Ecofuturo Festival: 12 anni di innovazione e passione
Conversione desiderabile. Articolo a cura di Michele Dotti.
«Non venivo al Festival da alcuni anni, mi ha fatto effetto ritornarvi. Ho trovato una comunità più matura con proposte sempre più concrete e un clima umano di grande collaborazione. Viene voglia di partecipare ancora». Queste parole pronunciate da un visitatore che è tornato a Ecofuturo Festival dopo diverso tempo esprimono perfettamente, a mio avviso, l’evoluzione che l’evento ha avuto negli anni. Non solo un’accresciuta maturità nelle soluzioni ecotecnologiche proposte, ma anche un impegno concreto nella creazione di un clima umano favorevole, di scambio di idee e di buone prassi che punta a promuovere una vera e propria conversione ecologica partendo dal piacere di stare insieme e di confrontarsi. Non in maniera ideologica, ma con un approccio che mette al centro le relazioni e la passione per la sostenibilità ambientale.
Anche i ragazzi dell’Università di Macerata, venuti in visita al Festival per due giorni, hanno colto questa trasformazione. Una studentessa ha detto al suo professore: «In altre fiere, ad ogni stand sembra che vogliano venderti il loro prodotto, qui a EcoFuturo, invece, si vede che ci credono». Perché la passione – quella autentica – è come un profumo, si respira nell’aria.
Credo che questa sia una delle chiavi del successo di Ecofuturo Festival, giunto quest’anno alla dodicesima edizione che continua a crescere, sia quantitativamente (l’anno scorso con 6 milioni e 600 mila views delle dirette streaming è stato l’evento più seguito in Europa sull’innovazione ecotecnologica) sia nella qualità degli ospiti e delle proposte. E sta vivendo anche un prezioso passaggio generazionale con un protagonismo crescente di una squadra di giovani che sta dimostrando davvero di voler raccogliere il testimone e portare avanti questo grande progetto.
Mi vengono in mente, ancora una volta, le parole di Alexander Langer – uno dei fondatori dei Verdi e tra i massimi esponenti del pensiero ecologista – quando auspicava «una conversione ecologicache metta al centro non solo l’evoluzione delle tecnologie per la difesa dell’ambiente, ma anche i cambiamenti sociali e degli stili di vita per andare incontro a “un futuro amico”, che parta dalle economie del territorio incidendo però a livello globale».
Langer sottolineava in particolare la necessità di una «conversione ecologica desiderabile». Usava questa espressione facendo discendere tutto dalla necessità di un cambio di passo generale nella mentalità delle persone. «Solo una decisa rifondazione culturale e sociale di ciò che in una società o in una comunità si consideri desiderabile» può «davvero causare la conversione di rotta».
Non bastano le tecnologie, ne siamo ben consapevoli, occorre lavorare anche sull’immaginario collettivo e sui valori. E questo richiede anche un’informazione corretta, seria e libera, che con questo Magazine cerchiamo di promuovere da sei anni.
Proprio il tema della Conversione ecologica è stato al centro dell’edizione 2025 di Ecofuturo Festival, che si è appena tenuta alla Città dell’Altra Economia, a Roma. Ad essa dedichiamo il ricco Focus di questo numero, che ospita anche un’intervista esclusiva a Riccardo Iacona, al quale durante il Festival – insieme a tutta la Redazione – è stato assegnato un premio per l’informazione sui temi sociali, economici, ambientali, geopolitici attraverso la trasmissione “Presa Diretta”, per non essersi limitati a denunciare i processi insostenibili, ma in parallelo avere continuato ad annunciare il percorso possibile di una conversione verso un “futuro desiderabile”.



