Temperature ed eventi estremi: rapporto ISPRA sulle nostre città

 Temperature ed eventi estremi: rapporto ISPRA sulle nostre città

Anomalie termiche positive senza precedenti, osservate negli ultimi decenni a livello globale, europeo e nazionale. È questa la sintesi più immediata del nuovo rapporto ISPRA, “Il clima nei capoluoghi delle regioni italiane”, che fotografa un Paese sempre più esposto agli effetti del riscaldamento globale.

Lo studio evidenzia non solo un aumento marcato delle temperature medie, ma anche una crescita evidente della frequenza, della durata e dell’intensità degli estremi climatici. Un fenomeno che pesa in particolare sulle aree urbane, considerate tra le più vulnerabili per l’elevata densità di popolazione, la complessità delle infrastrutture e la concentrazione delle attività socioeconomiche. Elementi che amplificano l’esposizione allo stress termico, agli eventi idrometeorologici estremi e ai rischi concatenati ad essi associati.

Il rapporto ISPRA sul clima dei capoluoghi italiani

Il rapporto fornisce una valutazione del regime climatico dei capoluoghi regionali italiani nel periodo climatologico più recente, il trentennio 1991-2020. L’analisi non si limita però alla fotografia del presente: prende in esame anche l’andamento di lungo periodo della temperatura e una serie di indici legati agli estremi meteorologici.

Si tratta di informazioni fondamentali per quantificare gli impatti settoriali, valutare le vulnerabilità dei sistemi urbani e costruire strategie di adattamento più solide, basate su evidenze scientifiche, in grado di rafforzare la resilienza delle città in un contesto di riscaldamento globale già in corso e destinato a proseguire.

Italia, il 2024 è l’anno più caldo dal 1961

L’ultima edizione del Rapporto SNPA 2025 conferma una tendenza ormai chiara: anche in Italia il 2024 è stato l’anno più caldo dell’intera serie storica, iniziata nel 1961.

Nel nostro Paese la temperatura media annuale ha raggiunto un’anomalia di +1,33°C, un valore superiore anche alla temperatura media globale sulla terraferma, pari a +1,04°C. Dal 2000 in poi, le anomalie rispetto alla climatologia di riferimento 1991-2020 sono risultate sempre positive, con sole quattro eccezioni: 2004, 2005, 2010 e 2013. Il 2024 segna inoltre l’undicesimo anno consecutivo con anomalia positiva.

A livello globale, sulla terraferma, dal 2005 tutti gli anni sono stati più caldi della media, ad eccezione del 2008. Un segnale che conferma la portata sistemica del cambiamento climatico in atto.

Temperature minime e massime: nuovi record

Il 2024 si colloca al primo posto anche per quanto riguarda l’anomalia della temperatura minima, che ha raggiunto +1,40°C, superando il precedente record del 2023.

Per le temperature massime, invece, il 2024 si posiziona al secondo posto della serie storica con un’anomalia di +1,26°C, dietro al primato registrato nel 2022.

Le stime aggiornate dei trend termici, calcolate con un modello di regressione lineare dal 1981 al 2024, mostrano un chiaro segnale di riscaldamento, confermato anche da metodi non parametrici come lo stimatore di Theil-Sen e il test di Mann-Kendall.

Il tasso di aumento stimato è pari a:

  • +0,42 ± 0,04 °C ogni 10 anni per la temperatura media;
  • +0,44 ± 0,05 °C ogni 10 anni per la temperatura massima;
  • +0,40 ± 0,04 °C ogni 10 anni per la temperatura minima.

Estati bollenti

L’analisi stagionale conferma che tutti i trend delle temperature medie sono positivi. L’aumento più forte si osserva in estate, con un incremento di +0,60 ± 0,08 °C ogni 10 anni.

Seguono:

  • autunno: +0,37 ± 0,08 °C/10 anni
  • inverno: +0,36 ± 0,10 °C/10 anni
  • primavera: +0,35 ± 0,08 °C/10 anni

La suddivisione per macroaree geografiche mostra un riscaldamento diffuso su tutto il territorio nazionale, con valori leggermente più elevati al Nord:

  • Nord: +0,46 ± 0,05 °C/10 anni
  • Centro: +0,43 ± 0,05 °C/10 anni
  • Sud e Isole: +0,38 ± 0,04 °C/10 anni

Aumentano gli estremi di caldo, diminuiscono quelli di freddo

L’analisi degli indici legati agli estremi di temperatura conferma un quadro coerente con l’aumento delle medie: crescono gli estremi di caldo e si riducono quelli di freddo.

In particolare, lo studio sulle onde di calore nel trentennio climatologico 1991-2020 mostra un incremento significativo nei decenni più recenti, sia in termini di frequenza sia di intensità e durata. Un’evoluzione che rende più complessa la gestione dei rischi nelle aree urbane, soprattutto nei periodi estivi.

Mari italiani sempre più caldi

Non è solo l’aria a scaldarsi. Anche la temperatura superficiale del mare ha raggiunto nel 2024 il valore più alto della serie iniziata nel 1982, con un’anomalia di +1,24°C rispetto alla media meteorologica 1991-2020.

Si tratta di un valore quasi 0,3°C superiore al precedente record del 2022. Dal 2007 le anomalie sono state sempre positive, con la sola eccezione del 2010. Escludendo il 2003, gli ultimi quattordici anni hanno registrato le anomalie positive più elevate dell’intera serie.

Piogge irregolari e siccità in peggioramento

Sul fronte delle precipitazioni, il 2024 ha mostrato una forte disomogeneità territoriale. Nel complesso, le piogge cumulate annuali in Italia sono state superiori alla media meteorologica di circa l’8%, ma con differenze molto marcate tra le diverse aree del Paese.

Le precipitazioni sono risultate abbondanti al Nord, mentre ampie zone del Centro e del Sud, insieme alle Isole, hanno registrato valori scarsi. Una situazione che ha contribuito al peggioramento progressivo della severità idrica nelle regioni centro-meridionali e nelle Isole maggiori.

Emblematico il caso della Sicilia, che a inizio gennaio si trovava in condizioni di severità idrica media e già a metà febbraio è passata a una condizione di severità alta, rimasta invariata per tutto l’anno.

L’analisi statistica dei trend della precipitazione annuale e stagionale nel periodo 1961-2024 non mostra tendenze statisticamente significative. Tuttavia, a livello nazionale emerge un aumento statisticamente significativo delle aree del Paese colpite da siccità estrema su base annuale.

Un segnale chiaro per le città e per l’adattamento climatico

Il quadro tracciato da ISPRA è netto: il clima italiano sta cambiando rapidamente, e gli effetti sono già misurabili su temperature, ondate di calore, mari e disponibilità idrica.

Per le città, in particolare, questa evoluzione rappresenta una sfida prioritaria. La crescita degli eventi estremi, unita alla vulnerabilità delle aree urbane, rende sempre più urgente investire in misure di adattamento, pianificazione territoriale e rafforzamento della resilienza climatica.

Approfondimento: studio completo sul sito ISPRA

Leggi anche: Previsioni climatiche, l’era dell’intelligenza artificiale

immagine articolo: foto di Alessio Furlan

Redazione

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