IRENA, World Energy Transition Outlook 2026
IRENA, World Energy Transition Outlook 2026: rinnovabili a record, ma la transizione resta troppo lenta.
L’Agenzia internazionale per le energie rinnovabili (IRENA) ha pubblicato il World Energy Transition Outlook 2026: 1.5°C Pathway. Il quadro ha due facce. Da un lato i progressi sono da record, dall’altro restano troppo lenti e disomogenei per contenere il riscaldamento entro 1,5 °C.
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Il rapporto delinea tre scenari globali:
- Planned Energy Scenario (PES): riflette i piani governativi esistenti a fine 2025;
- Decarbonising Energy Scenario (DES): una decarbonizzazione accelerata, compatibile con un aumento delle temperature inferiore a 2 °C;
- Scenario 1,5 °C rivisto: riporta il sistema energetico su una traiettoria compatibile con 1,5 °C dopo un superamento limitato e temporaneo della soglia.
Nella prefazione, il direttore generale Francesco La Camera riconosce una realtà climatica sempre più difficile. La sfida politica non è più evitare ogni superamento di 1,5 °C, ma limitarne l’entità e la durata per poter tornare sulla traiettoria giusta.
“La transizione energetica globale è sotto pressione. La crescita record delle rinnovabili non basta da sola: l’efficienza energetica è insufficiente, le reti faticano a tenere il passo e la domanda globale di energia continua a salire. Non possiamo realizzare la transizione limitandoci ad aggiungere rinnovabili a un sistema energetico rimasto invariato. Servono riforme per costruire l’infrastruttura di un nuovo sistema energetico: elettrificato, efficiente, flessibile e alimentato da fonti rinnovabili”
Francesco La Camera, Director-General of IRENA
I numeri del 2025
Tra il 2010 e il 2025 i costi sono crollati: -88% per il fotovoltaico, -59% per l’eolico onshore, -48% per l’offshore e -95% per gli accumuli a batteria. Il 2025 ha segnato il record di nuova capacità rinnovabile, con 693 GW aggiunti (+15,5%). La capacità installata globale ha raggiunto 5.155 GW, il 49,5% di tutta la capacità di generazione elettrica mondiale.
Il fotovoltaico, con 2.388 GW, è la prima fonte per capacità, seguito da idroelettrico (1.296 GW) ed eolico (1.291 GW). Sul fronte della crescita, il solare ha pesato per circa tre quarti delle nuove installazioni (513 GW), contro i 158 GW dell’eolico. I piani governativi attuali prevedono più rinnovabili, più elettrificazione e un modesto aumento dell’idrogeno pulito rispetto alle edizioni precedenti, con minori consumi di fossili ed emissioni.
Eppure il rapporto avverte che la transizione rischia di rallentare. La mancanza di infrastrutture per collegare le nuove rinnovabili alla rete comincia già a frenare le installazioni. I progressi in un settore, scrive IRENA, non possono più compensare i ritardi in un altro.
Lo scenario 1,5 °C: l’elettricità al centro
Nello scenario 1,5 °C la quota dell’elettricità sui consumi finali di energia passa dall’attuale 23% circa al 35% nel 2035, fino a oltre il 50% nel 2050. Al 2050 l’elettricità coprirebbe circa il 77% dei consumi finali negli edifici, il 47% nei trasporti e il 42% nell’industria. Nei settori più difficili da elettrificare (hard-to-abate) bioenergie sostenibili, idrogeno rinnovabile e altri combustibili sostenibili affiancherebbero l’elettrificazione diretta.
Per arrivarci la capacità rinnovabile dovrebbe salire dai 5,2 TW del 2025 a circa 18,4 TW nel 2035 e 38,2 TW nel 2050, con aggiunte nette annue superiori a 1,3 TW già nel decennio 2026-2035. La domanda di elettricità crescerebbe da 31 petawattora (PWh) nel 2024 a circa 41 PWh nel 2030, 52-54 PWh nel 2035 e 94 PWh nel 2050. A spingerla non sono solo lo sviluppo economico e l’accesso all’energia, ma anche mobilità elettrica, climatizzazione, digitalizzazione e data center, che creano carichi nuovi e sempre più concentrati. La quota di fossili nella generazione elettrica, al 58% nel 2024, si dimezzerebbe entro il 2030 e scenderebbe a circa il 5% (DES) e al 2% (1,5 °C) nel 2050.
