L’ultima edizione di Ecofuturo Festival raccontata da Michele Dotti
Ecofuturo ha lo slancio ribelle e creativo di un adolescente. Articolo di Michele Dotti.
Dodici anni. Se Ecofuturo Festival fosse una persona, oggi sarebbe in piena preadolescenza. Quel momento delicato e affascinante in cui il corpo cambia, la mente si apre e l’identità inizia a definirsi tra slanci di autonomia e bisogno di appartenenza. E in fondo anche Ecofuturo sta vivendo qualcosa di molto simile. Come un preadolescente, il Festival sente che non è più un bambino. Non è più solo un sogno pionieristico nato tra pochi visionari, ma è diventato un punto di riferimento nel panorama delle ecotecnologie e della sostenibilità. A livello nazionale e non solo, vista anche la recente iniziativa al Parlamento Europeo con la mostra “Ecotechnology for the Future”. Allo stesso tempo, sa di non essere ancora “grande”: c’è ancora tanto da esplorare, imparare, affinare.
Questa dodicesima edizione porta con sé tutta l’energia ribelle e creativa della crescita. Ecofuturo cerca nuove strade, sfida le abitudini, mette in discussione le soluzioni scontate. Come un ragazzo curioso, sperimenta, sbaglia, riprova. Vuole più spazio, più voce, più impatto. Si fa domande su chi vuole diventare, su che mondo vuole costruire. E cerca compagni di viaggio: non più soltanto maestri, ma anche pari con cui confrontarsi e crescere insieme. C’è anche quella tipica oscillazione emotiva: l’entusiasmo travolgente per ogni innovazione scoperta si alterna alla frustrazione per un cambiamento che, a volte, sembra troppo lento. Ma è proprio questo turbinio che alimenta la spinta vitale del Festival. E come ogni preadolescente, Ecofuturo sta iniziando a scegliere chi essere nel mondo.
Non solo cosa proporre, ma come farlo. Con responsabilità, passione, ma anche con uno sguardo critico, autonomo, capace di dialogare con il passato ma senza esserne prigioniero. In questo passaggio, il Festival non smette di crescere. E ci invita tutti a fare lo stesso: ad avere il coraggio di cambiare pelle, restando fedeli a ciò che ci anima. Perché la preadolescenza, dopotutto, è il momento in cui si comincia davvero a sognare chi si vuole diventare. E noi di Ecofuturo non abbiamo alcuna intenzione di smettere.
Un programma da giovani.
Dal 7 al 10 maggio 2025, negli spazi della Città dell’Altra Economia a Roma, il Festival ha mostrato proprio questa vitalità in fermento. Un susseguirsi di incontri, convegni, workshop e testimonianze che hanno messo al centro il fare, più che il dire. Non sogni astratti, ma prototipi funzionanti, soluzioni condivise, proposte replicabili. I principali temi affrontati.
Comunità Energetiche Rinnovabili, per riportare il potere ai cittadini.
Un intero filone del Festival è stato dedicato alle Comunità Energetiche Rinnovabili (CER), vere protagoniste della transizione dal basso. Si è parlato di come creare CER nei borghi, nei condomìni, nei territori rurali. Sono emerse esperienze già attive che dimostrano come sia possibile liberarsi dalla dipendenza energetica centralizzata, restituendo potere e redditività ai cittadini. Il convegno sulle Comunità Energetiche Solidali ha mostrato il lato sociale dell’energia, in grado di generare inclusione e giustizia climatica.
Agricoltura carbon negative: la terra che rigenera. Non solo sostenibilità, ma rigenerazione: l’agricoltura può diventare una macchina di sequestro del carbonio, a tutti i livelli. Dall’orto di casa fino alle grandi imprese, come abbiamo mostrato anche nel libro “La terra che salva la Terra”. Gli incontri su biochar, microrganismi efficaci, compostaggio evoluto, permacultura, idroponica urbana e simbiotecnologie hanno offerto un panorama entusiasmante su come coltivare la terra, nutrire le persone e curare il pianeta nello stesso gesto. Gli agricoltori presenti – veri e propri innovatori – hanno raccontato con passione come la transizione ecologica nei campi non sia più un’utopia, ma una necessità praticabile.
Case Green ed efficienza energetica: abitare il futuro.
