Rinnovabili o Nucleare? La scelta che segnerà il futuro

 Rinnovabili o Nucleare? La scelta che segnerà il futuro

Rinnovabili o Nucleare? La scelta che segnerà il futuro. Editoriale di Michele Dotti per il nuovo numero de “L’Ecofuturo Magazine” (clicca qui per leggere gratis la rivista).

Se c’è un tema che oggi infiamma il dibattito pubblico – spesso più con toni da stadio che con argomenti – è proprio questo: rinnovabili o nucleare?

Da una parte, c’è chi sogna un ritorno al “nucleare buono” con promesse miracolose di reattori di nuova generazione; dall’altra c’è chi invoca il Sole e il vento come unica bussola sostenibile. Qui a “L’Ecofuturo Magazine” non vogliamo fare tifoseria; piuttosto, come sempre, vogliamo offrire uno spazio di riflessione seria, dove ci si possa confrontare sulle evidenze, con un approccio scientifico e non ideologico.

E così abbiamo scelto di analizzare questo tema da varie prospettive: non solo sul piano ambientale, fra emissioni, scorie e consumi idrici, ma anche dal punto di vista economico, analizzando i costi nell’intero ciclo di vita delle tecnologie, dal punto di vista sociale, fra pace, democrazia e occupazione, da quello della sicurezza, intesa non solo come rischio di incidenti ma anche in senso geopolitico, da quello tecnico, valutando anche la possibile coesistenza fra nucleare e rinnovabili e anche quello del rapporto con i territori e della partecipazione dei cittadini.

Come vedremo nei pezzi del ricco focus, il nucleare ha certamente un’impronta di carbonio bassa durante l’esercizio, ma trascina con sé altri problemi ambientali significativi: scorie radioattive da gestire per migliaia di anni, rischi di incidenti, consumo d’acqua dolce per il raffreddamento. Le rinnovabili, anche considerando la produzione e lo smaltimento delle tecnologie, non hanno impatti paragonabili né in scala né in durata.

Dal punto di vista economico, i costi del nucleare appaiono fuori controllo: basti pensare ai ritardi e agli extracosti delle centrali di Flamanville (in costruzione in Normandia dal 2007 e con i costi triplicati) o Olkiluoto (in Finlandia, entrata in funzione con 14 anni di ritardo). Al contrario, le rinnovabili sono diventate le fonti energetiche più economiche del mondo, con impianti installabili in pochi mesi, non in decenni.

Ci sono poi aspetti sociali spesso sottovalutati: il nucleare è una tecnologia centralizzata, che richiede apparati industriali e militari, in un sistema piramidale che replica sostanzialmente quello fossile e che mal si sposa con la democrazia energetica. Le rinnovabili, invece, permettono diffusione, partecipazione, autonomia dei territori, creano più posti di lavoro per ogni MW installato e distribuiscono la ricchezza in modo più equo.

Infine, c’è la questione della sicurezza, non solo tecnica ma anche geopolitica. Affidare la nostra energia a tecnologie ad alto rischio, in un mondo così instabile, è davvero una buona idea? Non sarebbe più saggio investire su soluzioni resilienti, decentralizzate e a misura di comunità?

Abbiamo dato voce a esperti, scienziati, ingegneri, attivisti, per approfondire questo dibattito creando una consapevolezza diffusa.

A proposito di consapevolezza. Abbiamo appreso che il Governo italiano ha stanziato ben 7,5 milioni di euro per «informare correttamente i cittadini sul nucleare», per il solo periodo 2025-2026. Peccato però che per l’informazione sull’efficienza energetica siano stati stanziati 3 milioni di euro spalmati dal 2021 al 2030, mentre nulla risulta per le fonti rinnovabili. Una chiara scelta di campo per l’atomo. Altro che “neutralità tecnologica”.

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Redazione

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