Reti, accumuli ed efficienza: il vero collo di bottiglia
Il messaggio più forte del rapporto riguarda le infrastrutture. Reti, accumuli, flessibilità ed efficienza energetica, afferma IRENA, non sono elementi di contorno ma l’infrastruttura portante del nuovo sistema energetico. Se restano indietro, rischiano di diventare il freno a tecnologie altrimenti già competitive.
- Reti: gli investimenti medi annui dovrebbero salire da circa 0,5 a circa 1.000 miliardi di dollari nel 2026-2035, poi a circa 1.200 miliardi l’anno fino al 2050.
- Accumuli: la capacità installata dovrebbe passare da circa 416 GW (2025) a circa 2.530 GW nel 2035 e quasi 6.860 GW nel 2050.
- Efficienza: l’intensità energetica globale è migliorata di poco meno del 2% l’anno nell’ultimo triennio, contro il 4% necessario per raddoppiare il tasso di miglioramento entro il 2030. Il PES si fermerebbe attorno al 3% nel 2026-2030, mentre lo scenario 1,5 °C richiede oltre il 4% annuo per recuperare il ritardo.
Un obiettivo comune, strade diverse
Non esiste un percorso unico. Al 2050 l’elettricità coprirebbe circa il 64% dei consumi finali nell’Unione europea, circa il 53% nell’ASEAN e vicino al 50% sia in Africa sia in America Latina e Caraibi.
Il caso africano è emblematico. Lì l’elettrificazione serve anche ad ampliare l’accesso all’energia, sostituire la biomassa tradizionale, sostenere l’urbanizzazione e lo sviluppo industriale. Nel 2025 la regione ha registrato aggiunte record, ma lontane dal necessario: la capacità rinnovabile dovrebbe crescere di circa sette volte entro il 2035 e di circa trenta entro il 2050. Nell’Africa subsahariana oltre 565 milioni di persone sono ancora senza elettricità. Secondo IRENA circa il 60% dei nuovi allacciamenti necessari entro il 2030, pari a circa 401 milioni di persone, sarebbe più conveniente servirlo con mini-reti e fotovoltaico off-grid.
Quanto costa, e chi paga
Lo scenario 1,5 °C richiede oltre 256.000 miliardi di dollari tra investimenti e spesa cumulati nel 2026-2050, circa 10.300 miliardi l’anno. Sono circa 78.000 miliardi in più rispetto al PES e circa 3.800 miliardi l’anno in più rispetto all’edizione 2023, a causa dei ritardi accumulati, dei costi tecnologici aggiornati e di un’analisi regionale più dettagliata.
Anche la distribuzione è squilibrata. Cina ed economie avanzate assorbono la quasi totalità degli investimenti, mentre l’Africa ha ricevuto meno dell’1% negli ultimi anni e i paesi meno sviluppati meno dello 0,5%. La sfida, nota il rapporto, è mobilitare più capitale e indirizzarlo dove può avere l’impatto maggiore.
Un toccasana per l’economia
Accelerare conviene. Nel DES il PIL globale sarebbe in media dello 0,7% più alto rispetto al PES fino al 2050, con un guadagno cumulato di circa 32.000 miliardi di dollari, più del PIL combinato di Cina, Germania, Giappone e India. Nello scenario 1,5 °C l’aumento medio sale all’1,1%, per circa 47.000 miliardi cumulati. Nel DES i prezzi dell’elettricità per gli utenti finali sarebbero più bassi di circa il 9% nel 2035 e del 15% nel 2050, e l’occupazione nelle rinnovabili raggiungerebbe circa 84,2 milioni di posti nel 2050 (+60% sul PES), con il solare primo settore a circa 38,3 milioni.
