La Galizia dopo Santiago: diario di viaggio
Ultima tappa del diario di viaggio di Alfredo Vellutini lungo il Camino del Norte de Santiago.. Il cammino è finito, il cammino continua.. (Qui le puntate precedenti: Cammino del Nord di Santiago: da Irun a Pobena – La Cantabria tra Altamira e le acciughe – Alla scoperta delle Asturie lungo il Cammino di Santiago – La Galizia fino a Santiago: diario di viaggio).
Oggi inizia un nuovo viaggio, verso la costa ovest della penisola iberica, verso i due punti di km 0 del cammino di Muxia e Fisterra. È un altro cammino e lo si vede anche dai camminatori. I pochi che vanno oltre Santiago lo fanno per continuare un percorso interiore di riflessione che va oltre il desiderio di vedere nuovi paesaggi o conoscere nuove persone. Anche il credente, che arriva a Santiago con intenti religiosi, affronta le tappe successive con spirito più laico, un viaggio dentro se stesso per conoscersi meglio. Qui le strade sono ancor più deserte e i paesi, salvo Negreira e Fisterra, molto piccoli.
Quindi avviamoci dentro il percorso dando seguito alle parole del famoso scalatore dell’800, Sir Leslie Stephen, il primo ad avere scalato il monte Disgrazia, in Valtellina, padre di Virginia Woolf e della pittrice Vanessa Bell. “Camminare è lo svago naturale dell’uomo che non desidera annullare del tutto il suo intelletto, ma vuole lasciarlo libero almeno per una stagione”. E perché non ricordare un certo Shakespeare che invitava gli altri a seguirlo così: “Forza, trotta la via del sentiero”.
La 34ª tappa


Decidiamo di allungarla perché l’arrivo canonico, a Negreira, è dopo 22 km, rendendo la tappa successiva, ad Olveiroa, troppo lunga. Abbiamo scelto un ostello ad Alto da Pena, un posto minuscolo, dove però offrono cena e colazione. Ho fatto questo percorso nel 2009, quando feci il camino frances. Man mano che mi addentro nella campagna mi affiorano i ricordi di quel mio primo cammino con Franco. Questo perché, parole sempre di Stephen: “Le memorie del cammino riportano tutte luogo e data. Sono impigliate a tempi e posti particolari; formano spontaneamente una sorta di calendario, un filo conduttore sul quale altre memorie possono infilarsi”.
Arrivo appunto a Puente Maceira e, mentre poco prima mi sembrava di fare un cammino nuovo, mi sovvengono nitidi i ricordi di 15 anni or sono. Il bel ponte, le cascatelle, le case in pietra e le strade ben lastricate. Da lì le immagini passate hanno cominciato ad arrivare vorticose ma nitide. Arriviamo a Negreira e, dopo sosta ad un bar con uovo strapazzato e solito caffè americano, che almeno è liquido e caldo (l’espresso meglio non chiederlo), ripartiamo per la nostra sistemazione serale. All’ostello conosciamo la simpaticissima Maria Moraes, portoghese ma abitante in Italia da decenni. La ritroveremo nei giorni successivi. La cena, non di grande qualità ma abbondante, conclude la serata, visto una intensa pioggerella che ci impedisce di fare anche una breve passeggiata.
La 35ª tappa arriva a Olveiroa


Un paese che, nel 2009, era privo di negozi ed aveva solo l’albergue municipal. Partiamo dopo le 7.00 perché solo a quest’ora apre il bar dell’ostello. Dopo pane tostato e marmellata, partiamo di buona lena col tempo ventoso, grosse nuvole in movimento ma niente pioggia. Non descrivo la solita campagna galiziana, segnalo i sentieri ben tenuti e le strade asfaltate completamente deserte. Considerate un auto ogni quarto d’ora. Arriviamo all’albergue municipal e ricordo nitida la litigata fatta allora da un bravo hospitalero della meseta che ripercorreva il cammino frequentemente e che camminava con noi da alcune tappe. E’ uso dei camminatori arrivare presso un albergue non prenotabile e, in attesa di apertura, mettere lo zaino davanti al portone, in fila, creando un ordine di ingresso fino ad esaurimento posti.
Arriviamo stanchi e sudati dopo la lunga tappa e i primi due zaini erano di padre e figlio italiani, già avvezzi precedentemente a questi atti. Li avevamo lasciati addormentati la mattina e, miracolosamente, erano arrivati prima di noi freschi e non sudati. Dopo vari improperi dell’hospitalero, sostenuto da tutti, i due prendono lo zaino e fanno posto agli altri. L’albergue era come ricordavo, anzi meglio perché gli edifici hanno un intonaco nuovo e gli interni molto puliti e ordinati. Nel piccolo paese, rispetto ad anni fa, ci sono altre sistemazioni alberghiere, ma niente negozi e un solo bar ristorante, salvo quelli degli ostelli privati. Andiamo in questo piccolo posto di ristoro per cenare con menù del pellegrino a 13€. Solita qualità che lascia a desiderare, ma la cifra pagata è veramente bassa.
La 36ª tappa ci porta a Muxia


