Cammino del Nord di Santiago: da Irun a Pobena

Camminare i cammini. Un diario di viaggio di Alfredo Vellutini.

Il genere homo, da quando è sceso dagli alberi, milioni di anni fa, ha iniziato a correre e camminare, evolvendosi con caratteristiche uniche in tutto il regno animale. Siamo l’unica specie ad avere il tendine di achille, che rende stabile la deambulazione. Inoltre non abbiamo bisogno di respirare ad ogni passo e espelliamo calore tramite pori che abbiamo in tutto il corpo, a differenza di altri mammiferi che lo fanno con l’apertura della bocca. Siamo in definitiva una perfetta macchina di locomozione.

La società moderna, tramite mezzi di trasporto meccanici, ci ha resi più sedentari e maldisposti alla fatica di spostarsi con le proprie gambe. Negli ultimi vent’anni sempre più persone hanno però deciso di passare del tempo di svago camminando. E in molti Stati hanno di conseguenza strutturato cammini antichi o più recenti per soddisfare i bisogni dei camminatori del ventunesimo secolo. Ancora oggi però questa tendenza, pur crescente, rimane di nicchia, per cui quando dico di andare a fare un cammino, tanti chilometri e fatica, molti mi guardano senza capire. A chi mi chiede perché lo faccio potrei ripetere alcuni versi del grande poeta spagnolo Antonio Machado:

“Viaggiatore, sono tue le orme
il cammino e niente più
Viaggiatore, non c’è cammino
si fa il cammino camminando…
e volgendo lo sguardo indietro
si vede il sentiero che mai
dovrai tornare a calpestare”.

Può sembrare strano ma io faccio i cammini perché camminare mi rilassa. Mi fa vedere posti nuovi con occhi diversi rispetto a chi arriva in un posto in auto. Un altro elemento unico dei cammini è la socialità, che vivi durante la giornata. E, in particolare, la sera quando ti ritrovi, nel fine tappa, con altri camminatori già conosciuti durante il percorso.

Il cammino del Nord di Santiago

Quest’anno ho deciso, con un mio amico, di percorrere il Camino del Norte de Santiago. Rispetto agli altri cammini di Santiago ha maggiori dislivelli, alcuni sentieri molto disagevoli per il fondo (anche lungo spiagge), il tempo più incerto per i venti oceanici, visto che per buona parte è costiero o comunque si cammina a pochi chilometri dalla costa. Per questi motivi è molto meno frequentato del Camino Frances, il più famoso, che parte da San Jean Pied de Port o da Somport, entrambi in Francia. Il cammino attraversa 4 comunità: Paesi Baschi (Euskadi), Cantabria, Asturie e Galizia. Abbiamo deciso di arrivare anche sulla costa atlantica a ovest, raggiungendo prima Muxia poi Fisterra. In tutto dovremmo raggiungere circa 940 km, più ovviamente le camminate nei posti tappa quando c’è qualcosa di interessante da vedere.

Euskadi

L’Euskadi è una terra antica, con un popolo fieramente autonomista, con una lingua non indo-europea che non ha riscontri in Europa, salvo l’estinta lingua Aquitana. È un territorio aspro quanto bello, con dislivelli elevati anche per un esperto camminatore. Siamo arrivati ad Irun, dove è l’aeroporto di San Sebastian, dove parte il camino del nord. Scesi dall’aereo il pomeriggio del 22/5 ci siamo incamminati verso il paese a piedi, solo due km, per alloggiare al ben organizzato albergue municipal. La sera siamo circa 40 camminatori da tutto il mondo. Cispadani siamo solo io e Marco, molti lombardi, foltissima la rappresentanza sud coreana perché un film sul cammino, “My Way”, ha fatto il pienone ai loro cinema. Poi americani, belgi, francesi e tedeschi formano la maggioranza dei presenti.

La prima tappa, con arrivo a San Sebastian è di 27 km ma molto dura per i dislivelli ripidi e su terreno fangoso per le abbondanti piogge. Al termine della tappa abbiamo superato 750 metri di ascesa e più di 900 di discesa. Di particolare nella tappa il Santuario della Madonna di Guadalupe, le colline di un verde intenso, animali al pascolo, l’oceano spumeggiante. Fare un cammino lo merita solo per vivere queste emozioni immerso nella natura di cui, sembra, fai parte. O almeno ti illudi di esserne parte, almeno in quei momenti.

Arrivati a Pasaje dobbiamo prendere una barca per superare un fiordo. Arrivati a San Sebastian (Donostia), capoluogo di Regione, con i suoi magnifici palazzi e i risplendenti bar con tavolate di tapas e bocadillos che qui, con lo stecchino infilato, chiamano pintxos (pinchos in castigliano). Arriviamo stanchi all’albergue iuvenil, per cui, anche se il cammino si fa camminando, la doccia rinfrescante e il meritato riposo sono il giusto premio per ritemprare il fisico. E, come sintetizza Primo Levi nella poesia l’approdo:

“Felice l’uomo che ha raggiunto il porto,
Che lascia dietro di sè mari e tempeste,
I cui sogni sono morti o mai nati,
E siede a bere all’osteria di Brema,
Presso al camino, ed ha buona pace.
Felice l’uomo come una fiamma spenta,
Felice l’uomo come sabbia d’estuario,
Che ha deposto il carico e si è tersa la fronte,
E riposa al margine del cammino.
Non teme né spera né aspetta,
Ma guarda fisso il sole che tramonta”.

