Auto “fantasma”: via libera alla rottamazione
Quattro milioni di “auto fantasma” potranno finalmente essere radiate e rottamate. Di queste, circa un milione sono vere e proprie carcasse destinate alla demolizione, che potranno essere rimosse liberando strade e terreni. Parte inoltre un nuovo database dedicato ai veicoli che non hanno effettuato le campagne di richiamo delle case automobilistiche e che rappresentano quindi un potenziale rischio per la sicurezza stradale.
Stop al limbo delle auto con fermo amministrativo
Dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale il 5 febbraio, è entrata in vigore il 20 febbraio la legge 14/2026, che modifica il decreto legislativo 209/2003 in materia di cancellazione dai pubblici registri dei veicoli fuori uso sottoposti a fermo amministrativo.
Fino a oggi, le auto con fermo amministrativo restavano di fatto “congelate”: inutilizzabili e impossibili da cancellare dal Pra o dagli altri registri pubblici. Il risultato è stato un progressivo accumulo di vetture abbandonate nelle città e su terreni privati o pubblici. In Italia si stimano circa 4 milioni di veicoli in questa condizione, di cui 1 milione ormai ridotti a carcasse.
La nuova legge introduce un cambiamento significativo: consente ai proprietari, ma anche a Comuni ed enti locali, di chiedere la radiazione (cancellazione dai registri) e la rottamazione (demolizione fisica) dei mezzi sottoposti a fermo.
Per i proprietari si tratta di un alleggerimento importante: finora erano tenuti a pagare il bollo e, fino al 2024, anche l’assicurazione, pur non potendo utilizzare l’auto. Ora potranno liberarsene e interrompere questi costi. Restano però due conseguenze: non si potrà accedere a incentivi pubblici per l’acquisto di un nuovo veicolo e il debito che ha generato il fermo non verrà cancellato.
I Comuni, dal canto loro, avranno strumenti più efficaci per rimuovere i veicoli abbandonati o pericolosi, migliorando il decoro urbano e la sicurezza.
Un problema anche ambientale e sanitario
La questione non è solo amministrativa. Le auto ferme e lasciate all’aperto costituiscono un rischio ambientale concreto. Con il tempo rilasciano nel suolo e nelle acque oli esausti, carburanti residui, metalli pesanti, acidi delle batterie e altre sostanze nocive. Il deterioramento dei materiali favorisce inoltre la dispersione di microplastiche.
C’è poi il rischio di incendi, accidentali o dolosi, che possono sprigionare emissioni altamente tossiche, tra cui particolato fine e composti dannosi per la salute respiratoria. Le conseguenze si fanno sentire soprattutto nei contesti urbani più densamente popolati.
Il fenomeno dei cosiddetti missing vehicles non riguarda solo l’Italia: in Europa comporta costi economici elevati, legati alla mancata demolizione controllata, al mancato recupero di materiali e alla gestione dei danni ambientali. L’impatto si misura in miliardi di euro ogni anno.
La rimozione delle auto fantasma rappresenta quindi non solo una semplificazione burocratica, ma un intervento con benefici ambientali, sanitari ed economici.
Il nuovo database sui richiami non effettuati
La seconda novità riguarda la sicurezza stradale. Con decreto del direttore generale della Motorizzazione civile è stato istituito l’elenco telematico previsto dall’articolo 80 bis del nuovo Codice della strada.
Le case automobilistiche dovranno inserire nel database i dati delle vetture che, a distanza di 24 mesi dall’avvio di una campagna di richiamo, non siano state portate in officina per gli interventi correttivi richiesti.
L’elenco sarà consultabile dai cittadini tramite il Portale dell’automobilista o attraverso un’app dedicata.
Si tratta di uno strumento importante: con veicoli sempre più tecnologici e complessi, i richiami sono in aumento, ma spesso le comunicazioni non raggiungono in modo efficace tutti i proprietari. Di conseguenza, migliaia di automobilisti possono circolare inconsapevolmente con auto potenzialmente pericolose.
Grazie al nuovo database, cittadini e forze di polizia potranno verificare se un veicolo non è stato sottoposto agli interventi obbligatori. Sono previste sanzioni significative: fino a 60.000 euro per i costruttori per ogni misura non adottata e 173 euro per i proprietari che circolano con un’auto inserita nell’elenco.
Due misure diverse, ma con un obiettivo comune: migliorare sicurezza, legalità e qualità dell’ambiente in cui viviamo.
LEGGI ANCHE: Auto elettriche: meno emissioni anche dai freni
Foto di ben frost


