nucleari a fissione. L’operazione di greenwashing con la quale si cerca di far passare come innovativa e sostenibile, solo per la dimensione degli impianti e qualche aggiustamento costruttivo, una tecnologia nucleare obsoleta che resta basata sulla fissione dell’uranio, non reggerà se sarà consentito, come non sta accadendo, un confronto tecnico competente e informato.
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