Le Rinnovabili a 5 Stelle (ri)trovano la Sardegna?
La cronaca dell’incontro tra una rappresentanza dei 120 scienziati e attivisti ecologisti firmatari della lettera aperta ai leader del Campo largo e i vertici dei 5 Stelle: il presidente Giuseppe Conte, la presidente della Regione Sardegna Alessandra Todde e il vicepresidente della Camera Sergio Costa, insieme a numerosi esperti e parlamentari del Movimento.
Una sala incontri con moltissimi deputati è quella che, dopo mesi di richieste andate a vuoto, il Movimento 5 Stelle ha messo a disposizione dei rappresentanti del gruppo dei 120 firmatari della lettera al Campo largo, per accelerare la svolta rinnovabile sia nei programmi delle forze politiche stesse sia nell’azione concreta delle Regioni da loro governate, che, paradossalmente, sono in grave ritardo rispetto al target 2030 per l’installazione di nuovi impianti da energia rinnovabile.
Numerose le parlamentari e i parlamentari presenti, a partire dall’amica di Ecofuturo Patty L’Abbate, insieme a diversi esperti legislativi. Ma la sorpresa maggiore è stata la presenza della presidente della Sardegna Alessandra Todde, arrivata appositamente per incontrare il gruppo. Tra i firmatari presenti c’eravamo anche noi, Fabio Roggiolani ed Elena Pagliai, autori di questo articolo.
La riunione inizia con un ritardo di circa mezz’ora, servito a calibrare i suoni tra gli interlocutori pentastellati. Apre i lavori Mauro Romanelli di Ecolobby, esponendo le buone ragioni che ci hanno spinto a chiedere l’incontro, con numeri e scenari che dimostrano inequivocabilmente il ritardo accumulato proprio da chi riconosce, almeno in termini teorici, la gravità della crisi ecologica e la terribile urgenza di cambiare.
Insieme a Francesco Ferrante di Kyoto Club e al professor Marino Mazzon di Energia per l’Italia, collegato da remoto, ha esplicitato che per la transizione servono tutte le energie rinnovabili e che fotovoltaico ed eolico devono essere entrambi presenti nel mix, per rendere le rinnovabili intermittenti più capaci di garantire continuità. Se piove e tira vento, se è notte o il cielo è coperto, l’eolico può produrre sostituendosi al fotovoltaico.
Romanelli ha inoltre sottolineato che gli impianti grandi, o utility scale, sono assolutamente necessari perché sono i più efficienti e meno costosi. Non è quindi possibile pensare di installarli esclusivamente in aree già occupate, come proposto nel programma di Nova.
La prima risposta su questo punto è stata chiara da parte di Conte: evidentemente, a quella proposta mancava un “ove possibile”. E così è stato smarcato il primo inciampo nel dialogo.
Romanelli ha poi ricordato come la stragrande maggioranza dell’opinione pubblica sia favorevole alle rinnovabili e che i comitati contrari rappresentino soltanto una minoranza molto rumorosa, anche grazie al sostegno dei “giornaloni” imbottiti di pubblicità fossile. Non rappresentano la maggioranza neppure nei piccoli Comuni, spesso direttamente interessati all’installazione di grandi impianti rinnovabili.
«Va inoltre chiarito che tutti gli studi indicano che pale eoliche, fotovoltaico e altre rinnovabili non creano alcuna flessione turistica nei territori interessati», ha proseguito Mauro Romanelli. Francesco Ferrante ha quindi posto l’accento sul valore sociale ed economico delle rinnovabili, con particolare riferimento proprio a quei territori che un documento del governo ha definito in declino non rimediabile.
Il professor Giorgio Querzoli e il professor Gianni De Muru, arrivati dalla Sardegna, hanno raccontato il disagio e i ritardi della giunta Todde, evidenziando i danni delle moratorie anti-rinnovabili reiterate e, per di più, la volontà di far realizzare una nuova rete del gas, in assoluta controtendenza con quanto avviene nel resto d’Europa.
