Ponte sullo Stretto: alcune precisazioni sulla faglia di Scilla Palmi
Stretto-di-Messina-NASA
Alcune precisazioni sulla faglia di Scilla Palmi. Approfondimento di Stefano Sylos Labini.
In occasione di un convegno organizzato dalla senatrice a vita Elena Cattaneo presso il Palazzo Giustiniani al Senato martedì 18 novembre 2025 dal titolo “Ponte sullo Stretto: confronto tecnico-scientifico su aspetti geologici e sicurezza del progetto”, è stata menzionata la faglia di Scilla – Palmi.
Il geologo dell’INGV Gianluca Valensise, prendendo spunto dal lavoro che avevo realizzato con il geomorfologo giapponese Takahiro Miyauchi all’inizio degli anni ’90 – Geochronology of Pleistocene marine terraces and regional tectonics in the Tyrrhenian coast of South Calabria, Italy. (Il Quaternario 7, 17-34, 1994) – ha affermato che si tratta “sostanzialmente di una frana” poiché questa faglia era stata classificata come una gravitational fault (dal minuto 48,40 della registrazione su radio radicale). Si tratta di un’affermazione che non corrisponde a ciò che avevamo segnalato in quel lavoro.
In particolare nella figura 1, la faglia di Scilla – Palmi era stata classificata come una faglia normale, mentre nel testo avevamo parlato di “collassi gravitativi locali parzialmente sovrapposti su faglie normali, generate originariamente dall’estensione regionale”. Dunque nell’interpretazione proposta avevamo sottolineato che la faglia di Scilla – Palmi è una faglia estensionale con una forte componente gravitativa e non certo una semplice frana, che naturalmente non può essere sismogenetica, ossia in grado di generare terremoti distruttivi.

Poi è stato criticato l’aggiornamento della faglia di Scilla Palmi – “un frego col pennarello rosso” – in cui non avevo fatto altro che tracciare con maggiore accuratezza la stessa faglia già segnalata con Takahiro Miyauchi nel lavoro pubblicato nel 1994.

Per fare questo mi sono basato su due carte batimetriche: sono evidenti le scarpate sottomarine e si può osservare la Fossa tettonica di Scilla.


Nella seconda figura si può vedere che la faglia di Scilla – Palmi si biforca in due segmenti evidenziati in rosso, arrivando ad intersecare il Ponte. Le indagini condotte finora dalla Società Stretto di Messina sono totalmente carenti a livello sottomarino: capisco che queste indagini siano più complicate e costose di quelle sulla terra emersa, ma sono indispensabili per avere il quadro completo sulla situazione sismotettonica dello Stretto di Messina.
Infine è stata stigmatizzata la mia intervista a Sapiens su Rai 3 del 27 settembre 2025 per l’assenza di pubblicazioni scientifiche in grado di sostenere che la faglia di Scilla – Palmi sia sismogenetica. Il fatto è che la stessa cartina mostrata nella presentazione del Dr. Valensise, dove viene riportato il lavoro del 1994 con Takahiro Miyauchi, smentisce questa tesi.

Come si può vedere, il sistema di faglia di Scilla – Palmi ha una lunghezza complessiva di circa 30 km. In letteratura una faglia di 30 km è associata ad un piano che può arrivare a 10/15 km di profondità ed è potenzialmente sismogenetica, cioè in grado di generare terremoti di magnitudo 7 che possono produrre dislocazioni del terreno dell’ordine del metro.
Si tratta di deformazioni permanenti/irreversibili ben diverse da quelle prodotte dal passaggio delle onde sismiche, dalle dilatazioni termiche e dal vento che sono deformazioni temporanee/reversibili di natura elastica: una volta che lo stress si è esaurito si ritorna nella situazione iniziale.
Per concludere, la faglia di Scilla – Palmi ha tutte le caratteristiche per essere considerata come una faglia estensionale con una forte componente gravitativa in grado di produrre terremoti distruttivi.
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