Rischi catastrofali in Italia: la mappa delle regioni più vulnerabili

 Rischi catastrofali in Italia: la mappa delle regioni più vulnerabili

Terremoti, alluvioni e tempeste: i rischi catastrofali costano all’Italia 7 miliardi di euro l’anno. Il nuovo Natural Risk Index mappa le regioni più vulnerabili.

Il conto dei disastri naturali: l’Italia paga 7 miliardi di euro ogni anno

Terremoti, alluvioni, grandinate, trombe d’aria: quello che fino a pochi anni fa veniva definito “eccezionale” è diventato routine. E il conto che il nostro Paese paga ogni anno per i rischi catastrofali naturali ha ormai raggiunto una cifra che lascia poco spazio all’equivoco: 7 miliardi di euro annui di costo medio atteso, con 41 milioni di unità immobiliari potenzialmente esposte su tutto il territorio nazionale.

A fotografare questa realtà con numeri inediti è il Natural Risk Index (NRI), presentato il 21 aprile 2026 a Roma in occasione della prima edizione del Natural Risk Forum, il Think Tank promosso da Unipol con la collaborazione di Gallagher Re, tra le più importanti società di riassicurazione a livello mondiale.


Cos’è il Natural Risk Index e perché cambia il modo di leggere il rischio

Il Natural Risk Index non è l’ennesima mappa del rischio sismico o idrogeologico. È qualcosa di più: un indicatore che integra tre dimensioni del rischio che spesso vengono valutate separatamente.

  • Pericolosità: la probabilità che un evento catastrofale si verifichi in un’area specifica
  • Esposizione: il valore economico di edifici, imprese e infrastrutture presenti sul territorio
  • Vulnerabilità: quanto quegli edifici e quelle attività siano effettivamente predisposti a subire danni

L’analisi è stata condotta ad alta risoluzione geografica — a livello di codice postale — integrando dati di ISTAT, MEF, Statistiche Catastali e la distribuzione delle esposizioni assicurate del portafoglio Gallagher Re. Il risultato è una mappa dell’impatto economico reale delle catastrofi naturali su imprese, abitazioni ed edifici pubblici italiani.


41 milioni di immobili esposti: cosa dice la mappa

Il primo dato che emerge dalla ricerca è di per sé imponente: in Italia sono 41 milioni le unità immobiliari potenzialmente esposte a terremoti, alluvioni e tempeste convettive. Le province con la maggiore concentrazione di beni esposti sono Roma, Milano e Napoli — le tre aree metropolitane più densamente abitate e produttive del Paese.

Ma la dimensione più significativa è quella economica: il valore di ricostruzione complessivo di questi immobili — che include strutture, contenuti, macchinari, merci e perdite da interruzione delle attività produttive — è stimato in 14.400 miliardi di euro, pari a circa sette volte il PIL nazionale.


Le regioni più a rischio: Nord produttivo e Sud fragile

I risultati del Natural Risk Index rivelano una doppia vulnerabilità territoriale, con dinamiche molto diverse tra loro.

Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto guidano la classifica del NRI complessivo. Il rischio qui è trainato dalla combinazione tra pericolosità naturale e altissima concentrazione di valore economico: fabbriche, magazzini, abitazioni, uffici. Un singolo evento alluvionale in Pianura Padana può causare danni enormi proprio perché colpisce un territorio ad altissima densità produttiva.

Calabria, Emilia-Romagna e Umbria si posizionano invece in testa alla classifica del danno atteso per abitante — un indicatore che misura quanto pesa il rischio sulla singola persona, al netto della ricchezza complessiva del territorio. In coda a questa graduatoria troviamo Valle d’Aosta, Puglia e Sardegna.

Il costo medio atteso per abitante si colloca generalmente tra i 100 e i 200 euro l’anno, ma varia in modo significativo da regione a regione a seconda della combinazione tra tipo di rischio prevalente e densità edilizia.


Alluvioni e tempeste convettive: i danni maggiori degli ultimi 12 anni

Guardando al passato recente, i dati parlano chiaro. Negli ultimi 12 anni, terremoti, alluvioni e tempeste convettive hanno generato in Italia oltre 100 miliardi di euro di danni complessivi. La quota maggiore è attribuibile alle alluvioni (44,8 miliardi), seguite dalle tempeste convettive — grandinate, raffiche di vento, trombe d’aria tipiche delle giornate caldo-umide — con 36,4 miliardi.

Dati che acquistano ancora più peso se letti alla luce delle proiezioni climatiche: la frequenza e l’intensità di questi eventi sono destinate ad aumentare, non a diminuire.


Il Protection Gap: il 79% dei danni non è coperto da assicurazione

Uno dei risultati più preoccupanti della ricerca riguarda il cosiddetto Protection Gap: la percentuale di danni che, in caso di catastrofe, non risulta coperta da polizze assicurative.

In Italia questo valore è del 79%: significa che su ogni 100 euro di danno potenziale, solo 21 sono assicurati. Il restante 79% ricade direttamente su cittadini, imprenditori e — inevitabilmente — sullo Stato, attraverso fondi di emergenza, piani di ricostruzione e risorse pubbliche straordinarie.

La situazione varia da regione a regione: il Trentino-Alto Adige è la realtà con la copertura relativa più alta (Protection Gap al 72%), mentre la Calabria tocca il valore più critico, con il 93% dei danni non coperto.


Prevenzione, dati e partenariato pubblico-privato: la strada da percorrere

Il Natural Risk Forum non si è limitato a presentare numeri. Ha provato a indicare una direzione.

“Il Natural Risk Index vuole essere un contributo per migliorare il modo in cui leggiamo e affrontiamo il rischio catastrofale nel nostro Paese”, ha dichiarato Enrico San Pietro, Group Insurance General Manager di Unipol. “È evidente l’urgenza di un approccio sistemico, fondato sulla riduzione strutturale del rischio nelle aree più vulnerabili, su una maggiore diffusione delle coperture assicurative e su politiche di prevenzione basate su dati e analisi avanzate.”

Luigi Ferrara, Capo Dipartimento Casa Italia della Presidenza del Consiglio dei Ministri, ha sottolineato come “comprendere a fondo le vulnerabilità del territorio e tradurre questa conoscenza in azioni concrete di prevenzione, mitigazione e adattamento sia oggi una priorità non più rinviabile.”

La governance del rischio catastrofale, insomma, non può più essere affidata solo all’emergenza. Richiede pianificazione, dati, cooperazione tra pubblico e privato — e la consapevolezza che i costi dell’inazione sono molto più alti di quelli della prevenzione.

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Fonte: Natural Risk Forum, prima edizione — Roma, 21 aprile 2026. Natural Risk Index elaborato con i modelli catastrofali di Gallagher Re.

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Redazione

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