Crediti di Carbonio: come valutarli rigorosamente?

I crediti di carbonio, molto in voga nell’Oil&Gas, sono strumenti validi, ma devono essere valutati in maniera più rigorosa. Approfondimento di Roberta Lombardi, Sustainability Manager & ESG Strategy Advisor.

Faccio outing anche su queste pagine, dopo averlo fatto direttamente durante Ecofuturo Festival 2024. Quando mi è stato proposto di moderare i panel sui crediti di carbonio, ero sinceramente scettica. I dubbi nascevano da scandali recenti nel settore e da una mia (e come è emerso, non solo mia), percezione del mercato dei crediti come uno strumento che permette alle aziende ben finanziate di “comprare” la propria sostenibilità ambientale, senza prima esaurire tutte le misure per ridurre concretamente le proprie emissioni. L’ennesima speculazione volta a ricostruirsi una sorta di “verginità ambientale” per chi si può permettere di comprare crediti e compensare le proprie emissioni nella propria reportistica di sostenibilità. La mia decisione di partecipare comunque è stata motivata proprio dalla volontà di contribuire con il mio scetticismo a una discussione costruttiva in grado di fugare questi dubbi. O magari confermarli definitivamente. Per fortuna non è stato così.

Due righe for dummies

I crediti di carbonio, che le aziende acquistano per bilanciare le emissioni di CO2 che non possono eliminare completamente, sono essenzialmente “buoni”. Ogni credito corrisponde a una tonnellata di CO2 non emessa grazie a progetti ambientali verificati, che possono essere di tipo naturale (NBS), come la riforestazione o la conservazione di ecosistemi, o tecnologico (TBS), come l’innovazione per migliorare l’efficienza energetica o per generare energia pulita. I crediti, una volta creati e certificati, vengono venduti sul mercato e le aziende che li acquistano li utilizzano per dichiarare di aver compensato determinate emissioni, contribuendo teoricamente alla riduzione delle emissioni globali. I fondi ricavati dalla vendita servono a finanziare ulteriori progetti di riduzione della CO2. Fine spiegone.

E torniamo ai panel di Ecofuturo

Primo tema, il convitato di pietra: lo “scandalo Verra”, ovvero le critiche rivolte ai crediti di carbonio certificati da Verra, uno dei maggiori enti certificatori globali. Le principali contestazioni si concentrano sull’efficacia e l’integrità dei progetti di forestazione, criticate per l’uso di “baselines” imprecisi o manipolati per calcolare i risparmi effettivi di carbonio. Questi metodi discutibili hanno portato ad accuse di “greenwashing”, minando la fiducia nei crediti di carbonio come strumento contro il cambiamento climatico. In risposta alle critiche, il CEO di Verra si è dimesso e l’organizzazione ha rivisto le sue metodologie, sospendendo alcuni progetti per ulteriori verifiche. Nonostante le riforme, il dibattito sulla validità dei crediti di carbonio e il loro impatto reale continua.

Secondo tema, l’atteso Registro pubblico dei crediti di carbonio generati su base volontaria dal settore agroforestale nazionale istituito presso il Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria (CREA). Lo scopo del Registro è dare valore alle pratiche agricole e forestali, sostenibili e aggiuntive rispetto a quelle prescritte dalle norme e già contabilizzate da ISPRA ai fini del raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione, in grado di aumentare la capacità di assorbimento del carbonio atmosferico. I crediti di carbonio generati dalle attività agricole e forestali saranno perciò utilizzabili nell’ambito di un mercato volontario nazionale.

Su questi due pilastri abbiamo costruito sia il primo panel dal titolo “Agricoltura Carbon Negative: Stoccare CO2 e Proteggere il Suolo” sia il secondo “Misure, Certificazione e Valorizzazione dei Crediti di Carbonio”.

Che cosa è emerso? Lo scandalo Verra è servito a prendere contromisure molto più severe:

  • i progetti di rimozione CO2 che per servono per la generazione di crediti hanno dei requisiti molto più stringenti, gli strumenti per la loro costruzione sono più oggettivi, la misurazione delle emissioni risparmiate è un tema centrale e per garantirne l’affidabilità si fa ricorso sempre più spesso alla tecnologia blockchain;
  • la parte relativa a registro sulla riforestazione è praticamente pronta e si sono inseriti una serie di salvaguardie per la tutela della biodiversità oltre che la reale rimozione di CO2;
  • le aziende che curano i progetti che portano alla generazione dei crediti hanno un approccio più olistico che copre tutte e tre le dimensioni ESG della sostenibilità;
  • il mercato di crediti che non rientra nella parte già regolamentata ovvero ETS (Emission Trading System) per le attività produttive grandemente inquinanti è auspicabile che sia inserito in un framework europeo regolatorio.

Particolarmente interessante è stato il contributo del CIB (Consorzio Italiano Biogas) che ha presentato il modello agronomico “Farming For Future”, ovvero come la protezione del suolo e l’incremento della fertilità attraverso lo stoccaggio di CO2 sotto forma di sostanza organica sia il fondamento di un sistema agronomico avanzato e sostenibile che permette agli agricoltori di incrementare i propri redditi… Continua a leggere gratis l’articolo su L’ECOFUTURO MAGAZINE

Redazione

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