Quando il Suolo Muore, la Salute Soffre

 Quando il Suolo Muore, la Salute Soffre

La salute dal suolo: l’uso dei fertilizzanti nei campi e degli integratori alimentari è connesso. Articolo a cura di Andrea Battiata, agronomo e contadino urbano a Firenze.

La relazione tra l’uso crescente di fertilizzanti nei campi e il consumo sempre più diffuso di integratori alimentari è un tema forse poco noto, ma molto attuale.

Il terreno agricolo italiano è in gran parte impoverito e invecchiato, ha perso fertilità e carbonio organico.

Il 10% del suolo agricolo italiano è già morto, è già considerato deserto. Secondo l’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), il 10% del suolo agricolo nazionale è già desertificato, mentre il 49,2% presenta una vulnerabilità media. La desertificazione è un processo climatico-ambientale che porta alla progressiva riduzione dello strato superficiale del suolo e della sua capacità produttiva. Il processo può essere determinato da cause naturali, come periodi di siccità, dal cambiamento climatico, ma anche da attività umane, come lo sfruttamento intensivo del suolo agricolo. A causa della riduzione della fertilità del suolo agricolo si stanno usando fertilizzanti in modo diffuso e massiccio per garantire una adeguata resa produttiva.

Sono sempre più numerose le ricerche e le pubblicazioni scientifiche che stanno evidenziando il declino progressivo dei nutrienti negli alimenti. Un lavoro di Donald R. Davis ha documentato la riduzione dei valori nutrizionali tra il 1950 e il 1999:

  • Proteine –6%
  • Calcio –16%
  • Fosforo –9%
  • Ferro –15%
  • Vitamina A –18%
  • Vitamina B2 –38%
  • Vitamina C –15%

Stiamo perdendo la conoscenza del corpo umano immersi in un sistema che privilegia logiche produttive ed economiche. Le cause sono molteplici.

  • pratiche agricole moderne. L’uso intensivo di monocolture e pratiche agricole che non reintegrano adeguatamente i nutrienti nel suolo. L’utilizzo di fertilizzanti azotati può ridurre il contenuto di vitamina C in alcune colture.
  • lavorazione degli alimenti. Mondatura, pelatura, macinazione e trattamenti termici riducono fibre, vitamine e fitocomposti. La conservazione inadeguata (luce, calore, ossigeno) degrada i nutrienti. La sbianchitura (blanching) utilizzata prima del congelamento o dell’inscatolamento comporta una rapida esposizione al calore e può causare la perdita di vitamine idrosolubili. L’essiccazione ad alte temperature può degradare alcune vitamine.
  • preparazione domestica. Ammollo e bollitura in acqua abbondante causano dispersione delle vitamine idrosolubili (come la vitamina C e le vitamine del gruppo B). Cotture prolungate, riscaldamenti ripetuti e tagli anticipati degradano ulteriormente i nutrienti. Riscaldamento ripetuto: può portare a ulteriori perdite di nutrienti. Taglio e sminuzzamento: la successiva esposizione all’ossigeno può portare alla perdita di alcune vitamine, in particolare la vitamina C, che è un antiossidante.
  • fattori ambientali: l’aumento dei livelli di CO2 in atmosfera è collegato a una riduzione delle concentrazioni di proteine, ferro, zinco e vitamine del gruppo B in alcune colture… Continua a leggere l’articolo gratis su L’ECOFUTURO MAGAZINE

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Redazione

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