Fabio Roggiolani ha chiesto come sia possibile che ci sia un Movimento 5 Stelle che a Civitavecchia vuole e si batte per ottenere 500 MW di eolico offshore e in Sardegna, invece, ci si opponga. Oppure, come mai non si sostenga il repowering delle pale esistenti a terra, consentendone la sostituzione con quelle che producono fino a 14 volte più energia delle precedenti. E ancora: per quale motivo non si sostengano l’agrivoltaico e il fotovoltaico flottante, capaci rispettivamente di proteggere le colture dalle ondate di calore estive e gli invasi dall’evaporazione che li svuota prima ancora che possano fornire acqua.
Elena Pagliai ha sollevato la questione di una comunicazione che appare anti-rinnovabili e di come abitanti e imprese potrebbero ottenere benefici immediati. Come rete di Ecofuturo, infatti, abbiamo toccato con mano la disponibilità dei proprietari dei grandi impianti non solo a riconoscere ai Comuni le compensazioni dovute, ma anche a fornire energia agli abitanti e alle imprese locali a prezzo di costo. È il cosiddetto “lodo 5 cent”, divenuto abbastanza famoso con il regalo delle monetine fatto a Patuanelli, Bonelli ed Elly Schlein nel confronto di apertura dell’Ecofuturo Festival 2026.
Alessandro Gianni di Greenpeace e Angelo Consoli hanno quindi rafforzato le ragioni dei 120 presenti, portando ulteriori argomenti a sostegno della necessità di accelerare la transizione rinnovabile.
Poi ha parlato Giuseppe Conte, affrontando quello che era il nodo principale della discussione: la proposta, sempre uscita da NOVA, del dimezzamento dell’IVA sui carburanti fossili.
Conte l’ha definita «sintomo di un disagio», precisando che non la applicherebbe se fosse presidente del Consiglio. Una cosa diversa, ha spiegato, dalle misure emergenziali di riduzione temporanea delle accise in momenti di grave crisi, come peraltro sta avvenendo anche in questo momento.
Su questa questione anche noi di Ecofuturo abbiamo pubblicato post sulla nostra pagina e articoli allineati alle posizioni del gruppo dei 120. Per questo ci siamo sentiti sollevati, perché la falla era davvero enorme per un partito che vuole guidare la transizione ecologica. Non perché amiamo l’IVA, naturalmente! Ma perché sarebbe molto meglio ridurla per acquistare biciclette, veicoli elettrici e soluzioni green, piuttosto che continuare con riduzioni dei costi che, alla fine, rischiano di danneggiare proprio chi ne beneficia. Basti pensare alla protesta degli agricoltori che, anche a causa del prezzo dimezzato del gasolio, sono rimasti ancorati al fossile e oggi, con l’aumento dei prezzi, ne vengono travolti.
All’interno del gruppo dei 120 prevale la contrarietà anche alla riduzione temporanea delle accise. Su questo punto, invece, Ecofuturo ha una posizione diversa: siamo favorevoli a una misura emergenziale, purché sia temporanea e destinata esclusivamente alle fasce più deboli della popolazione.
Giuseppe Conte ha poi passato la parola ad Alessandra Todde, che, a sorpresa di tutti, ha indossato un “abito rinnovabile” che non le avevamo mai visto addosso in questi due anni di legislatura, se non nelle ottime leggi sulle CER e in altri atti per l’autoconsumo diffuso locale.
La presidente della Sardegna si è dichiarata favorevole all’eolico offshore, precisando di non aver mai preso posizione contro questa tecnologia, e determinata a promuovere il fotovoltaico flottante sui bacini. Ha inoltre ribadito la volontà di diffondere l’agrivoltaico, potenziare l’idroelettrico e favorire la nascita di impianti geotermici, fornendo anche alcuni numeri sui quali ci siamo riservati di tornare perché non corrispondevano ai nostri.
