Conversione ecologica: un dovere verso le generazioni future

 Conversione ecologica: un dovere verso le generazioni future

Invertire la rotta attraverso la conversione ecologica è un dovere verso le generazioni future. Articolo a cura di Marco Benedetti, vicepresidente Ass. Chimica Verde Bionet, R&D manager Green Evolution.

Chi si dovrebbe convertire al realismo non è la Chiesa Cattolica, che ha promosso il Giubileo della Speranza proprio perché esiste anche la coscienza, ma chi ha le redini della più grande (forse) democrazia del Pianeta, che dichiara guerra alla Scienza senza pronunciare mai da quale fonte arriva la sua sentenza, che a me pare abbia solo il denaro arrotolato in tasca.

La conversione ecologica è ormai un dovere, non un piacere, visto che per molti cittadini dei paesi più avanzati (ma non solo) lo spreco è la formula oggi più accettata e addirittura promossa, da chi dovrebbe invece preoccuparsi di dare un futuro ai propri con-cittadini, tutti ospiti di un grande condominio quale è la Terra perché in condivisione con altre creature viventi vegetali e animali. Lamentarsi non è l’ammonimento all’uomo del Papa appena scomparso, quanto piuttosto l’inazione, cioè la mancanza del mettersi in discussione. L’uso di strategie basate sull’evoluzione scientifica che includano l’uso dell’esperienza vissuta quale libero atto, dovrebbe essere la combinazione vincente, unitamente al senso della Storia e quindi alla Educazione Civica. In questo, oggi la Chiesa Cattolica col Giubileo sollecita a prendere atto di una opportunità.

I temi trattati da Papa Francesco e ora dal suo successore, sono Universali e riconoscibili fortunatamente da tanta gente che è però anche impaurita dalle nubi che oscurano il cielo come la Terza guerra mondiale a pezzi. La Natura è un mezzo non il fine e in quanto tale utile ad illuminare il cammino anche in piena notte. Purtroppo, il messaggio non è accettato (o arrivato) a tutti ancora.

La Bioeconomia, al centro di questa rubrica, usa la scienza perché un valore; è conoscenza che genera l’azione per non allontanarsi dall’equilibrio fisico e temporale tra creature viventi, siano essi vegetali, animali o beni come le risorse minerarie, che altrimenti porterà all’esaurimento e di conseguenza al ricorso della sopraffazione con l’illusione di sopravvivere. L’uomo non si deve sentire – perché non lo è – quel dominante che con la rivoluzione industriale e poi finanziaria ha messo al centro solo sé stesso. L’umanità è cresciuta dove il campo e il bestiame erano beni assoluti in cui la priorità era mantenerli vitali, parte della famiglia, oggetto di passione primordiale e non un oggetto di sfruttamento per ottenere soldi, illudendosi di comprare la felicità, ma semplici risorse vitali per la propria famiglia/comunità.

Il passaggio è avvenuto ponendo al centro l’economia e oggi la finanza, che rende schiava anche la politica. Quest’ultima se ha un significato è quello di lavorare per la comunità e non per i pochi che hanno costituito i gruppi di pressione che fanno gli interessi di pochi potentati. Un Pianeta ritenuto con risorse infinite è stato un errore politico prima ancora che tecnico e finanziario. Il realismo scientifico al contrario sarebbe la fonte di una felicità condivisa che è l’essenza della bellezza, che trasforma tutto in speranza e lotta per conquistarla. Nel cantico delle Creature quel «Laudato sii, o mi Signore» di Francesco è di fatto l’accettazione della armonia che includeva l’uomo tra gli elementi naturali.. Continua a leggere l’articolo gratis su L’ECOFUTURO MAGAZINE

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Redazione

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