Mix energetico: il nucleare è davvero utile?

 Mix energetico: il nucleare è davvero utile?

Un “Mix energetico” tra nucleare e rinnovabili non è affatto più conveniente. Articolo di Marco Bella, ricercatore presso l’Università “Sapienza” di Roma.

“Sì alle rinnovabili, ma serve il nucleare per integrare”. “Nucleare e rinnovabili insieme costano meno, basta guardare i calcoli”. Quante volte avete sentito questa cosa?

Come hanno spiegato tanti scienziati, incluso il premio Nobel Giorgio Parisi, produrre energia elettrica con le rinnovabili è molto più economico e rapido rispetto al nucleare. La questione dell’intermittenza esiste, ma si può risolvere con gli accumuli (pompaggi idroelettrici e batterie di accumulo). Tutto questo ben prima che si riesca ad avviare un reattore nucleare in Italia, che a quel punto sarebbe “commercialmente inutile” perché antieconomico.

Al prof. Parisi ha risposto il prof. Zollino, prof. associato di Tecnica ed Economia dell’Energia e di Impianti Nucleari all’Università di Padova dal 2001. Per trasparenza verso i lettori, ricordiamo che è stato il presidente di Sogin S.p.A. ed è il responsabile energia di una forza politica (Azione), nonché più volte candidato con Calenda (Elezioni politiche 2022, Elezioni Europee 2024).

Il prof. Zollino ipotizza che integrare energie rinnovabili e nucleare potrebbe portare a un costo dell’energia nettamente minore se si analizzassero i costi dell’intero sistema.

Con l’amico e collega Luigi Moccia abbiamo deciso di analizzare in modo critico gli scenari proposti dal prof. Zollino su un suo recente articolo della rivista “Energia” e abbiamo visto che il presunto “minor costo del sistema integrato” deriva da ipotesi che purtroppo possiamo definire del tutto irrealistiche. L’articolo completo lo trovate su Qualenergia. Non parla delle problematiche correlate a rifiuti radioattivi, sicurezza e questioni geopolitiche, perché se in effetti il nucleare in Italia non è conveniente non è nemmeno necessario occuparsi di altro.

E soprattutto non vuole in nessun modo alimentare una polemica “Zollino contro Parisi”, perché di polemiche in Italia ce ne sono fin troppe. Visto che il nucleare lo pagheremmo tutti quello che servirebbe sarebbe un sereno dibattitto senza ideologie, basato sui fatti e numeri.

Nello specifico, il prof. Zollino e collaboratori confrontano al 2040 il costo di due sistemi “solo rinnovabili” con due in cui sono inclusi 10 GW e 25 GW di nucleare, non secondo il Lcoe, ma con un parametro introdotto da loro (Lcote). I loro risultati sono stati ottenuti tramite un software sviluppato presso l’Università di Padova (Comese).

I due scenari con 100% rinnovabili (100% Res Sun e 100% Res Wind) porterebbero a un costo livellizzato dell’energia rispettivamente di 146 e 144 euro a MWh, mentre includendo 10 GW di potenza nucleare il costo si ridurrebbe a 118 euro/MWh (circa il 20% più economica) e addirittura a 89 Euro/MWh (circa il 40% più economica) per quanto riguarda lo scenario con 25 GW di nucleare.

Tutto bellissimo, per carità. In nessun modo ci permettiamo di mettere in discussione i calcoli degli autori. Tuttavia, vediamo le premesse irrealistiche.

Il costo capitale del nucleare (CAPEX) dovrebbe ridursi nel tempo, in Europa da 6.600 dollari/kW (2023) a 5.100 dollari/kW già nel 2030, per poi arrivare a 4.500 dollari/kW nel 2050. Nella realtà tutti i reattori costruiti in tempi recenti hanno visto costi che sono saliti rispetto alle previsioni. Non appare realistico che in assenza di qualsiasi novità tecnologia all’improvviso questi costi possano ridursi. Tra l’altro, già il costo di 6.600 dollari/kW (al 2023) appare incredibilmente ottimistico rispetto ai costi reali.

Gli autori ipotizzano la costruzione in Italia di 10GW di nucleare al 2040 nel primo scenario e addirittura 25 GW nel secondo.

Riprendo dal nostro articolo: […] per esemplificare, consideriamo un reattore di III+ generazione che abbia la potenza di 1,6 GW; per raggiungere il target di 10 GW si tratterebbe di costruire sei nuovi reattori in tredici anni e mezzo, ammettendo che si possa partire domani. C’è già un paese europeo che ha deciso di costruire nuovo nucleare: la Francia. Per sostituire i propri reattori che andranno in pensione, la Francia ha lanciato nel 2023 un piano per la costruzione di sei reattori del tipo EPR2, per una potenza complessiva di quasi 10 GW. La Francia ha già una filiera nucleare ben avviata; seppure con difficoltà (12 anni di ritardo su 17 totali per il già citato Flamanville 3) e ha già deciso i siti in cui questi reattori saranno costruiti: sono tutti su centrali esistenti per sfruttarne le infrastrutture […]

[…] L’avvio del primo reattore è tuttavia previsto per il 2038 (dopo 15 anni) e il completamento del piano per il 2044, ipotizzando che non vi siano ritardi, mentre, per quanto riguarda i costi, nonostante il progetto sia ancora sulla carta, il budget ha già registrato un aumento del 58% in soli sei anni. Si badi bene, l’incremento del 58% del budget è al netto dell’inflazione. Tutto questo senza aver nemmeno posato la prima pietra. Può, realisticamente, un paese come il nostro, che dal 2010 non è ancora riuscito a trovare dove posizionare il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi, trovare i siti per ben sei reattori e completarli addirittura prima della Francia? […]

Lo scenario “25 GW”, cioè 15-16 reattori pronti in soli tredici anni, direi che non è utile nemmeno commentarlo.

Insomma, gli scenari del prof. Zollino e collaboratori sono anche interessanti, tuttavia si tratta di puro esercizio accademico senza purtroppo attinenza alla realtà.

Quando si guardano i dati oggettivamente, non c’è nessuna evidenza che “in Italia serva il nucleare” o che introdurre il nucleare in Italia sia effettivamente conveniente. Il problema reale è che l’attuale governo del nostro Paese sembra dare credito all’ipotesi “rinnovabili e nucleare costa meno di solo rinnovabili”. E soprattutto, il ministro Pichetto Fratin ha parlato proprio di una (presunta e ipotetica) riduzione delle bollette nel 2040 grazie al nucleare. Un caso?

Nel nostro Paese si rischia di sperperare notevoli risorse pubbliche inseguendo il miraggio nucleare, distraendoci da quello che funziona per davvero per ridurre le emissioni di CO2, le bollette ed aumentare la nostra indipendenza energetica dall’estero. Questa soluzione è installare prima possibile rinnovabili e sistemi di accumulo.

Sul fatto che servano le rinnovabili siamo (per fortuna) tutti d’accordo. Aggiungere il nucleare sembra, più che qualcosa di conveniente, una ben nota strategia di marketing: ti vendo quello che ti serve davvero e ci aggiungo qualcosa che della quale NON hai alcuna necessità. Ricordiamoci che nessun impianto nucleare nel mondo si costruisce senza il sostegno pubblico, cioè senza i soldi di cittadine e cittadini.

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Redazione

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