La sezione dedicata all’edilizia sostenibile è stata una delle più seguite. Si è parlato di isolamento in canapa e calce, piastrelle fotovoltaiche per facciate, intonaci riflettenti, geotermia, impianti ibridi solare/biogas, infissi evoluti e delle ultime innovazioni nel campo della bioedilizia. Un approccio integrato che guarda alla salute ambientale dell’abitare, al risparmio energetico e alla bellezza architettonica. Esperti, costruttori e ricercatori hanno mostrato modelli reali e applicazioni già diffuse in contesti urbani e rurali.
Mobilità sostenibile: la prima botticella per il rifornimento di biometano.
Come è importante avere un mix energetico di fonti rinnovabili, così è importante sfruttare nel settore trasporti il mix di soluzioni che ad oggi ci permettono di abbattere le emissioni. Poche settimane prima del Festival è stato inaugurato il primo treno turistico con motore riconvertito a Biometano. Ad Ecofuturo abbiamo presentato il primo mezzo di trasporto di biometano realizzato per rifornire treni e altri mezzi di trasporto in loco. Una svolta che permette di ampliare l’utilizzo del biometano come fonte alternativa alle fossili, per tutti quei mezzi pesanti e leggeri non ancora elettrificati.
Bonifiche ambientali e rigenerazione ecologica.
Uno degli ambiti più sorprendenti è stato quello dedicato alla bonifica naturale dei siti contaminati. Tecnologie “bio” che usano funghi, batteri, piante e microrganismi per decontaminare i suoli, ripulire le acque, restituire vita a luoghi compromessi. Le esperienze di micorisanazione e fitodepurazione presentate sono state uno degli esempi più concreti di come la natura, se accompagnata con competenza, possa risolvere problemi ambientali gravi e persistenti.
Ecologia integrale: unire tecnologia e spiritualità.
La giornata inaugurale ha messo al centro l’idea di Ecologia Integrale, prendendo spunto dall’enciclica “Laudato Si’” di Papa Francesco, che abbiamo ricordato con tanto affetto. Un approccio che non si limita a ridurre le emissioni, ma si interroga su stili di vita, valori, modelli economici. È questo lo spirito che ha animato le quattro giornate del Festival alle quali hanno partecipato esponenti di varie fedi, ambientalisti laici e scienziati, in un dialogo intergenerazionale che ha fatto emergere un bisogno condiviso di senso, giustizia e futuro.
Nutrizione, benessere e salute ambientale.
Il cibo non è stato solo presente come esperienza gustativa (con le degustazioni di prodotti biologici, a km zero e i forni solari sempre attivi), ma anche come strumento di consapevolezza. Tavole rotonde su alimentazione sana, educazione alimentare nelle scuole, salute legata all’ambiente, e spreco alimentare hanno arricchito il palinsesto con un’attenzione particolare a corpo e territorio.
Formazione, libri e momenti culturali.
Come ogni giovane curioso, anche Ecofuturo ha bisogno di nutrire mente e spirito. Numerose le presentazioni di libri a tema ambientale e sociale, con autori e autrici capaci di coniugare divulgazione e riflessione, nella striscia giornalistica a cura di Sergio Ferraris.
E poi la formazione quotidiana “Come ristrutturare la tua casa e abbassare le bollette”, l’incontro formativo “Progettare una CER: Strumenti, Tecnologie e Governance” a cura di SUN4U – Federesco, le musiche del Festival a cura di Fabio Pianigiani, la presentazione del “Progetto Octopolis” per la salvaguardia dei polpi e dell’ecosistema marino a cura di Antonio Rancati – Cetri Tires, gli “Assaggi DiVini” con Caterina Nigo – Vini Con Me, la proiezione dei cortometraggi sulla biodiversità a cura di Bio Film Festival e il Premio Ecofuturo a “Presa Diretta” di Rai Tre per l’informazione sui temi sociali, economici, ambientali, geopolitici. Tutto questo affiancato da un’area espositiva che rappresenta un vero e proprio catalogo vivente della transizione, che ha ispirato amministratori locali, cittadini e tecnici in cerca di innovazione utile. Catalogo che si arricchisce ulteriormente e diventa virtuale nel progetto di Ecofuturo World, rendendo accessibile a tutti, ovunque, il mosaico di ecotecnologie presentate.
Insomma, niente male per essere il programma di un “adolescente”, pieno di scoperte, ricerche fatte con entusiasmo, esperimenti pratici e la voglia di raccontare a tutti il mondo che ha appena iniziato a capire. Se questi sono i dodici anni di Ecofuturo, non vediamo l’ora di scoprire cosa succederà in avvenire.
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