Sul metano ha infine chiarito che lei e la sua giunta non intendono realizzare nuove reti del gas, pur mantenendo una disponibilità agli stoccaggi di GNL qualora fosse davvero necessaria una centrale turbogas in sostituzione delle centrali a carbone in fase di chiusura.
Sulla sua narrazione dell’1% del territorio sardo come area idonea è intervenuto Roggiolani, ribadendo, come aveva fatto poco prima anche il professor Marco Bella, che l’1% potrebbe andare bene se fossimo nel deserto del Sahara, ma che in un territorio normale significa, se va bene, lo 0,1%. Ha quindi chiesto di sgombrare il campo da questo numero, che fa inorridire qualsiasi persona minimamente esperta di energie rinnovabili.
Roggiolani ha inoltre chiesto di eliminare il limite all’agrivoltaico per singola azienda: se vogliamo davvero proteggere le colture, non possono esserci limiti se non quello rappresentato dal reale e duraturo mantenimento, e possibilmente dalla crescita, della produzione agricola sotto la copertura parziale dell’agrivoltaico.
Anche su questo, però, Todde non ha fatto muro, ma ha aperto al dialogo, lasciando piacevolmente sorpresi tutti noi. E, come abbiamo potuto verificare dagli scambi su WhatsApp, anche molti parlamentari pentastellati ecologisti, rimasti “orfani” di Gianni Girotto in questa legislatura.
Il colpo da maestro l’ha dato comunque il vicepresidente della Camera Sergio Costa, che ha proposto la creazione di un fondo di garanzia per TUTTI gli investimenti che abbattono i consumi energetici, fanno risparmiare energia e producono rinnovabili per imprese e cittadini. Un prestito sull’intero investimento, garantito dallo Stato, che renda bancabili tutti, cittadini e imprese del territorio, per realizzare impianti destinati all’autoconsumo e all’elettrificazione dei consumi oggi legati al gas, in ogni ambito.
Per rafforzare questa scelta, che noi da sempre riteniamo basilare per accelerare la transizione puntando non tanto sui contributi in conto capitale, quanto sul pagamento degli investimenti attraverso il risparmio reale in bolletta, eliminando quella del gas, abbiamo portato all’incontro una notizia che riteniamo fondamentale: tra le pompe di calore, che hanno già raggiunto i 130 °C e puntano ai 170 °C, e il biometano, non c’è più ragione di restare legati a un gas costosissimo e inquinante, che pesa come un macigno sulla nostra economia.
Le pompe di calore possono infatti sostituire il gas nel calore di processo, che rappresenta circa il 90% dei consumi di gas delle imprese italiane, mentre il biometano può intervenire sul restante 10% relativo alle lavorazioni ad altissima temperatura. Una prospettiva che ha trovato il consenso unanime di tutti i presenti.
Alla fine si è concordato di istituire un gruppo di confronto permanente, come già fatto con gli altri interlocutori del Campo largo, per rendere stabile una collaborazione capace di smuovere il macigno della mostruosa burocrazia e di portare questo sentiment nei territori, dove troppe volte i rappresentanti locali si lasciano abbindolare dal comitatismo del “solo no a prescindere”, pretendendo che un paesaggio nell’era rinnovabile resti perfettamente uguale a se stesso: magari tragicamente spoglio e abbandonato, ma non “infestato” di impianti.
Urgono anche provvedimenti importanti, ma, per renderli davvero efficaci e non aggiungere burocrazia a burocrazia, i 120 e il mondo che rappresentano si rendono disponibili a ogni forma di collaborazione, nel pieno rispetto dei ruoli politici.
Insomma, che dire? Una bella giornata, che avvicina il Campo largo a un programma di rivoluzione gentile: rinnovabile, sobria, giusta, equa ed efficiente, per il bene del Paese Italia e della nostra patria umana, la Terra.
Noi crediamo che sia vero e lavoreremo perché lo sia davvero.
Elena Pagliai e Fabio Roggiolani
Le dichiarazioni di Giuseppe Conte – GUARDA IL REEL
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