Ristrutturazioni: vincolanti e immediati i Criteri Ambientali Minimi

 Ristrutturazioni: vincolanti e immediati i Criteri Ambientali Minimi

I Criteri Ambientali Minimi diventano legge: un passo verde per l’Italia. Articolo di Giancarlo Busti.

Immaginate di entrare in un cantiere e trovare non solo cemento e gru, ma anche materiali riciclati, progetti che respirano sostenibilità e un occhio di riguardo per l’ambiente. Sembra un sogno da architetto hipster con la barba lunga come me in questo periodo, anche se non ho il caffè bio in mano, vero? Eppure, grazie a un meritevole emendamento a prima firma dell’On. Mauro Rotelli al Decreto Infrastrutture 2025, questo scenario sta diventando realtà in Italia. I Criteri Ambientali Minimi (CAM) sono ora obbligatori per gli appalti di ristrutturazione edilizia, senza più bisogno di decreti attuativi. E non è solo un altro cavillo burocratico: questa norma è una piccola rivoluzione verde che mancava nel nostro panorama legislativo. Vediamo perché.

Cos’è questa storia dei CAM?

I Criteri Ambientali Minimi, per chi non li conosce, sono come il manuale di istruzioni per rendere gli appalti pubblici più amici dell’ambiente. Non si tratta solo di scegliere la vernice meno puzzolente o di piantare due alberi per fare bella figura: i CAM definiscono requisiti precisi per ridurre l’impatto ambientale di edifici, strade e servizi lungo tutto il loro ciclo di vita. Dalla scelta di materiali riciclati alla gestione sostenibile dei cantieri, fino al controllo delle emissioni di composti organici volatili (quei VOC che fanno lacrimare gli occhi e arrabbiare il pianeta).

Introdotti anni fa con il Decreto Legislativo 50/2016 e rafforzati dal D.Lgs. 36/2023, i CAM erano già obbligatori per molti appalti pubblici. Ma c’era un problema: per le ristrutturazioni, incluse demolizioni e ricostruzioni, servivano decreti ministeriali specifici per applicarli. E, come spesso accade in Italia, l’attesa di un decreto può durare più di un cantiere bloccato per lungaggini burocratiche.

L’emendamento che cambia le carte in tavola.

Ecco dove entra in gioco l’emendamento approvato il 2 luglio 2025 dalla Commissione Ambiente della Camera al Decreto Infrastrutture 2025 (D.L. 75/2025). Con una mossa che potremmo definire un “coup de theatre legislativo”, il comma 2 dell’articolo 57 del Codice dei Contratti Pubblici è stato modificato per rendere i CAM immediatamente applicabili agli appalti di ristrutturazione, senza aspettare ulteriori decreti dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE). Tradotto: le stazioni appaltanti devono ora inserire i requisiti ambientali nei bandi di gara per qualsiasi progetto di ristrutturazione, che si tratti di rifare il tetto di una scuola o di ricostruire un palazzo da zero.

E non è solo una questione di carte bollate. Questo cambiamento significa che ogni progetto pubblico dovrà considerare l’impatto ambientale fin dalla fase di progettazione. Materiali sostenibili? Obbligatori. Riduzione delle emissioni? Non negoziabile. Gestione responsabile dei rifiuti di cantiere? Inevitabile. E per chi pensa che sia solo un peso in più per le imprese, c’è anche una carota: i CAM prevedono criteri premianti, come punteggi extra per chi usa materiali con certificazioni ambientali (pensa a LEED o BREEAM) o propone soluzioni innovative. Insomma, non è solo una regola, è un incentivo a fare meglio.

Perché era importante avere questa norma?

Ammettiamolo: in Italia, il concetto di “sostenibilità” a volte sembra una parola da brochure di marketing, buttata lì per fare scena. Ma il pianeta non si accontenta di slogan. Il settore delle costruzioni è uno dei più “pesanti” in termini di impatto ambientale: cemento e calcestruzzo sono responsabili di una fetta enorme delle emissioni di CO₂, e i cantieri spesso lasciano dietro di sé montagne di rifiuti. Senza contare che, in un paese come il nostro, dove gli edifici storici sono più comuni delle buche nelle strade (e questa è una battuta che fa male), la ristrutturazione è un tema cruciale. Fino a ieri, però, i CAM per le ristrutturazioni erano come un ospite invitato a una festa ma bloccato nel traffico burocratico.

Questa norma colma una lacuna importante. Prima, l’applicazione dei CAM dipendeva da decreti specifici che potevano tardare anni e “tardare” è un eufemismo dalle nostre parti. Ora, con l’emendamento, i requisiti ambientali sono vincolanti e immediati. Questo significa che ogni progetto pubblico, dalla scuola di quartiere al condominio riqualificato, dovrà rispettare standard ambientali chiari. È un passo verso un’Italia che non solo costruisce, ma costruisce bene, pensando al futuro. E in un momento in cui il Green Deal europeo e il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) spingono per la transizione ecologica, questa norma ci mette in prima linea.

Cosa cambia nella pratica?

Per chi lavora nel settore, questa norma è un po’ come passare da un’auto a benzina a una elettrica: richiede un cambio di mentalità, ma alla lunga fa bene a tutti. Le stazioni appaltanti dovranno aggiornare i bandi di gara, inserendo specifiche tecniche e clausole contrattuali basate sui CAM. I progettisti dovranno pensare “verde” fin dall’inizio, scegliendo materiali riciclati, ottimizzando l’efficienza energetica e riducendo l’impatto dei cantieri. Le imprese, invece, dovranno fornire prove concrete (tipo schede tecniche dei materiali e certificazioni) per dimostrare di rispettare i requisiti ambientali. E se qualcuno prova a fare il furbo? Il rischio è l’esclusione dalla gara, come sottolineano sentenze recenti del Consiglio di Stato.

Per i cittadini, il vantaggio è meno visibile ma altrettanto importante. Immaginate scuole ristrutturate con materiali che non rilasciano sostanze tossiche, o edifici pubblici che consumano meno energia e producono meno rifiuti. È un investimento sul lungo termine: meno costi per la sanità (perché un’aria più pulita fa respirare meglio, scusate l’ovvietà) e un patrimonio edilizio più resiliente. Forse anche un pianeta un po’ meno arrabbiato con noi?

Un piccolo passo per l’Italia, un grande passo per la sostenibilità.

Non fraintendetemi: questa norma non risolverà il cambiamento climatico da sola, né trasformerà l’Italia in un paradiso ecologico dall’oggi al domani. Ci sono ancora sfide, come la formazione delle stazioni appaltanti o l’adeguamento delle piccole imprese ai nuovi requisiti. Ma è un tassello fondamentale in un puzzle più grande. In un paese dove la burocrazia a volte sembra un mostro mitologico, rendere i Criteri Ambientali Minimi immediatamente applicabili è un segnale forte: la sostenibilità non è più un optional, ma una priorità.

E poi, diciamocelo, c’è qualcosa di poetico nel pensare che anche un cantiere polveroso possa diventare un alleato del pianeta. Magari non vedremo gru che abbracciano alberi, ma con questa norma siamo un po’ più vicini a un’Italia che costruisce pensando al futuro. E scusate se è poco.

Per approfondire: Decreto Infrastrutture: le principali novità – Ecquologia²

Redazione

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