Al termine della prima tappa abbiamo già conosciuto 5 lombardi, una coppia e una signora di Bergamo e due amici comasco-varesini. La comunanza nel provare il piacere del cammino porta a interagire con gli altri camminatori. Con una semplicità che non c’è nella vita di tutti i giorni.

La seconda tappa ci porta nella patria del surf, Zarautz. Durante la tappa parliamo col ceco Peter dal passo troppo veloce per noi. Vediamo l’ermita di San Martin. Arriviamo a Orio con la bella chiesa/fortezza dedicata a San Nicola di Bari. Saliamo per un bel colle vista mare e, in alto, vediamo la bellissima spiaggia di Zarautz, con decine e decine di surfisti ad esercitarsi. A cena troviamo un ristorante che per 15€ propone menù de peregrino, con un primo, un secondo, postre (dolce), acqua o vino compreso.

La terza tappa ci porta a Deba. Partiamo alle 6.30 e facciamo colazione nell’unico posto aperto a quell’ora, una creperia. Uno dei problemi in Spagna è l’apertura tardiva dei bar per cui dobbiamo spesso comprare qualcosa la sera prima per fare una fredda colazione. Il primo paese che incontriamo è Getaria, con la statua dedicata al suo cittadino Juan Sebastian Elcano che fu il pilota del grande navigatore spagnolo Magellano. Lasciamo la costa e ci inerpichiamo per strade asfaltate senza traffico o sentieri molto fangosi, sempre con pendenze rilevanti. Superiamo la bella cittadina di Zumaia e subito dopo le pendenze, se possibile, aumentano. A Itziar ci fermiamo in un bar a gustarci dei pintxos.

La discesa verso Deba ha pendenze impressionanti. Con lo zaino da 9 kg circa, in discesa la pressione sulle ginocchia è molto forte. Per questo non dimentico mai di portarmi dietro, nei cammini, i bastoncini. Il paese di Deba ha la bella chiesa di Santa Maria la Real e torri medievali. L’alloggio è all’albergue municipal situato in un edificio della stazione del paese ma apre alle 16.00, per cui dobbiamo aspettare un bel po’ prima di entrare. A differenza degli hostels o degli alberghi, negli albergues il personale è spesso volontario per cui non possono garantire orari troppo prolungati. Questo è un problema per camminatori che arrivano presto e comunque, dovendo lavare gli indumenti quasi giornalmente, arrivando tardi non si asciugano. Negli ultimi tempi però, in molti tipi di alloggio, si trovano la lavadora e la secadora per rispondere meglio alle esigenze del camminante.

La quarta tappa, destinazione Markina, si svolge su saliscendi continui ma non duri come in precedenza. Lasciamo l’Atlantico per qualche giorno e ci immergiamo in un paesaggio simil appenninico o prealpino dove l’ allevamento sembra essere la principale attività. Incontriamo camminatori già conosciuti, attraversiamo paesini deserti (siamo partiti presto ed è domenica), alterniamo, sotto il cielo grigio, strade secondarie e sentieri fangosi come avverrà anche nel prosieguo del cammino.

Mi sovvengono le riflessioni del sociologo dell’università di Strasburgo, David le Breton, esperto camminatore e scrittore di due libri sul camminare. Sostiene che “i cammini sono una memoria incisa sulla terra, una traccia nelle nervature del suolo degli innumerevoli camminatori che nel tempo hanno frequentato i luoghi, una sorta di solidarietà fra gli uomini scolpita nel paesaggio…. Un camminatore segue sempre i passi dei suoi innumerevoli predecessori… Il cammino è una forma di comunicazione non solo nello spazio ma anche nel tempo”. Mi viene da confermare questo pensiero ricordando l’emozione provata nel passare sul basolato romano della Via degli Dei o della Francigena.

La quinta tappa, Markina-Gernika (la Guernica della guerra civile, immortalata dal quadro di Picasso che ne evoca la tragicità in modo esemplare. La sera prima a Markina, con amici del cammino avevamo gustato un menù del pellegrino con ottima zuppa di verdure, pescado del dia o calamaro nel suo inchiostro, con insalata e patatine, dolce a scelta come degno finale. Il tutto, tipico dei menù del pellegrino, a prezzi veramente bassi, dai 13 ai 18€.

Dopo 26 chilometri di cammino nel verde arriviamo a Guernica, Gernika in basco, che vide il massacro della popolazione, durante la guerra civile spagnola, provocata da un massiccio criminale bombardamento nazi fascista per testare i nuovi bombardieri Heinkel HE 111 e valutarne l’efficacia ai fini della futura guerra che Hitler già preparava contro le democrazie. Impressionanti le foto della città dopo i bombardamenti. Il tempo in questi primi giorni è fresco, uggioso, spesso piovoso. Siamo comunque attrezzati e consapevoli che l’oceano non permette un clima stabile.

