Resilienza per superare crisi climatiche, energetiche e sociali
La resilienza è la chiave per affrontare le crisi climatiche, ambientali, energetiche e sociali. Articolo a cura di Marco Benedetti, vicepresidente Ass. Chimica Verde Bionet, R&D manager Green Evolution.
La bioeconomia studia e applica l’equilibrio tra il valore del bene prelevato dal contesto naturale del Pianeta, il suo impiego produttivo e l’utilizzo dei residui derivanti da tale prelievo, trasformandoli in risorse utili per altre specie vegetali o animali (dunque non un vero e proprio “rifiuto a perdere”). Come disciplina sta emergendo nel dibattito politico quale modello di resilienza, spesso percepito come scomodo e indesiderato, contrapposto alla visione egoistica, miope e distruttiva della prevaricazione dell’uomo sulla Natura. Noi con gli altri, non sugli altri: questa è la base della bioeconomia.
La resilienza, per essere efficace, deve poggiare sulla consapevolezza. La bioeconomia rappresenta una risposta concreta: una consapevolezza individuale e collettiva, sorretta dall’analisi scientifica, capace di generare reazione, trasformazione e, infine, evoluzione. Da questa consapevolezza nasce lo sviluppo di norme: anche quando filtrate attraverso la mediazione politica – che è, a sua volta, l’ideale che si fa disciplina – esse non compromettono la volontà né dell’individuo né del gruppo consapevole. Nella vita quotidiana, questa volontà si traduce in una pratica condivisibile, e quindi in storia, sostanza dell’autentica democrazia.
Quando la democrazia viene corrotta dall’egoismo del singolo, che fa di tutto per impedire la crescita della consapevolezza altrui, ciò che resta è solo la prepotenza. In questi casi, èla resilienza consapevole la pietra su cui fondare una nuova ri-costruzione. Questa è la base della democrazia moderna. La fragilità della società odierna è mancanza di consapevolezza.
In Natura il meccanismo è diverso, forse perché è composta da elementi che non possiedono una coscienza come la intendiamo noi: non hanno una capacità deliberata, a priori, di scegliere di non agire per evitare di alterare un equilibrio. In Natura, è l’equilibrio stesso tra le varietà a svolgere questa funzione: a volte respinge il “prepotente” che tenta di inserirsi, semplicemente perché non è utile all’insieme. Al contrario, quando un nuovo elemento viene spontaneamente accolto, è perché rafforza la capacità di sopravvivenza del sistema e contribuisce a fortificare la biodiversità.
L’uomo, invece, nella sua evoluzione e nella condizione attuale prende ciò che gli serve, e spesso anche ciò che non gli serve, spinto dal solo interesse per un benessere egoistico e immediato. Lo fa ignorando o bypassando la comunità – quella naturale, da cui egli stesso proviene – circondato da un’umanità che si accontenta di raccogliere le briciole di un banchetto sottratto ad altri, o tenta di sostituirlo nel suo ruolo.
Spesso raccontiamo e ci identifichiamo nelle storie dei film, negli eroi solitari, nei vincenti, finendo per romanticizzare vite costruite sulla sconfitta di molti. Il dolore collettivo si dissolve dietro l’epica individuale. Abbiamo tifato per i “cowboy”, invasori di terre altrui, mentre i veri eroi silenziosi erano i popoli che, più di altri, avevano trovato un equilibrio autentico con la Natura, come gli indigeni del Nord America o dell’Amazzonia. Resilienti, non per scelta ideologica, ma per necessità. E, forse, proprio per questo, non meno felici di noi.
La Scienza ha avuto la forza di confermare ciò che la Natura da sempre mostra, ma questa verità ancora non è diventata Storia. Il Business è una costruzione umana: non esiste in Natura. È un’invenzione che lascia dietro di sé montagne di rifiuti e veleni artificiali, sostanze che la Natura non è in grado di riconoscere né trasformare in nuova vita, come invece fa con un albero caduto nel bosco o con la carcassa di un animale: nutrienti, non rifiuti. Siamo l’unica specie vivente sul Pianeta capace di farsi del male consapevolmente. La Resilienza non è più solo un’opportunità: è una necessità… CONTINUA A LEGGERE GRATIS L’ARTICOLO SU L’ECOFUTURO MAGAZINE – CLICCA QUI
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