Il sorpasso: la capacità solare cinese supera quella del carbone
Per la prima volta da quando esiste un’industria elettrica moderna, in Cina la capacità installata di energia solare ha superato quella delle centrali a carbone. Lo ha annunciato l’Amministrazione nazionale per l’energia (NEA, National Energy Administration), il regolatore energetico di Pechino, secondo cui a fine luglio 2026 la capacità fotovoltaica installata nel Paese ha raggiunto 1,286 miliardi di kilowatt (1.286 GW), contro i 1,285 miliardi di kilowatt (1.285 GW) del carbone.
Un margine ridottissimo — poco più di 1 GW — ma dall’enorme valore simbolico: come segnalato da pv magazine, il solare rappresenta ormai il 31,5% della capacità elettrica totale installata in Cina, un mix che comprende 704 GW di grandi impianti utility-scale e 582 GW di fotovoltaico distribuito. È la terza soglia superata in pochi anni: le rinnovabili nel loro complesso avevano già sorpassato il carbone in termini di capacità nel 2023, mentre eolico e solare messi insieme avevano superato il termico nel 2025.
Anche la produzione elettrica da fonte solare è cresciuta di pari passo: nei primi sette mesi del 2026 ha raggiunto 802,4 miliardi di chilowattora, +15,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, pari a circa un ottavo dell’elettricità generata nel Paese. La NEA parla di un ruolo “sempre più importante” del solare nel garantire la fornitura elettrica e accompagnare la transizione energetica.
Il carbone perde terreno (ma non sparisce)
Il sorpasso riguarda la capacità installata, non la produzione effettiva: le centrali a carbone restano oggi la principale fonte di elettricità realmente generata in Cina, semplicemente perché funzionano più ore all’anno rispetto agli impianti solari, che dipendono dall’irraggiamento. Ma anche sul fronte della produzione qualcosa si muove. Secondo i dati elaborati da Wood Mackenzie e ripresi dall’agenzia AFP, nel 2025 la generazione elettrica da carbone in Cina è calata dell’1,9%: il primo calo dal 2015 e, secondo alcuni analisti, la prima volta in assoluto in cui la produzione da carbone diminuisce mentre la domanda elettrica complessiva cresce (+5% nel 2025, pari a 494 TWh in più, interamente coperti da fonti a zero emissioni).
Il tasso di utilizzo degli impianti a carbone è sceso dal 60% del 2011 al 48,2% del 2025, e Wood Mackenzie prevede che scenda ulteriormente al 32% entro il 2035, con un numero crescente di centrali che passa dal ruolo di fornitore di carico di base a quello di riserva di flessibilità per bilanciare le fonti rinnovabili intermittenti: circa 600 GW di impianti a carbone sono già stati riconvertiti a questo scopo. Dati più recenti, relativi al primo semestre 2026, mostrano che il carbone è sceso per la prima volta sotto il 50% della produzione elettrica nazionale (49,7%), mentre le rinnovabili nel loro insieme hanno toccato il 41,2% della generazione totale, con eolico e solare che da soli forniscono quasi un quarto dell’elettricità del Paese.
Un 2025 da record per le installazioni
Il sorpasso di luglio 2026 arriva al termine di un anno straordinario per le rinnovabili cinesi. Secondo i dati diffusi dalla NEA e ripresi dal China Electricity Council, nel 2025 la Cina ha installato 315 GW di nuova capacità solare e 119 GW di eolico, entrambi record assoluti, per oltre l’80% di tutta la nuova capacità di generazione elettrica del Paese. A fine 2025 la capacità cumulata di solare ed eolico rappresentava già il 47,3% del totale installato; includendo anche idroelettrico e nucleare, le fonti non fossili pesavano per il 60,4% della capacità elettrica cinese, contro il 39,6% del termico.
Il ritmo delle nuove installazioni si è parzialmente rallentato nel 2026, dopo che a giugno 2025 Pechino ha sostituito le tariffe incentivanti garantite con un sistema di prezzi di mercato per eolico e solare: nei primi sette mesi del 2026 sono stati aggiunti “solo” 86 GW di nuovo solare, contro i 93 GW installati nel solo maggio 2025. Nonostante il rallentamento, gli investimenti nel settore dovrebbero superare i 2.000 miliardi di yuan (circa 298 miliardi di dollari) nei prossimi cinque anni, secondo quanto riportato da Bloomberg. Il piano quinquennale 2026-2030 punta inoltre a sviluppare modelli più diversificati di generazione solare, dai sistemi integrati fotovoltaico-accumulo agli impianti ibridi solare-termico, fino alla produzione di idrogeno da energia solare.
Come si posiziona l’Europa
Il confronto con l’Unione europea mette in evidenza il ritardo del Vecchio continente, dovuto anche a una transizione verso le rinnovabili avviata da Pechino con largo anticipo. Nel solo 2023, la Cina ha installato tra 180 e 230 GW di nuova capacità solare, contro i circa 56 GW complessivi installati in tutta l’Unione europea nello stesso anno, secondo i dati di SolarPower Europe — comunque un record per il continente, che ha portato la capacità solare cumulata dell’UE a 263 GW.
Diversi fattori spiegano il divario. Il controllo cinese sull’intera filiera produttiva del fotovoltaico — dai pannelli agli inverter, fino ai brevetti sulle tecnologie pulite — incide pesantemente su tempi e costi di installazione, che beneficiano anche di un costo del lavoro più basso. A questo si aggiunge una rete elettrica più efficiente nel gestire il mix di fonti rinnovabili, mentre quella europea, spesso definita “obsoleta”, fatica a tenere il passo: come segnalato da alcuni analisti, l’ibridazione delle reti — combinare più fonti sullo stesso punto di connessione — viene indicata come una delle soluzioni più immediate per superare i colli di bottiglia.
Le implicazioni di questo risultato
La Cina resta il primo emettitore mondiale di gas serra, ma si è impegnata a raggiungere il picco delle emissioni entro il 2030 e la neutralità carbonica entro il 2060. Il sorpasso del solare sul carbone in termini di capacità installata — insieme al primo calo della produzione da carbone in sei anni e a un primo semestre 2026 in cui il carbone è sceso sotto il 50% della generazione elettrica — non chiude la partita: il carbone continuerà a garantire una quota rilevante dell’elettricità realmente prodotta ancora per anni, soprattutto come riserva di flessibilità per bilanciare le fonti intermittenti. Ma la traiettoria della prima economia mondiale e primo mercato energetico del pianeta appare ormai tracciata verso un sistema elettrico sempre più dominato dalle rinnovabili: un percorso che l’Europa, pur avendo reso il solare la sua prima fonte elettrica nel 2025, osserva ancora a distanza.
Fonti: National Energy Administration (NEA), China Electricity Council, Wood Mackenzie, AFP, SolarPower Europe, pv magazine, Bloomberg/Energy Connects, Euronews.