Il decennio più delicato: 2025-2035
Il rapporto precisa però che la transizione non è indolore in ogni fase. Nel DES il reddito reale delle famiglie resta inizialmente sotto il PES e poi cresce fortemente dopo il 2030-2035, fino a circa +1,6% nel 2050. Il dibattito pubblico sul costo della transizione, osserva IRENA, ragiona in modo troppo binario: i benefici di lungo periodo sono reali, ma le pressioni di breve periodo non vanno sottovalutate.
Il 2025-2035 è indicato come il decennio più vulnerabile per il consenso pubblico. Se gestito male, i vantaggi attesi tra il 2035 e il 2050 potrebbero diventare politicamente irrealizzabili. Per questo accessibilità economica, protezione sociale, competenze e accesso equo alle nuove opportunità devono essere integrati nell’attuazione fin dall’inizio.
Oltre il PIL: benessere e ambiente
L’Energy Transition Welfare Index (ETWI) di IRENA misura la transizione su quattro dimensioni: economica, sociale, ambientale e distributiva. Il balzo maggiore avviene tra PES e DES, con un indice globale in crescita del 6,3%. Ma anche nel caso migliore l’ETWI arriva solo a circa 0,25 nel 2050, perché la decarbonizzazione da sola non risolve disuguaglianze, bassa spesa sociale, capacità industriali squilibrate e alti consumi di materiali. La componente distributiva è la più debole: la disuguaglianza interna ai paesi sale da 322 (PES) a 344 (DES) nel 2050, perché nuovi asset e lavori ad alta produttività vanno inizialmente a famiglie ed economie meglio posizionate.
Sul piano ambientale, sostituire i fossili con le rinnovabili riduce in genere gli impatti globali su ambiente e biodiversità, ma possono emergere effetti locali lungo il ciclo di vita. Il consumo di materiali arriverebbe a circa 5,37 tonnellate pro capite nel DES al 2050, contro 5,30 del PES, per via dei minerali necessari a rinnovabili, reti, accumuli e veicoli elettrici. Progetti ben gestiti possono avere benefici locali: il fotovoltaico abbinato ad agricoltura e pascolo può aiutare a recuperare terreni degradati e a contrastare la desertificazione. In Cina, Germania e Stati Uniti, gli impianti hanno ridotto l’evaporazione del suolo di oltre il 20% e la velocità del vento del 20-40%, migliorando l’umidità del terreno.
Le sette priorità fino al 2035
Il rapporto indica sette priorità operative:
- pianificazione integrata e quadri di mercato che allineino rinnovabili, elettrificazione, infrastrutture e investimenti;
- roadmap nazionali su misura, che combinino rinnovabili, efficienza, combustibili sostenibili e politiche per una transizione giusta;
- investimenti più rapidi in reti di trasmissione e distribuzione, accumuli, flessibilità e infrastrutture digitali;
- strategie industriali integrate per filiere pulite competitive e competenze della forza lavoro;
- quadri politici e finanziari stabili che riducano il costo del capitale e mobilitino capitale privato, soprattutto nelle economie emergenti;
- politiche che tutelino l’accessibilità economica e garantiscano ampi benefici sociali e ambientali;
- maggiore cooperazione internazionale, dal trasferimento tecnologico alla diversificazione delle catene di fornitura, fino alla cooperazione Sud-Sud.
Il messaggio di fondo
La sfida, conclude IRENA, è accelerare l’attuazione: il prossimo decennio sarà definito meno dalla proclamazione di nuovi obiettivi che dalla capacità di realizzare quelli già fissati. Questa edizione indica l’elettrificazione degli usi finali come pilastro chiave, il collegamento tra l’espansione dell’elettricità pulita e la trasformazione di trasporti, edifici e industria. Metterla al centro del decennio fino al 2035 aiuterebbe a tenere alla portata la traiettoria 1,5 °C, con benefici economici e sociali abbastanza ampi da sostenere la transizione stessa.
Per approfondire
- Elettrificazione ed energie rinnovabili: la chiave per soddisfare il fabbisogno energetico mondiale
- Le energie rinnovabili guadagnano terreno, ma devono accelerare per raggiungere l’obiettivo del 2030
- L’elettrificazione guiderà la prossima fase della transizione energetica
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