La volevo raggiungere nel 2009 da Fisterra ma il mio compagno di viaggio di allora, Franco, preferiva tornare a Santiago per avere una giornata piena lì e poter fare dei regali. Mi rimase la voglia repressa di vedere l’altro porto della Costa da Morte, così chiamata per le violente e improvvise mareggiate che rendevano le navi in balia delle onde e, talvolta, affondavano con tutto l’equipaggio. Anche oggi tappa lunga. Arriverà a quasi 35 km per arrivare al primo km 0 del cammino, lungo costa alla chiesa di Santa Maria del Barco. Ovviamente il nome è un richiamo alla barca, strumento di lavoro della popolazione della costa.
La tappa, per molti aspetti simile alle altre galiziane, presenta alcune particolarità. Anzitutto oggi superiamo ampiamente i 900 km percorsi, altro punto di rilievo la biforcazione che indica a sinistra Fisterra e a destra Muxia, la nostra prescelta. Arrivati in paese andiamo a prendere l’attestato di avvenuto cammino completo da Santiago, la Muxiana, all’ufficio del turismo.
Ci arrampichiamo quindi su rocce per raggiungere, non dalla strada, il punto panoramico dove è piantata una croce che domina la cittadina. Quindi scendiamo sulla costa davanti alla chiesa nominata prima, in posizione dominante sugli scogli. Troviamo camminatori già conosciuti, fra cui Livio, Nicola di Livorno trovato a Santiago al ristorante “casa Manolo”, e altre italiane tutte del nord Italia. Torniamo verso l’albergue municipal dove alloggiamo ma, prima, facciamo spesa per la colazione. Domattina ci aspetta la tappa più lunga, per arrivare al faro di Fisterra, e dobbiamo partire presto perché alle 16.40 abbiamo il bus per il ritorno a Santiago. Cena alla “Sirena” a 14€, non mi posso far mettere il timbro sulla credenziale perché ci dicono che lo hanno rubato. Incredibile ma vero.
La 37ª tappa, che ci condurrà alla fine del cammino ufficiale


Una tappa che raggiungerà quasi 36 km. Come dicevo partiamo alle 6.00, al buio, attraversando il paese già investito da un vento sferzante ma non troppo freddo. Il problema risulta la pioggerellina che lungo costa inizia a scendere e ci obbliga a indossare il poncio mentre si fa dei saliscendi che mi fanno sudare copiosamente. A Lires ci fermiamo ad un bar per timbrare la credenziale e poter dimostrare, venendo da Muxia, che abbiamo effettivamente percorso interamente la tappa a piedi per poter prendere la Fisterrana all’ufficio del turismo di Fisterra. Della serie: incontri inaspettati, troviamo, subito dopo Lires, in direzione contraria alla nostra, Alan che non vedevamo da più di tre settimane. Quasi non lo riconoscevo tanto era dimagrito. Mi ha fatto molto piacere ritrovarlo.
Dopo foto insieme ripartiamo e andiamo a Fisterra direttamente a prendere la Fisterrana. Dopo averla ottenuta, mangiamo qualcosa e saliamo lungo la strada che ci porta al Faro, simbolo della fine del cammino, a 3,5 km fuori del paese. Nel percorso troviamo il tedesco Dirk, che scrive libri sullo Yoga, con cui abbiamo dormito a Olveiroa. Altro incontro molto gradito. Fra l’altro Dirk calzava le mie stesse scarpe da trekking, le “Altra”. Scarpe che danno la sensazione della camminata da scalzo e con cui mi sono trovato benissimo, non una vescica o altro problema.
Arriviamo al km 0, quindi al faro lungo costa. C’è troppa gente che fa la fotografia al cippo del km 0 per cui si deve fare la fila con tanta gente capitata qui in autobus, mentre noi siamo stanchi e accaldati e con altri km da fare. Riusciamo alla fine a fare tutto, torniamo a Fisterra e si aspetta in un bar, davanti ad un bel postre (dolce), l’arrivo dell’autobus. Arriviamo alle 19.00 al terminal di Santiago e ci avviamo verso il colle che contiene, dopo vasto parco, il Seminario Menor, nostro ultimo alloggio in terra iberica. Ci permettiamo una camera con due letti perché salteremo la notte successiva, come spiegherò.
38ª tappa?


Metto il punto interrogativo perché non so se poterla definire così. Oggi è sabato ma l’aereo parte alle 5.30 della mattina di domenica e l’ultimo bus per l’aeroporto a lavacolta arriva lì alle 10.30, molto presto, quindi dobbiamo comunque passare la notte sulle panchine dell’aeroporto. Ci inventiamo pertanto una ulteriore tappa, di pomeriggio, a piedi e con lo zaino, da Santiago all’aeroporto per altri 15 km, fra l’altro in buona parte in salita. Questa scelta rende però più movimentata una giornata che, passata tutta a Santiago, sarebbe stata anche molto noiosa.
A colazione troviamo Marta e Silvia, che avevamo trovato lungo il cammino una settimana prima e ci intratteniamo con loro una bel po’ per raccontarci l’esperienza dei rispettivi cammini. Dopo pranzo andiamo a recuperare lo zaino lasciato per 2€ in un negozio. E, alle 15.30, ci incamminiamo per la città lungo il camino frances al contrario. Diversamente dalle aspettative troviamo pochi pellegrini in arrivo in città, anzi pochissimi. Saliamo lentamente verso il colle di Monte do Gozo, 5 km dalla partenza, dove, in mezzo al grande parco, c’è il grande alberghe municipal, in realtà semi-vuoto. Ci accomodiamo al bar che fornisce anche cena. Guardiamo in un maxi schermo la partita degli europei di calcio fra Italia e Svizzera. Tanti strapagati calciatori della nostra nazionale, corricchiando indifferenti, fanno una pessima figura contro una decisamente migliore nazionale elvetica.
Al termine della partita ci incamminiamo, per strade deserte, verso l’aeroporto dove arriviamo alle ore 22.00, dopo aver fatto gli ultimi 15km per un totale di 978. Il cammino è finito, il cammino continua. Al prossimo…


