Il legame nascosto tra fertilizzanti sintetici, gas e guerre
Quando lo Stretto di Hormuz si chiude, il suolo vivo risponde: ogni campo che usa fertilizzanti di sintesi è, senza saperlo, un campo alimentato a gas. Articolo di Andrea Battiata — Ortobioattivo.
Dallo Stretto di Hormuz passa, normalmente, circa un terzo della produzione mondiale di urea, concime azotato di sintesi prodotto a partire dal gas naturale. Da quando l’Iran ha annunciato l’intenzione di voler colpire le navi straniere che transitano da quella striscia d’acqua, il traffico di fertilizzanti è praticamente fermo. I prezzi dell’urea sono schizzati del 19% e il gas europeo del 45% in appena 48 ore.
Nelle settimane successive, il prezzo FOB dell’urea granulare è passato da circa 480 a 680 dollari la tonnellata: un rialzo di 200 dollari in meno di un mese.
Non è la prima volta. Era già successo nel 2022, con la guerra in Ucraina. Eppure il modello produttivo dominante non ne ha tratto le conseguenze. L’agricoltura convenzionale europea continua a dipendere strutturalmente da un processo industriale — Haber-Bosch — per il quale il gas naturale rappresenta fino al 70-80% dei costi di produzione dell’ammoniaca, la molecola da cui si ricava l’urea. In altre parole: ogni campo che usa fertilizzanti di sintesi è, senza saperlo, un campo alimentato a gas.
Noi ad Ortobioattivo questa connessione la conosciamo bene. È uno dei motivi per cui, fin dal 2014, abbiamo costruito un metodo che non prevede input chimici di sintesi. Non per ideologia, ma per coerenza con il funzionamento degli ecosistemi. Il suolo non ha bisogno di urea quando è abitato: batteri azotofissatori, micorrize, lombrichi, funghi e residui organici formano una rete di fertilità endogena che si autoalimenta. Il vermicompost e il tè di lombrico forniscono nutrimento in forma biologicamente assimilabile. Il biochar stabilizza la struttura del suolo e trattiene i nutrienti. Le cover crops, con le loro leguminose, fissano ulteriore azoto e proteggono la microfauna.
Il risultato è che quando i mercati dell’urea impazziscono, i nostri costi di produzione non si muovono. Non siamo immuni a tutto — il gasolio per i trasporti incide, come per chiunque — ma il cuore della fertilità non dipende da nessuno stretto, da nessun contratto a termine, da nessun tanker nel Golfo.
Circa il 50% della produzione alimentare mondiale è legata all’uso di fertilizzanti sintetici. È una dipendenza costruita in decenni di agricoltura intensiva, che ha progressivamente svuotato i suoli della loro capacità biologica autonoma. Ricostituirla richiede tempo, competenze e una visione diversa del suolo: non come supporto inerte su cui versare input, ma come ecosistema da coltivare.
È questo che facciamo a Ortobioattivo. E ogni crisi come quella di queste settimane lo ricorda con una chiarezza difficile da ignorare.
Riguarda la puntata di Ecofuturo Tv: alimentazione sana e sostenibile



