Rinnovabili come il fiore di loto, superano ostacoli e rinascono ogni giorno

 Rinnovabili come il fiore di loto, superano ostacoli e rinascono ogni giorno

L’industria delle rinnovabili continua a dimostrare una straordinaria resilienza. Articolo a cura di Averaldo Farri, director Green Innovation Division di Zucchetti Centro Sistemi.

La resilienza trova un potente simbolo nel fiore di loto. Ogni notte questo fiore sprofonda nell’acqua, ma al mattino riemerge intatto, puro, e bello come il giorno prima. Questo suo continuo scomparire e rinascere rappresenta forse meglio di qualsiasi definizione il vero significato della resilienza. Chi lavora nel settore delle energie rinnovabili somiglia molto al fiore di loto: deve affrontare ostacoli, incertezze e sfide quotidiane, ma trova sempre la forza di riemergere, investire, innovare e far crescere la propria impresa. Senza resilienza, non sarebbe possibile.

Eppure, è ormai un dato incontrovertibile. Il kilowattora prodotto da fonti rinnovabili è il più economico, il più democratico — perché ognuno può realizzare il proprio impianto — e il più sicuro e affidabile, visto che il Sole non risponde a logiche geopolitiche né dipende da alcun Paese esportatore. Nonostante ciò, l’industria delle rinnovabili ha vissuto da sempre sulle montagne russe. Dopo gli incentivi generosi dei primi tre Conti Energia, arrivò il famigerato decreto “ammazza rinnovabili” del 2011.

Con il Quinto Conto Energia del 2013, il governo Monti decretò di fatto la fine della stagione incentivante, aprendo un lungo periodo — durato sette-otto anni — in cui il mercato, pur con volumi modesti (tra i 400 e i 550 MW installati all’anno), riuscì comunque a mantenersi. Poi, nel 2022, è arrivata la grande ubriacatura del Superbonus, seguita oggi da un ritorno alla politica del taglio. Si sta riducendo ogni tipo di sostegno, fino a colpire persino la detrazione fiscale del 50%, ora portata al 36% per le seconde case.

La politica, con le rinnovabili, ha quasi sempre sbagliato: sia per eccesso che per difetto. E continua a farlo. Non c’è schieramento che si salvi. Basti ricordare lo “spalma incentivi” varato dal governo Renzi nel 2015 — che ha minato la fiducia degli investitori — o l’attuale moratoria sui nuovi impianti in Sardegna decisa dalla giunta Todde. Le rinnovabili sono state viste alternativamente come un’occasione per politiche economiche espansive — con incentivi talvolta generosi al punto da diventare fuori controllo — o, all’opposto, come un lusso da tagliare, punendo l’intero settore. Spesso si è confusa la spesa pubblica con l’investimento strategico.

Quante volte abbiamo sentito dire che abbiamo “buttato via miliardi” in incentivi? Qualcuno ha mai raccontato quanto abbiamo effettivamente ricavato da quegli investimenti? Qualcuno ha mai spiegato che la bolletta energetica italiana è passata da circa 66 miliardi di euro nel 2010 a circa 35 miliardi nel 2023, proprio grazie allo sviluppo delle rinnovabili? E vi hanno mai detto che oggi disponiamo di un’infrastruttura fotovoltaica capace di produrre, a costo zero, circa 36 terawattora l’anno, pari al 15% del fabbisogno elettrico nazionale?

L’Italia è ancora lontana dagli obiettivi concordati con l’Europa, ma l’industria delle rinnovabili continua a dimostrare una straordinaria resilienza. È un settore capace di portare sul mercato prodotti, innovazione, idee e soluzioni sempre più competitive. Al punto che, ormai, per le altre fonti diventa sempre più difficile reggere il confronto. Quale altra tecnologia energetica può vantare una riduzione dei costi dell’80% in appena quindici anni?… CONTINUA A LEGGERE GRATIS L’ARTICOLO SU L’ECOFUTURO MAGAZINE

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Image by Hong Zhang

Redazione

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