Moneta Fiscale rinnovabile di Stefano Sylos Labini

“Una moneta fiscale rinnovabile” di Stefano Sylos Labini

Una moneta fiscale rinnovabile di Stefano Sylos Labini, Gruppo Moneta Fiscale.

L’8 novembre 2021 il governo ha emanato il Decreto Legislativo n. 199, in attuazione della direttiva (UE) 2018/2001 del Parlamento europeo e del Consiglio dell’11 dicembre 2018, sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti energetiche rinnovabili. Questo decreto ha l’obiettivo di accelerare il percorso di crescita sostenibile del Paese, in coerenza con gli obiettivi europei di completa decarbonizzazione al 2050.

Le misure sono basate principalmente sull’incentivazione tariffaria

Cioè sul finanziamento in conto esercizio dell’impianto che sfrutta le energie rinnovabili e non sull’agevolazione dell’investimento per realizzare e mettere in funzione l’impianto. L’incentivo più noto in questo ambito è il conto energia. Consiste in un contributo finanziario per kWh di elettricità prodotta da impianti fotovoltaici per una durata di venti anni. Un intervallo tale da coprire il costo dell’investimento. Dunque chi installa un impianto fotovoltaico può soddisfare i propri consumi elettrici. E può immettere gli eventuali surplus energetici nella rete di distribuzione ricevendo un contributo in denaro. Gli incentivi per le fonti rinnovabili pesano sulle bollette finali degli italiani circa 12 miliardi di euro all’anno.

Oggi con l’ecobonus si possono finanziare gli investimenti negli impianti per produrre energia rinnovabile

In quanto lo Stato assegna una certa percentuale di detrazioni fiscali ai committenti. Queste detrazioni possono essere cedute all’impresa che vende l’impianto. Consentendo così di ottenere lo sconto in fattura (si sborsano meno euro per acquistare l’impianto poiché una parte è corrisposta con le detrazioni). A sua volta l’impresa può andare in banca per monetizzare le detrazioni fiscali. In tal modo le detrazioni possono circolare nell’economia funzionando come un mezzo di pagamento complementare all’euro ad accettazione volontaria e cioè come moneta fiscale.

Poiché le detrazioni fiscali dell’ecobonus sono spalmate nell’arco di dieci anni, l’impatto sul bilancio pubblico avviene in modo posticipato rispetto al momento dell’emissione. In quanto si registreranno minori entrate solo al momento e per la quota esercitata per scontare le tasse. Nel frattempo la crescita del reddito, dell’occupazione, del fatturato delle imprese e dell’uso di energia rinnovabile fa aumentare il gettito fiscale. E spinge la riduzione dei consumi di combustibili fossili e delle emissioni di anidride carbonica.

Dunque l’ecobonus costituisce un potente meccanismo di stimolo agli investimenti in impianti a piccola scala per la produzione di energia rinnovabile

Poiché permette di ridurre il capitale iniziale privato e di risparmiare sulla bolletta energetica. Pertanto, nella prospettiva di far crescere rapidamente la diffusione di nuovi impianti rinnovabili, sarebbe opportuno potenziare, estendere e prorogare le misure già previste per l’ecobonus. Piuttosto che continuare a puntare sull’incentivazione tariffaria, una misura che è stata utile nella fase in cui le tecnologie rinnovabili non erano ancora consolidate. In tal modo si evita di caricare sulle spalle dei contribuenti un aggravio immediato dei prezzi dell’energia, che abbatte il potere d’acquisto e quindi la domanda interna. E si riduce in modo consistente la somma necessaria per acquistare l’impianto. Naturalmente sarebbe opportuno stabilire quali impianti possono essere ammessi a detrazione e un prezzario di riferimento nazionale per evitare aumenti indesiderati dei prezzi degli impianti.

Infine, accanto alla promozione dell’uso dell’energia rinnovabile, bisognerebbe pensare anche allo sviluppo del settore che produce impianti e tecnologie. Bisogna infatti evitare di essere ancora più dipendenti dalle importazioni. Sarebbe una beffa se per ridurre le emissioni di anidride carbonica e la dipendenza dai combustibili fossili venisse aumentata la dipendenza dalle tecnologie rinnovabili prodotte all’estero.

analisi di Giorgio Santilli, caporedattore centrale del Sole 24 Ore

Redazione

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