nuovo dossier decrescita felice

Decrescita Felice: on line il nuovo dossier

Riceviamo e segnaliamo il nuovo dossier del Movimento per la Decrescita Felice.

Il fallimento della COP26 di Glasgow. L’ennesima riprova che il modello di sviluppo e di pensiero cui ci siamo affidati non è in grado di risolvere i problemi strutturali delle società. Fra crescita delle diseguaglianze, politiche securitarie, crisi economica, pandemia ed emergenza climatica, mai come oggi il nostro sistema sociale è stato sull’orlo del collasso.

Urge un cambiamento di prospettiva che abbracci il livello istituzionale ma anche quello personale. I nostri comportamenti, le nostre abitudini, devono cambiare. E devono essere incoraggiati da politiche pubbliche orientate al pieno dispiegamento dei diritti, al benessere umano e alla cura dei sistemi ecologici. Il paradigma della decrescita felice contiene in sé questo approccio. Insieme personale e collettivo, locale e globale, pratico e politico, capace di innescare un cambiamento che oggi non può più attendere.

il Movimento per la Decrescita Felice lancia il suo nuovo dossier “Il tempo della decrescita felice”

Documento liberamente scaricabile dal sito web dell’associazione

Una raccolta dei principali studi, ricerche, saggi che hanno riportato il tema della decrescita alla ribalta negli ultimi anni, a cavallo della pandemia. Il dossier recupera preziosi lavori scientifici usciti su riviste come Nature, oppure diffusi da istituzioni come l’Agenzia Europea per l’Ambiente o lo European Environmental Bureau. Si tratta di testi che aiutano il lettore a comprendere la solidità dell’impostazione teorica della decrescita. Dalla critica alla crescita verde alla proposta di includere la decrescita negli scenari di riduzione delle emissioni realizzati dall’IPCC. Scenari che oggi si basano spesso su un tecno-ottimismo tutto da provare.

Ad arricchire la pubblicazione anche saggi brevi e interviste di attiviste, saggisti e giornaliste, che commentano la decrescita felice dal loro punto di osservazione. I contributi sono di Monica Di Sisto, Elisabetta Ambrosi e Maurizio Pallante.

Quando diversi anni fa parlavamo di decrescita, oltra all’interesse di alcune persone incontravamo scetticismo e scherno. Oggi c’è una nuova generazione che ha ben chiaro il fatto che questi livelli di estrazione e consumo non sono sostenibili e devono essere ridotti. E’ una generazione che si sta ponendo il problema di quale via alternativa intraprendere per avere un futuro possibile. E non è un caso che il discorso sulla decrescita felice torni prepotentemente alla ribalta in un momento simile. Perché finalmente visto come possibile via di uscita da una crisi sistemica.

Le principali idee del Movimento

Ridurre i flussi di materia e di energia che attraversano le economie è una chiave irrinunciabile su un pianeta in costante riscaldamento. E caratterizzato da una produzione di merci e rifiuti che eccede di gran lunga i bisogni e le capacità di riciclo e rigenerazione. In questo quadro, la decrescita felice trova il suo senso profondo. Affrontando in teoria e in pratica i temi della redistribuzione, della condivisione dei mezzi e delle esperienze, dell’autoproduzione laddove possibile e della mobilità ecologica. Ma anche dei servizi pubblici gratuiti, di un sistema sanitario a misura di paziente, di un’agricoltura di prossimità. Quest’ultima basata su piccole aziende e non sul mercato globale.

La decrescita felice, forse non c’è più bisogno di ribadirlo, non è un “ritorno alla candela”. Ma una proposta di rilocalizzazione dei sistemi produttivi e delle filiere di distribuzione. Di riduzione controllata della produzione di merci in favore di una loro maggiore durata e utilità. Di espansione dei servizi pubblici di cura, educazione, mobilità. E di riforma dei sistemi energetici verso modelli di produzione comunitari e di piccola dimensione. E’ una riflessione sulla riduzione dell’orario di lavoro per aumentare l’occupazione di qualità. Ciò per liberare tempo per la vita familiare, la cultura o l’impegno sociale. E’ un approccio solidale e compatibile con la necessità di una conversione ecologica che sia anche socialmente equa.

Perché bisogna parlarne ora?

Di fronte alle proposte di tagliare la spesa e i servizi, così come i deliri di un ritorno al nucleare, ci sembra di gran lunga la migliore opzione. Per questo è tempo di discuterne senza più timori e pregiudizi.

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Il Movimento per la Decrescita Felice

Associazione nazionale, di sensibilizzazione pubblica per favorire il ben-essere della cittadinanza, ciò che è a basso impatto ambientale, che non crea sfruttamento sugli esseri viventi e che permette un’equa distribuzione del denaro, come i lavori utili, tecnologie pulite per ridurre gli sprechi di risorse, piccole e medie aziende etiche, e tanto altro.

articolo di Elisa Poggiali
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Redazione

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