Potenziale eolico nazionale: il nuovo studio ANEV-Elemens

E’ stato presentato nei giorni scorsi la nuova ricerca ANEV-Elemens su obiettivi e benefici dell’energia eolica in Italia al 2030 con il vento che potrebbe essere la seconda fonte energetica per ricadute economiche a livello nazionale con 3,5 miliardi di euro di valore aggiunto, 1,1 miliardi di gettito fiscale e 16.400 occupati previsti al 2030. (Foto di Sebastian Ganso da Pixabay)

Le rinnovate ambizione green della UE renderanno necessario per l’Italia la revisione al rialzo degli obiettivi 2030 su clima ed energia nazionali, con il ministro alla transizione ecologica, Roberto Cingolani, che ha annunciato che il nuovo PNIEC potrebbe venire alla luce prima della pausa estiva. Un contesto nel qualw il nuovo studio sul potenziale eolico nazionale di ANEV ed Elemens assume un ruolo veramente importante per la progressiva decarbonizzazione del nostro paese.

Il nuovo studio, dedicato al Green Deal e agli effetti sulle rinnovabili elettriche al 2030, evidenzia come l’energia eolica in Italia disponga ancora di ampi margini espansi. A livello comunitario, la nuova legge sul clima prevede la riduzione del 55% le emissioni di CO2 entro il 2030, con la Commissione Von Der Leyen sta lavorando per alzare a cascata anche le percentuali riguardanti le fonti rinnovabili e l’efficienza energetica.

Venendo ai contenuti dello studio, il target emissivo determinerà un incremento delle rinnovabili elettriche di più 54 TWh rispetto alla versione attuale del PNIEC, raggiungendo 241 TWh anziché 120 TWh, permettendoci così di coprire con l’energia pulita il 70% dei consumi energetici finali, con ben il 15% in più rispetto il vecchio Piano. Per l’energia eolica italiana un tale incremento si tradurrebbe in 55 TWh al 2030, corrispondenti a 13 TWh in più rispetto al PNIEC e 34 TWh in più rispetto al 2020.

ILç nuovo scenario tracciato da un ruolo anche all’eolico off-shore, ancora inespresso nel nostro paese, che sarebbe pari a 1,1 TWh, con ulteriori 9,6 GW arriverebbero dall’on-shore e circa 8,5 GW dal repowering degli impianti esistenti.

Nel documento spazio anche per altri numeri importanti per il futuro a medio termine, con l’eolico nazionale capace di generare importati ricadute economiche contribuendo con 3,5 miliardi di euro di valore aggiunto, dei quali 2,9 miliardi arriverebbero dai nuovi impianti e 1,8 miliardi dal repowering. In un tale contesto poi, entro la fine del decennio si avrebbe un gettito fiscale pari a 1,1 miliardi di euro e oltre 16mila occupati nel settore.

Sul nuovo studio il commento di Francesco Ferrante, Vice Presidente di Kyoto Club, secondo il quale “I numeri di Elemens sono l’ennesima conferma che dovremmo correre e invece siamo fermi. Bisognerebbe installare migliaia di megawatt per rispettare gli obiettivi che noi stessi ci siamo dati e invece ne facciamo solo qualche decina. Il DL Semplificazioni all’esame del Parlamento non sia l’ennesima occasione persa: non possiamo permettercelo. Si semplifichi davvero e nel rispetto del paesaggio e dell’ambiente si passi finalmente dalle parole ai fatti”. 

Sul nuovo studio anche il commento del Presidente dell’ANEV, Simone Togni, secondo il quale: È necessario rimuovere gli ostacoli che si frappongono tra chi ha gli strumenti per coadiuvare il raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione e gli obiettivi stessi. Negli anni il settore eolico ha spesso dovuto intraprendere battaglie legali per poter svolgere il proprio lavoro ed esprimere i propri benefici, con la conseguenza di vedere gli iter autorizzativi rallentati e dunque facendo perdere al Paese il ritorno economico, occupazionale e ambientale. Il Green Deal EU pone degli obiettivi chiari ed è necessario che il Governo faccia di tutto perché si possano raggiungere e non faccia perdere all’Italia la grande opportunità che l’energia eolica offre.

Qui il rapporto completo

La Redazione di Ecquologia

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