La sesta tappa, con arrivo a Lezama, si svolge finalmente sotto il sole. Il cammino inizia passando, sempre a Gernika, vicino all’albero dove si svolgevano gli incontri del primo Parlamento basco. Il percorso, impregnato dall’acqua caduta i giorni precedenti, è molto impegnativo e qualche investimento in più, per renderlo percorribile anche in condizioni avverse, potrebbe essere fatto.

Durante il percorso scritte sui muri ci ricordano che, almeno parte dei baschi, si sente molto diverso dagli spagnoli. Alcune scritte sui muri evidenziano il problema dei membri dell’ETA, il gruppo sovversivo indipendentista basco, ancora in carcere, per cui viene invocata l’amnistia. In molte case dei paesi e città che attraversiamo, man mano che ci avviciniamo a Bilbao, sono esposte le bandiere dell’Atletico Bilbao, principale squadra basca nella Liga, che ammette solo giocatori baschi o che provengono dalle giovanili di squadre basche. L’alloggio presso un Hotel Rurale è bello ma caro. Per questa volta non c’erano alternative.

Abbiamo scelto di alloggiare a Lezama per potere fare la tappa più breve del cammino, la settima, di soli 10 km, per arrivare a Bilbao e poter visitare il Guggenheim, il famoso museo progettato da Frank Gehry, con volumi che si inseriscono l’uno nell’altro e che nell’insieme si ispira allo scafo di una nave. È tutto rivestito di lastre di titanio. Si inserisce perfettamente nell’ambiente cittadino e si integra con il maestoso ponte che attraversa il fiume Nervìon.

Il museo contiene opere di arte contemporanea, due Basquiat per esempio, installazioni di Richard Serra che vengono percorse con un effetto estraniante, mostre temporanee come quella intitolata “Vascular”, di Juan Crespo. La visita alla città ci mostra imponenti palazzi, vivaci calles solo pedonali piene di gente, larghi viali senza eccessivo traffico con larghissimi marciapiedi adatti al passeggiare e all’incontro. La visita alla città termina al mitico stadio dell’Atletico Bilbao, il San Mamès.

L’ottava tappa, destinazione Pobena, è l’ultima interamente in Euskadi. Sotto la solita pioggerella percorriamo per chilometri la passeggiata lungo il Nervìon. Sotto il poncho ripenso alle considerazioni di Le Breton sul camminare, una attività inutile come tutte quelle essenziali. Atto superfluo e gratuito che non porta a niente se non a se stessi. Non è mai subordinato ad un fine ma ad un’intenzione, quella di riprendere fiato, di ritrovare un po’ di leggerezza. La destinazione non è che un pretesto. Il viaggio, aggiungo io, è dentro te stesso.

Arriviamo a Portugalete dove ammiriamo il Puente Colgante, ponte sospeso che trasporta un vagone passeggeri, tipo teleferica, da una parte all’altra del fiume. Fu progettato con la collaborazione di Eiffel alla fine dell’800 ed è il più vecchio e alto d’Europa. Ha corse ogni 20 minuti ma noi troviamo più comodo l’attraversamento con barchetta ogni 5 minuti. Arriviamo in cima alla cittadina sopra dei buffi ma comodi tapis roulants e fuori dal paese entriamo in un percorso ciclopedonale per 10 chilometri.

Come evidenziato nella guida sul cammino, comprata in libreria ad Arezzo, per le strade e i sentieri del paese basco si incontrano tantissime persone che camminano o corrono, evidentemente abitudini popolari in tutte le fasce d’età e tutti, indistintamente, ti salutano per primi e ti augurano buen camino. Nella ciclopedonale un camminatore che incrociamo prova a dirci in inglese che ha le stesse scarpe di Marco. Dopo pochi secondi scopriamo che è di Lecco e si chiama Franco. Facciamo subito amicizia, che si rafforza col passare dei giorni, e ci fa diventare un trio. Anche questo è il cammino.

Sempre sotto la pioggia si arriva all’oceano, si attraversa un pezzo di spiaggia e arriviamo all’albergue di pellegrini di Pobena. In questi posti si trova la più varia umanità: chi cammina le ore zaino in spalla, sotto la pioggia, senza nessuna protezione e arriva zuppo (e tossisce tutta la notte), chi cammina con un cappotto e la tuta sotto, chi viaggia tranquillamente con i sandali incontrando tutti i tipi di terreno, esempio frequente in questi giorni i sentieri pieni di fango. E anche questo è il cammino. L’albergue, il peggiore incontrato in tutto il cammino, ha due water e due docce per più di 40 letti. Non capisco come possano tenerlo aperto! Dormiamo per l’ultima notte in Vizcaya (Biscaglia), che abbiamo percorso per quasi 200 km. Domani entriamo in Cantabria….

https://ecquologia.com/il-cammino-nel-tigullio-tra-monti-mare-borghi/

Redazione

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