Ondate di calore e diritti dei lavoratori

 Ondate di calore e diritti dei lavoratori

Dal 2000, secondo i dati dell’Organizzazione internazionale del lavoro, l’Unione Europea ha registrato un aumento del 42 % dei decessi legati al calore sul luogo di lavoro, segnando l’incremento maggiore al mondo in questo ambito.

Quando le temperature superano i 30 °C, il rischio di incidenti sul luogo di lavoro aumenta dal 5 al 7 % e, quando le temperature superano i 38 °C, il rischio di incidenti è dal 10 al 15 % più elevato. L’esposizione al calore comporta anche rischi per la salute a lungo termine, aumentando il rischio di malattie cardiovascolari, respiratorie e di altro tipo, come le malattie renali croniche o l’infertilità.

Nonostante questo aumento del rischio, pochi paesi dispongono di una legislazione che garantisca la sicurezza dei lavoratori durante le ondate di calore e troppo pochi raccolgono dati sui decessi o sugli infortuni correlati alle temperature elevate sul luogo di lavoro.

In Italia per fortuna qualcosa si muove, dopo varie ordinanze regionali ed il nuovo protocollo varato dal governo, e in attesa dei corrispettivi aggiornamenti, l’Inps ha intanto cambiato le istruzioni per la cassa integrazione per caldo eccessivo. L’Inps ora consente la cassa integrazione ordinaria per eventi meteo anche senza ordinanza, se le temperature superano i 35°C o ci sono condizioni che rendono insicuro lavorare. Serve una relazione tecnica da inviare entro il mese successivo. Nei cantieri o ambienti non climatizzati, la sospensione può scattare automaticamente. Il datore di lavoro deve intervenire in caso di rischio, e i rappresentanti dei lavoratori possono richiedere lo stop.

In tale ambito si segnala il progetto Worklimate 2.0, promosso e finanziato dall’Inail con la conduzione del Cnr e la partecipazione delle Aziende Usl Toscana Centro e Toscana Sud Est, del Dipartimento di epidemiologia del Servizio sanitario regionale del Lazio, del Consorzio LaMMA e dell’Università di Bologna. Il progetto sta producendo strumenti di intervento sull’effetto delle condizioni di stress termico ambientale per la sicurezza dei lavoratori, con un’attenzione specifica alla stima dei costi sociali e degli strumenti di intervento e di prevenzione dei rischi. Tra questi il team ha sviluppato uno strumento per mappare i livelli di rischio giornalieri per i lavoratori in Italia, a seconda di quanto sia faticoso fisicamente il loro lavoro e se lavorano al sole o all’ombra.

Per approfondire: Climate change and occupational health and safety. Risk of injuries, productivity loss and the co-benefits perspective.

Resta il fatto che ormai il caldo estremo non è più, purtroppo, un qualcosa di eccezionale, ed è necessario ripensare l’organizzazione del lavoro alla luce del clima che cambia. Alcune tra le soluzioni possibili sono ,per esempio, l’inserimento del rischio climatico in modo permanente nei documenti di valutazione dei rischi, la progettazioni di spazi e impianti con criteri climaticamente resilienti (aree d’ombra, ventilazione naturale, materiali isolanti), la revisione del le normative urbanistiche e industriali, specialmente nei cantieri e nei capannoni.

L’approfondimento di Samuele Trento – specialista pompe di calore: Dai tetti in lamiera ai forni industriali, l’emergenza caldo è reale. Ma oggi esiste una soluzione per creare microclimi produttivi anche in piena estate.

Quando arriva l’estate, in molti capannoni industriali italiani si ripete ogni anno lo stesso copione: lavoratori stremati, pause continue, temperature insostenibili. Le lamiere si arroventano, i macchinari diventano sorgenti di calore costante e persino i dispositivi di protezione individuale — obbligatori — sembrano peggiorare la situazione. In queste condizioni, per stare freschi non basterebbe nemmeno lavorare in costume da bagno. (..)

Oggi in Italia si stimano oltre 700.000 capannoni produttivi sparsi su tutto il territorio nazionale, secondo i dati di Unioncamere e Istat. La maggior parte appartiene a piccole e medie imprese, spesso con risorse limitate e infrastrutture datate.

Eppure, meno del 20% di questi ambienti dispone di un impianto di raffrescamento adeguato, e ancora meno aziende hanno affrontato in modo serio e strategico il problema del disagio termico estivo.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: produttività a picco nei mesi più caldi, assenze, malesseri fisici e turni ridotti. Una vera emorragia di produttività, spesso sottovalutata perché difficile da quantificare, legata anche a infortuni sul lavoro e malattie.

La sicurezza e la salute dei lavoratori nei capannoni industriali sono aspetti di primaria importanza, considerando l’incidenza significativa di infortuni e malattie professionali nel settore. Secondo l’INAIL, nel 2023 sono stati denunciati oltre 519.000 infortuni sul lavoro in Italia, di cui quasi 180.000 hanno riguardato lavoratrici.

Per quanto riguarda le malattie professionali, nel 2023 sono state presentate 72.587 denunce, con un aumento del 19,7% rispetto al 2022. Questi dati evidenziano l’urgenza di implementare misure efficaci per migliorare le condizioni lavorative e ridurre i rischi associati.

Sebbene questi dati non siano specificamente suddivisi per stagioni, è facile ipotizzare che le condizioni climatiche estreme, tipiche dei mesi estivi, portino a un aumento del rischio di infortuni. Il motivo è semplicissimo: non è piacevole indossare per lunghe ore di lavoro pesanti dispositivi di protezione in ambienti troppo caldi.

Quando un capannone industriale raggiunge temperature interne superiori ai 32-35°C — come spesso avviene nei mesi tra giugno e settembre — si innescano una serie di fenomeni a catena:

  • Calo di concentrazione e tempi di reazione più lenti
  • Incremento del rischio di errori e infortuni
  • Frequente ricorso a pause non pianificate (la cosiddetta “fuga dal disagio”)
  • Riduzione della resa oraria del personale
  • Lamentele e turnover più elevato

Tutto questo si traduce in costi invisibili, difficili da misurare con precisione nel breve periodo, ma disastrosi nel lungo termine.

Ma la svolta per raffrescare i capannoni c’è con Sistemi Induttivi in Pompa di Calore. A differenza dei classici climatizzatori industriali, rumorosi, energivori e spesso poco efficaci in ambienti di grande volume, i Sistemi Induttivi in Pompa di Calore progettati da Sigillo Sicuro Industrial rappresentano una nuova categoria tecnologica, sviluppata proprio per capannoni difficili da raffrescare.

Il principio è semplice ma potentissimo: rinfrescare gli ambienti non con getti d’aria diretti, ma con un sistema intelligente a rilascio diffuso, capace di stabilizzare il microclima e generare un comfort operativo uniforme, senza sbalzi e senza dispersioni.

Il tutto con un’efficienza energetica elevatissima e una perfetta compatibilità con le esigenze produttive.

Per capire meglio come funziona questa tecnologia: I vantaggi della pompa di calore per le PMI Induzione e Termocontrollo Strategico: la Rivoluzione del cl­ima nei Capannoni Industriali – Sigillo Sicuro Industrial.

Riguarda la sessione di Ecofuturo Festival 2025 UN FUTURO TUTTO EFFICIENTE: GLI EDIFICI CHE VOGLIAMO.

Leggi anche: Isole di calore urbano: ENEA individua un set di soluzioni – Ecquologia²

Redazione

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