Alimenti come merce di scambio: il caso Mercosur
Alimenti come merce di scambio: il caso del Mercosur. Articolo a cura di Andrea Battiata, agronomo e contadino urbano a Firenze, per L’Ecofuturo Magazine.
In Italia le piccole aziende agricole stanno attraversando una crisi profonda: negli ultimi quarant’anni il loro numero si è dimezzato a causa dell’insostenibilità economica, dell’aumento dei costi energetici, dei cambiamenti climatici e della concorrenza dei commerci di libero scambio a prezzi più bassi. Tra il 2007 e il 2022 il nostro Paese ha perso il 37% delle aziende agricole, una contrazione che ha colpito soprattutto le realtà di piccola scala, diminuite del 51%. Nonostante ciò, esse continuano a rappresentare la spina dorsale dell’agricoltura italiana, costituendo il 65% delle aziende presenti sul territorio nazionale. Nello stesso periodo, le grandi aziende — che rappresentano appena il 7% del totale — hanno ricevuto quasi il 30% dei sussidi diretti della PAC.
Gli accordi commerciali tra l’Unione Europea e il Mercosur (Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay), seguiti da quello tra l’Unione Europea e l’India, sono al centro di un acceso dibattito sulla sicurezza alimentare e sulla tutela dei piccoli produttori agricoli europei.
Nonostante l’intesa politica raggiunta nel dicembre 2024 e i successivi passaggi verso la ratifica, il percorso si è arrestato a causa delle forti opposizioni a un trattato commerciale che, in cambio dell’accesso a materie prime critiche e dell’apertura di nuovi sbocchi in Sud America per automobili, abbigliamento, macchinari, prodotti chimici e farmaceutici e produzioni agroalimentari made in UE, rischia di spalancare il mercato europeo ad alimenti a basso costo. Prodotti che risultano meno onerosi proprio perché non soggetti agli standard comunitari in materia di sicurezza alimentare, tutela del lavoro e protezione ambientale.
L’accordo UE-India rappresenta il nuovo rischio sistemico per l’agricoltura europea, ancora una volta sacrificata sull’altare della diplomazia commerciale e degli interessi industriali.
Punti critici per il settore agricolo UE:
- Reciprocity gap (assenza di reale reciprocità normativa)
- Weak SPS framework (capitolo sanitario-fitosanitario molto debole)
- No mirror clauses binding (assenza di clausole-specchio vincolanti)
- Income pressure (compressione dei redditi agricoli europei)
- GI protection fragile (tutela DOP/IGP incerta): rischio concreto di Italian sounding
- Safeguard clauses weak (clausole di salvaguardia lente e discrezionali)
Alcune sostanze utilizzabili in India ma vietate o fortemente limitate in UE:
- Paraquat (erbicida)
- Chlorpyrifos (insetticida organofosforico)
- Carbendazim (fungicida)
- Atrazina (erbicida)
- Acephate (organofosforico)
- Monocrotophos (organofosforico)
Vengono promesse le cosiddette “clausole di reciprocità”, o mirror clauses, come garanzia che i prodotti importati rispettino gli standard sanitari e ambientali europei. In realtà si tratta di una finzione: nessun sistema di controllo può assicurare in modo credibile la sicurezza di carni e colture provenienti da aree in cui l’uso di antibiotici come promotori della crescita, di pesticidi vietati in Europa da decenni e di pratiche agricole intensive è strutturale. Accettare questa impostazione significa trasformare la salute dei cittadini in una variabile negoziabile, subordinandola agli equilibri dei mercati globali.
NDR – AGGIORNAMENTO FINE MARZO 2026
La Commissione Europea ha detto che l’accordo commerciale fra Unione Europea e quattro paesi del Mercosur (l’organizzazione economica in cui rientrano diversi paesi del Sudamerica) entrerà in vigore in via provvisoria a partire dall’1 maggio.
L’entrata in vigore non è definitiva perché deve essere votata dal Parlamento Europeo, che però ha chiesto un parere alla Corte di Giustizia europea: è un passaggio che potrebbe richiedere mesi, fatto apposta per allungare le procedure attorno all’accordo, che ha molti critici. Per questo la Commissione aveva annunciato a febbraio che l’accordo sarebbe comunque entrato in vigore provvisoriamente, dopo l’approvazione del Consiglio Europeo (l’organo che detta gli indirizzi politici dell’Unione, composto dai capi di Stato o di governo dei paesi membri), ma senza finora annunciare una data. Se il Parlamento dovesse infine bocciare l’accordo, questo sarà revocato.
Leggi anche: Il legame nascosto tra fertilizzanti sintetici, gas e guerre


